Buonanotte e Buona Fortuna | PEOPLE

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In realtà, l’intero progetto riguarda il racconto complessivo del viaggio e della visita alla Biennale. Il viaggio, narrato sia attraverso i libri d’artista che nel video Buona notte e Buona fortuna, rappresenta una sorta di “preparazione” verso la Biennale, la principale manifestazione internazionale d’arte contemporanea, principale catalizzatore di artisti e curatori da tutto il mondo. Il video, volutamente girato in soggettiva, immerge lo spettatore nel viaggio, permettendogli di immedesimarsi nell’esperienza vissuta in treno e in pullman, inclusi alcuni momenti della visita alla mostra.

I libri d’artista offrono invece uno sguardo più personale e intimo: da un lato, una storia scritta nel dettaglio con cancellature; dall’altro, l’immaginario degli appunti di viaggio, arricchito dalle mappe del percorso verso Venezia.

Il titolo della mostra ha ulteriori significati. Il primo rimanda al nostro uso confidenziale tra amici: spesso, quando ci salutiamo dopo una conversazione, ci diciamo “Buonanotte e buona fortuna”, completando la frase a vicenda. Questa piccola rituale racchiude il nostro rapporto e ha ispirato l’idea del progetto espositivo sul viaggio a Venezia, un viaggio condiviso tra due amici. Oltre a questo, il titolo vuole essere un augurio, sia in senso generale – rivolto a chiunque – sia come espressione coerente con lo spirito del nostro percorso verso la Biennale.

Infine, Buonanotte e buona fortuna è un chiaro riferimento all’omonimo film del 2005 diretto da George Clooney, Good Night, and Good Luck. La pellicola, ambientata negli anni Cinquanta, racconta la battaglia del giornalista Edward R. Murrow contro la censura e il maccartismo, denunciando l’abuso di potere e l’importanza della libertà di stampa. La frase “Good night, and good luck” era il saluto con cui Murrow concludeva le sue inchieste televisive, diventando un simbolo di integrità giornalistica e resistenza alle oppressioni. Per rispondere alla seconda parte della domanda, tutta la nostra ricerca artistica si fonda sul “qui e ora”: abbiamo portato con noi l’esperienza del viaggio, frammento della nostra autobiografia che si presta a molteplici letture.

Una chiave fondamentale è quella dell’identità – personale, autobiografica, culturale e artistica – plasmata dalle relazioni che intrecciamo e manteniamo nel tempo. Ma l’identità, per noi, è anche collettiva, legata al viaggio come attraversamento di confini e superamento di soglie. È qui che si inserisce il concetto di Stranieri Ovunque, tema centrale della Biennale Arte 2024 a cui ci ispiriamo. Stranieri Ovunque (titolo ripreso dall’opera dei Claire Fontaine) ribalta l’idea di appartenenza: ovunque andiamo, siamo eternamente stranieri o, al contrario, eternamente a casa.

La nostra identità non è fissa, ma fluida, in continua evoluzione, sfuggendo a ogni categorizzazione. Questo riflette anche la nostra esperienza di viaggio, dove ogni incontro e ogni luogo ci trasformano, rendendoci insieme ospiti e cittadini del mondo.

In parte abbiamo già risposto alla seconda domanda: il nostro viaggio è, per sua natura, un atto di attraversamento. Ogni volta che ci spostiamo e abitiamo nuovi luoghi, siamo costantemente stranieri o, al contrario, costantemente a casa. Ed è proprio questa esperienza a dimostrare quanto sia impossibile pensare l’identità come un compartimento stagno. Come accennato prima, l’identità non è fissa, ma nasce dalla relazione – con i luoghi, con le persone, con le culture che incontriamo. È un processo dinamico che si crea e si mantiene nel tempo, in linea con il tema Stranieri Ovunque della Biennale 2024. Essere stranieri ovunque significa, paradossalmente, sentirsi sempre in transito: mai completamente fuori posto, mai completamente assimilati. È in questo equilibrio mobile che la nostra identità si trasforma, sfidando ogni confine rigido e aprendosi a infinite possibilità.

All’inizio, questo progetto era solo un gioco. Non sapevamo che sarebbe diventato una mostra. Partendo dal tema Stranieri Ovunque, ci siamo chiesti: cosa significa essere stranieri? Quando ci si sente a casa? E chi è un artista oggi? Buona notte e buona fortuna è la nostra risposta: un viaggio verso la Biennale che diventa metafora di un’esistenza in movimento, fatta di relazioni, confini e identità che cambiano continuamente. Ogni passo, ogni incontro, ridefinisce chi siamo. Il progetto racconta l’intero viaggio, dai preparativi all’arrivo a Venezia.

Al centro ci sono due libri d’artista: Un’edizione che mescola storie personali e censure, come Couleur Blue, dove restano solo i nomi dei protagonisti. Frammenti visibili si alternano a parti nascoste. Appunti di viaggio accostati a mappe antiche, un dialogo tra il nostro percorso e geografie del passato. Il video Buona notte e buona fortuna completa il racconto con immagini in prima persona: treni, autobus, fino alla Biennale – simbolo dell’arte globale, dove essere stranieri è la norma. Noi siamo il mezzo: la nostra esperienza diventa uno strumento per esplorare lo straniamento universale, tra mappe cancellate, storie non dette e paesaggi in trasformazione.

Nell’arte contemporanea:

Christo (per la pratica del coprire per rivelare)
Andy Warhol (per l’indagine sulla riproducibilità)
Walter De Maria
Rirkrit Tiravanija (per l’arte partecipativa)
Margherita Morgantin e Valentina Vetturi (in particolare per il progetto “Buonanotte e Buonfortuna” e le loro ricerche sul viaggio in treno, come “Cronache dal viaggio breve” e “15.289.000 minuti” di Morgantin e “la pendolare” di Vetturi)
Bas Jan Ader e Francis Alÿs (per la poetica del viaggio)

Cinematografiche:

Oltre al titolo che cita esplicitamente il film di George Clooney e il riferimento alla trilogia “Trois Couleurs” di Kieslowski, il progetto dialoga con:

“Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica” (Jean-Luc Godard, 1967)

“Stalker” (Andrej Tarkovskij, 1978)

“Il lungo addio” (Robert Altman, 1973)

“Playtime” (Jacques Tati, 1967)