Mauro Liggi
Senza titolo
La mia arma è quaderno
ogni mattina faccio l’appello
un “presente” manca sempre
ma io sorrido e combatto
armo per la battaglia i bambini
urlando più forte delle bombe
cantando sopra gli allarmi antiaerei
saper contare senza dita
scrivere con la bella grafia
disegnare l’ultimo sogno
imparare la nostra storia
inventare l’impossibile
che immaginare è il fucile più preciso
quando sento i loro stomaci brontolare
gli occhi chiudersi dopo una notte nei rifugi
suono il mio violino ferito
che sanguina senza una corda
e facce sporche di terra e sangue
corpi innocenti luridi e ossuti
ballano come solo noi sappiamo ballare
dalle case sventrate le vedove battono le mani
i vecchi si radunano attorno ai narghilè.
Ho armato tutti i bambini di Nablus.
Quando arriverà il nemico
gli punteranno la bocca alla tempia
premeranno la canna delle loro labbra
così forte che il soldato si farà addosso,
e li giustizieranno con un unico colpo
la sola parola che uccide l’assassino
pace.
Affacciato alla casa cantoniera
conta i gatti travolti
le donne con gli occhiali al volante
gli uomini con il cappotto nero.
Immerse nella foschia
femmine di nutrie
partoriscono bisce
affondando i denti
nel collo dei conigli.
Varcato il portone d’edera
trascina il carrello della spesa
oltre il cavalcavia
raggiunge la città
si affida al primo marciapiede.
Vagabondi in giacca e cravatta
corrono per uffici e negozi
sistema la ciotola del cane
si avvolge in coperte fradice
nell’attesa di incontrare uno sguardo
nella speranza gli offra un tozzo di vino
sparire nella follia.
Hai strisciato per mesi
sul campo minato dei miei resti
mentre mi mutilavo
per inseguirti
mi aggrappavo
ai baci al mattino
sempre più frettolosi
alle cene alcoliche
dove scappavi da me
darmi le spalle
in un letto gelido
sei uscita dalle persiane
durante un sonno
affogato di lorazepam
scassinando con lucida violenza
il lucchetto che mi teneva intero.
Mauro Liggi


