Angela Pia Polimeni

Mare

Tu osservatore silenzioso.
Movimento incessante, inconfondibile
da cui è facile farsi ammaliare.
Suono che rimbomba in testa
come il ritornello di una canzone.
Colore indecifrabile,
impossibile da descrivere davvero.
Profumo che ti porti dentro,
che nella concentrazione quasi dimentichi
ma che se lontano ti manca.
Tu spazio accogliente.
Tra le tue braccia grandi
si adagia il saluto del sole
mai uguale
che con il suo tepore fa scoprire
le sfumature di ogni dolore
la puntualità del tempo
la bellezza irrisolta.
Tu riparo per il tuo accompagnatore
e riparo per il mondo.
Cura senza controindicazioni
idonea ai silenzi troppo chiassosi
sopravvissuta ai racconti più aspri
e cupi della storia.
Tu saggezza assoluta senza tempo.
Luogo di dissolvenza dei miei guai,
guardandoti mi affiorano parole.
In te trovo la mia verità.
A te devo il respiro
e la mia necessaria dose di malinconia.ESSERE UMANO
Essere umano
non sono il primo.
Mi tormentano i miei perché
mi affascina la cura
e sono innamorato della dedizione.
Attraggo caos e disordine
i problemi si insidiano nelle mie giornate
e mi prosciugano
non sono il solo ad averne, lo so.
Essere umano
non sono il primo
non sono il solo.
Sono attratto da nuovi amori
però mi ingabbio nei ma e nei se della ragione.
Sono attento, a volte troppo e a volte troppo poco
mi incateno in strani pensieri e perdo i miei obiettivi.
A chieder scusa sono un fallito
è come voler parlare con un indifeso
ci vuole pazienza e tenacia.
Sono spesso selvaggio, torno alle origini
e perdo la mia grande occasione di arricchire il mondo.
Dissolvo i miei pensieri
li avvicino e li allontano come rondini incerte
li ascolto, ma non mi danno pace
li evito, ma non mi danno pace.
Essere umano
non sono il primo
non sono il solo
non sono l’ultimo.DISEGNAMI
Disegnami sulla mano
una stella grande
così da ricordarmi che per vivere
devo riuscire a compiere passi,
che i miei angeli custodi sono diversi.
Devo intercorrere tra i miei sentimenti,
abituarmi a raccontare
perché le storie mi fanno ancora molto male.
Mi servirebbe osservare l’orizzonte
per vedere che, in fondo,
sono abbastanza distante
da quella nebbia fitta che mi porto dentro.
Che è vero, il cielo è terso,
ma non lo sarà in eterno.
È vero, il cielo piange,
ma non rimarrò sporco di fango.
Perché ormai ad aiutare sono bravo,
ma davanti allo specchio dico:
«Prendimi per mano,
non sono mai stato un campione solitario».DISAMORE
La delusione negli occhi
è disamore penetrante;
è la tua non parola
che stordisce.
Il frutto di un gioco di follie,
un’attenzione ad osservare,
osservare e restare inermi.
È una gara a chi si fa più male.
È un duello in cui vince ancora la legge primordiale.
È una vita vissuta con lo sguardo altrove,
sognando ancora di cavalcare i mari
e di inseguire le stelle.A CIÒ CHE RESTA
Ai piedi infangati
Ai fiori appassiti
Ai silenzi troppo spesso sprecati
Al coraggio mancato
Alla lenta disperazione che invade
A chi si rifugia nel passato
Ai cuori nascosti
Agli avvincenti ritardi
A chi gioca con le nuvole per sentirsi vivo
Al colore delle emozioni
A chi consuma e non se ne cura
Alla simmetria dei corpi
Alla vita vissuta
A chi colleziona nuovi ricordi
Al fuoco intrappolato dentro
Ai battiti non concessi
Alla tua rabbia repressa
A chi disegna la sua storia
All’arte non dichiarata
A chi cerca la sua strada in un labirinto
Al bene mai dissipato
Alle timide mancanze
All’inquietudine più verace
All’alchimia degli sguardi
Al disinteresse affrettato
All’integrità di queste accortezze,
dei tuoi sogni,
della vita vera
e di ciò che ne resta.