La mostra prende forma dall’incontro di due approcci: da una parte i lavori degli studenti della Cattedra di Pittura di Luca Bertolo, dall’altra l’esperienza del workshop “Come stare aldiquà?” condotto dall’artista siciliano Francesco Re Li Calzi. Un giovane artista decisamente bizzarro, che ha proposto un laboratorio incentrato sul rapporto con ciò che ci circonda — persone, relazioni, natura, tessuto urbano — e su come realizzare interventi effimeri, destinati a una fine.
Lui stesso afferma:
“L’esperienza è l’unico prodotto artistico che non occupa spazio, non inquina, non si svalorizza né si distrugge.”
La parola Fine, ricorrente più volte nell’allestimento, non è da intendere come una conclusione, ma come una sospensione.
Le opere pittoriche dialogano con installazioni nate dagli stimoli del workshop, accostando così un approccio intimo e personale a uno più collettivo e condiviso.
La mostra è un invito a guardare l’opera come qualcosa che può continuare a succedere anche fuori dalla tela, attraverso segni temporanei che abitano lo spazio. La Fine diventa così un inizio, assumendo diverse declinazioni:
– la fine in senso esistenziale
– la fine di opere destinate a deperire
– la fine della pittura stessa, spesso data per morta, e che invece continua a vivere
L’intento è quello di generare contaminazioni, tra il dentro e il fuori dell’aula.
Un esempio è un’installazione realizzata dai ragazzi del workshop, ispirata a un intervento fatto durante il workshop su una scultura urbana di Flavio Favelli, completamente tappezzata di foglie. In aula, hanno riproposto qualcosa di simile nel punto in cui un tempo si trovava la cattedra di Luca Bertolo. L’opera, non a caso, si intitola “luca”.
Ma arriviamo al dunque: chi è Beatrice Dal Toro?
Beatrice, fisicamente, non esiste.
Si propone piuttosto come un’identità collettiva, un collettivo curatoriale nato dal (quasi) anagramma di Cattedra Bertolo. Una figura immaginaria che incarna lo spirito del gruppo, fungendo da volto e voce del progetto.
La sua identità visiva si lega a un’immagine ben precisa: il “Ritratto di Giovane” del pittore Lorenzo Lotto, opera poi resa nuovamente celebre — e concettualmente “riattivata” — da Giulio Paolini, che l’ha trasformata in uno dei simboli dell’arte concettuale italiana.
Per dar vita a Beatrice Dal Toro, questo ritratto maschile è stato trasformato in figura femminile.
È così che quel giovane anonimo del Rinascimento si reincarna oggi in una figura curatoriale femminile, ironica e portavoce di una visione collettiva.
GLI ARTISTI_ Gioia Baccan (shizen_______) / Francesco Bonazza (@_telespalla._) / Rebecca Carrozzo (@rebeccarrozzo) / Federica Cuomo (@_federica_cuomo_) / Daniel De Luca (@ecco.cesana) / Martina Di Costanzo ( @scaldacu0re / Luca Esposito (@lucaaesposito_ / Graziella Fiorita (@fonetolooo) / Rebecca Fornaciari (@byrek_art) / Bengisu Haşlakoğlu (@bengisuhaslakoglu) / Hailan Huang (@pageartistic_di_siri) / Fernando Lobato (@fernando_lobatobandera) / Octavio Malatesta Piano (@octaviomalatesta) Giulia Mazzoli @giuliamazzoli_ /Sofia Mineo (@s0foamno) / Laura Pesci (@lidia._.lp) /Ingrid Piccinini (@ingrid.piccinini)/ Pietro Sancioni (@pierroarte)/ Paul Schnecker (@p.schnecker) / Linda Spitaleri (@lunart394) / Giuseppe Urciolo (@giuseppeurciuolo_)
Partecipanti del workshop: Rebecca Bertacca / Eva Candini / Federica Colzani (@_federica_colzani_) / Ginevra Compagnoni (@ginginlla) / Rita Conti (@ritqconti)/ Viola Amalia Damiani (@violadamiani_) / Martina Di Costanzo / Rebecca Garino (@rebecca.garino) / Beatrice Martin (@beatricemartinstudio) / Martina Minoja (@martinaminoja) / Agostino Scordo (@agoscordo)






