In questa nuova intervista di #EtimoloPeople, siamo entrati nel mondo di Giuseppe Laselva.
Nel tuo lavoro, illustrazione e animazione non sono mai pura decorazione, ma narrazioni strutturate. Come definiresti il processo di sintesi formale tra il rigore del graphic design e la densità simbolica del tuo linguaggio visivo?
Il mio processo non parte mai dal segno, ma dal significato. Per me il graphic design rappresenta l’impalcatura logica, il rigore strutturale che organizza lo spazio; la densità simbolica è invece l’anima della narrazione. La sintesi formale avviene quando queste due anime si fondono: semplifico la forma per amplificare il messaggio.
Non cerco la decorazione, ma l’essenza. Il mio lavoro si muove costantemente tra memoria e contemporaneità, dove l’immaginario tradizionale viene decostruito e reinterpretato. Questo mi permette di trasformare simboli archetipici in un linguaggio visivo immediato ma stratificato. Che si tratti di un’illustrazione statica o di un frame in movimento, ogni linea e ogni variazione cromatica rispondono a una precisa necessità narrativa. Il rigore geometrico diventa così il mezzo ideale per contenere, proteggere e veicolare una ricerca profonda, radicata nel contenuto e aperta a nuove letture.
Come riesci a far convivere il rigore necessario per un’agenzia come Push Studio con la libertà creativa della tua ricerca personale? Riesci a portare la tua visione artistica all’interno dei progetti commerciali o sono due mondi rimangono separati?
Far convivere rigore commerciale e ricerca personale è una grande sfida, ma in Push Studio questo dualismo si trasforma in un punto di forza. Faccio parte di una realtà che incoraggia la sperimentazione tra grafica e illustrazione, permettendomi di portare la mia visione artistica anche nei brief istituzionali.
I due mondi non rimangono separati, ma camminano di pari passo con l’obiettivo di offrire un valore aggiunto che superi il semplice progetto grafico. La forza di questa sinergia è confermata sia dai riconoscimenti ricevuti in premi prestigiosi, sia dalla fiducia di grandi committenti come il MAXXI di Roma, la Fiera del Levante e la Fondazione Pino Pascali. In questi contesti, la densità simbolica della mia ricerca diventa lo strumento per dare una voce unica e memorabile al messaggio commerciale, dimostrando che rigore metodologico e anima artistica si alimentano a vicenda.

In un mondo ossessionato dal futuro tecnologico, PerSe Visioni guarda alla radice. Quale eredità simbolica vorresti che il pubblico portasse a casa dopo ogni edizione?
Vorrei che il pubblico portasse a casa il valore della resistenza culturale e la riscoperta di un’identità profonda. In un’epoca di gentrificazione acuta che rischia di svuotare i luoghi come Polignano a Mare, PerSe Visioni non è l’ennesimo evento mainstreamIn Puglia, ma un presidio di indipendenza. Questo miracolo è possibile perché alle spalle c’è un nucleo di amici storici che, spinti da pura passione e volontariato, si impegnano ogni anno per offrire contenuti gratuiti capaci di smuovere le coscienze.
Nati 19 anni fa per seminare relazioni internazionali in un territorio allora arido, oggi offriamo radici solide attraverso un format poliedrico. Lo testimoniano l’impegno civile della collaborazione con Libera contro le mafie e lo sguardo cinematografico di Alina Marazzi. Ma anche la nostra anima musicale, capace di unire avanguardia globale e nuove tendenze in antepirma: dalle sonorità dei C’mon Tigre all’eleganza jazz dei Koop, fino al groove del Mago del Gelato. L’eredità che vogliamo lasciare è la prova che la cultura può e deve restare un atto collettivo, libero e accessibile, un legame umano che amplifica le visioni e resiste al tempo.

Quando inizi un nuovo progetto, quanto del risultato finale è frutto di una ricerca razionale e quanto lasci in mano all’istinto o all’errore fortuito?
La razionalità è la mia rampa di lancio. All’inizio di un nuovo progetto serve metodo: analizzo il contesto, pongo le basi strutturali e definisco i confini entro cui muovermi. Ma una volta stabilite le regole, lascio che siano la sensibilità e la percezione emotiva a prendere il sopravvento.
Il design non è solo logica, è soprattutto connessione e vibrazione visiva. È in questa seconda fase che l’istinto e l’errore fortuito diventano preziosi: un accostamento cromatico inaspettato o un refuso visivo possono accendere l’intuizione decisiva, portando il progetto dove la pura teoria non sarebbe mai arrivata. Il mio ruolo diventa allora quello di governare questo caos creativo con un occhio sempre estremamente attento e rigoroso al lato estetico. Il risultato finale è un dialogo costante, dove la razionalità costruisce la gabbia, ma è l’emozione a darle un’anima.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Ci sono libri, film o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del tuo immaginario?
Il mio immaginario è un incrocio tra letteratura, rigore geometrico e grande cartellonistica storica. Una fonte d’ispirazione centrale è l’universo di Italo Calvino, da cui attingo la capacità di tradurre la complessità in visioni leggere e cristalline. A questo unisco la lezione del Bauhaus, da cui mutuo l’uso delle forme semplici e funzionali, e la genialità di Pino Pascali con la sua straordinaria essenzialità.
Il cuore della mia ricerca guarda però alla grande epoca dei manifesti pubblicitari italiani, riletta attraverso un linguaggio visivo contemporaneo. Da pionieri come Depero fino a maestri assoluti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello e Leopoldo Metlicovitz, eredito la capacità di sintesi e la centralità della figura umana. L’ispirazione migliore per me è quella che unisce la pulizia geometrica alla forza emotiva, togliendo il superfluo per lasciare spazio alla purezza del messaggio.


Chi è Giuseppe Laselva?

Giuseppe Laselva è un graphic designer, illustratore e animatore 2D. Come Art Director di Push Studio firma l’identità visiva di Fiera del Levante e Fondazione Pino Pascali, collaborando anche con il MAXXI. Membro AIAP e coordinatore di PerSe Visioni, è stato selezionato al Cheap Festival di Bologna. Ha vinto il Romaeuropa Web Factory, il premio Unicef a Parigi, e ottenuto la Menzione Speciale all’ANNUAL 2026 e la longlist ai World Illustration Awards.




