Qual è il concept alla base di “Naufragio” e come si è evoluto nel tempo?
Naufragio nasce dall’esigenza di voler comunicare attraverso il supporto cartaceo. La premessa è quella del rifiuto del digitale e della velocità. Quando vogliamo esprimere un nostro pensiero cerchiamo sempre la via più veloce sperando di poter raggiungere più persone possibili. Naufragio invece si pone come rifiuto di queste caratteristiche, infatti il canale scelto per la divulgazione è quello della stampa risograph in edizioni limitate, viene da sé che anche la “lentezza” sia una delle caratteristiche intrinseche.
Naufragio nasce come progetto effimero. Il primo numero ha avuto una tiratura di novantanove copie, Naufragio 99 avrà una sola copia, sempre se verrà mai pubblicato. Ogni numero ha un tema: scarto, frammento, abbandono, elegia. Attualmente esistono tre edizioni differenti: collettiva, mono e mono in quadricromia. Con cadenza umorale invito autori di vario tipo ad esprimersi in maniera totalmente libera attraverso segni. Attualmente sono arrivato alla diciottesima uscita.
Nel Museo dell’Amore Perduto, quali meccanismi narrativi sfrutti per
trasformare oggetti quotidiani in veicoli di storie universali, e come queste
narrazioni contribuiscono a esplorare la fragilità delle relazioni umane?
Il Museo dell’Amore Perduto si sviluppa sul concetto di “abbandono”. Da una mia pubblicazione, Tetralogia dell’amore perduto del 2019, ho deciso di allontanarmi dalla forma mostra e inserire il materiale in una sorta di Wunderkammer dove chiunque potesse raccontare la propria storia perduta. Ogni oggetto, fotografia o pensiero scritto racconta la fine di qualcosa. Sono dei piccoli addii che tutti noi affrontiamo nel corso della vita. Il meccanismo narrativo di cui parli è quello dell’epifania, della improvvisa rivelazione di un oggetto insignificante.
Il Museo del Ghirigoro invita alla riflessione critica attraverso l’interazione con
il pubblico. In che modo questo progetto sfida le convenzioni artistiche e
stimola il visitatore a diventare parte attiva dell’opera?
Il Museo del Ghirigoro in realtà è iniziato come un gioco. In un piccolo magazzino del mio paese, appesi ad una parete, ho inserito degli scarabocchi disegnati da amici e conoscenti. In più ai visitatori offrivo la possibilità di poter disegnare il proprio scarabocchio e donarlo. In pochi mesi mi sono ritrovato con oltre mille ghirigori da tutto il mondo. Questo, anche grazie al fatto che Aggius, il mio paese, è un punto di riferimento per chi vuole scoprire le tradizioni della Gallura e della Sardegna, e i molti visitatori, oltre alla scoperta del territorio, hanno deciso di contribuire al museo con un loro personale disegno. Il progetto è iniziato nel 2021 e adesso mi ritrovo con oltre quattromila scarabocchi. Una delle parti più interessanti di questo progetto è dato dalla libertà d’espressione. Quando siamo liberi dal giudizio degli altri, come nel disegnare un ghirigoro, il risultato può essere spiazzante. Chi crea non deve avere filtri. È questo fondamentalmente il concept del museo.
Attraverso il tuo lavoro con diverse forme d’arte e narrazione, quali intuizioni
sulla condizione umana emergono, e come si intrecciano le storie di amore,
perdita e identità culturale nei tuoi progetti?
Il mio percorso come autore si basa sulle mie ossessioni. Non voglio piacere, ma semplicemente raccontare le cose inutili.
Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Ci sono libri, film, opere d’arte o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del tuo immaginario?
Principalmente la letteratura, ma anche cinema e musica. Il mio libro preferito è sempre stato Viaggio al termine della notte, ancora non ho letto niente di così intenso che possa superare quest’opera. Tra le cose che non mi piacciono metterei al primo posto viaggiare.
Chi è Mario Saragato?

Mario Saragato è nato in Sardegna, il luogo dove probabilmente morirà.
La sua produzione inizia nel 2011 con la pubblicazione del libro Sputeremo sulle vostre tombe dedicato al mondo degli ultras. I suoi lavori affrontano diverse tematiche: dagli scacchi (Zugzwang, 2012), alla tessitura (Un battito e poi il successivo, 2013), passando per progetti di stampo più intimo e personale caratterizzati da un’attenzione particolare per la fotografia di ricerca (Io lui lei, 2014; Un giorno lento, 2015; Cinque giorni imbecilli, 2016; Sa petta su sambene sa molte, 2017; Non ho tempo, 2018). Nel 2019, dopo la pubblicazione del libro Tetralogia dell’amore perduto, crea ad Aggius il Museo dell’Amore Perduto. Nel 2021 prende vita il Museo del Ghirigoro, e nel 2023 il progetto editoriale Naufragio.












