In questa nuova intervista di #EtimoloPeople, siamo entrati nel mondo di STRATO.
Qual è la visione culturale e l’estetica del clubbing che avete voluto racchiudere nel nome “STRATO”? Cosa vi ha condotto costruire questo progetto a Serre, nel cuore della provincia di Salerno?
Il nome STRATO nasce da un’idea molto semplice ma per noi fondamentale: l’idea che l’identità di un luogo si costruisca accumulando esperienze, proprio come gli strati della terra. Il clubbing non è una parentesi per dimenticarsi del mondo, ma uno strato culturale vivo, passato e contemporaneo, che si posa su un territorio che ha già una sua storia profonda.
Scegliere Serre, in provincia di Salerno, è stata una scommessa d’amore e di testa. Troppo spesso si pensa che per ascoltare certa musica o per vivere certe atmosfere si debba per forza scappare nelle grandi città. Noi abbiamo voluto ribaltare questa dinamica. La provincia non è un limite, è un foglio bianco perfetto per raccontare la propria storia, le proprie idee. C’è una fame reale di cose nuove, di spazi di condivisione che non siano i soliti bar. Aprire STRATO qui significa dire che la cultura non deve essere per forza centralizzata. L’avanguardia può nascere benissimo anche in un piccolo centro, basta darle una casa.


In che modo la musica elettronica diventa per voi un catalizzatore di relazioni umane, trasformando la condivisione sonora in un terreno comune per creare legami autentici?
C’è una cosa fondamentale da dire: il nostro spazio è piccolissimo, parliamo di un micro-club di circa 40 metri quadrati. In un ambiente così intimo non puoi nasconderti. Non sei disperso in mezzo a una folla di centinaia, migliaia di persone dove ognuno balla per conto suo guardando un maxischermo. Da noi sei a un metro dalla consolle, a centimetri da dj/performer, immerso nella musica e basta.
La musica elettronica, e techno in particolar modo, con il suo ritmo ipnotico e ripetitivo, ha questa forza quasi ancestrale, che ti sintonizza su tutto ciò che ti circonda. In 40 mq cade ogni barriera sociale, di età, di etnia o religione. Ci si guarda negli occhi, ci si sorride tra un pezzo e l’altro, si commenta un passaggio del DJ. Il “dancefloor” diventa un posto sicuro dove essere se stessi, e da questa vicinanza fisica e mentale nascono amicizie e connessioni che poi ti porti dietro anche fuori dal club.


STRATO non è solo un club, ma anche un progetto formativo. Come gestite concretamente il legame tra la parte didattica, con workshop e masterclass e quella delle club session?
Volevamo evitare a tutti i costi l’atteggiamento di chi apre un locale solo per vendere drink e far ballare la gente. Per noi la formazione e la festa sono due facce della stessa medaglia. Se capisci come nasce un suono, se conosci la tecnologia che c’è dietro, hai un approccio alla musica elettronica e al clubbing totalmente diverso, più consapevole.
Concretamente facciamo così: quando organizziamo un talk, workshop o una masterclass, invitiamo i ragazzi a mettere le mani sulle macchine, che siano esse synth, moduli eurorack, cdj o giradischi. Magari studiamo insieme come tirare fuori il massimo dal tipo di evento che organizziamo per renderlo sempre più pratico. Cerchiamo di creare un clima familiare, non accademico, dove chi partecipa impara qualcosa di pratico, qualcosa che ti lascia ancora più incuriosito e ti rende più consapevole su come la musica, o culture musicali, vengono create.
Come lavorate per creare un ponte tra l’avanguardia sonora internazionale e il vostro pubblico? Quali criteri guidano la scelta degli artisti che invitate?
Non vogliamo seguire le mode del momento o i trend facili dei social. Il nostro criterio principale è l’autenticità. Cerchiamo artisti, famosi o emergenti che abbiano una loro identità sonora definita e, soprattutto, che abbiano voglia di mettersi in gioco.
Quando invitiamo qualcuno nel nostro club, spieghiamo che non troverà un palco gigante o transenne a tre metri di distanza, ma una situazione caldissima, quasi domestica. Chi viene da noi deve avere il piacere di suonare “in mezzo” alla gente. Questo crea un ponte pazzesco con il pubblico in quanto la persona in “pista” capisce subito se l’artista si sta divertendo davvero e se sta proponendo della ricerca musicale sincera. Non cerchiamo chi fa semplicemente intrattenimento, cerchiamo chi ha una vera e propria storia da raccontare attraverso i dischi.
Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione? Ci sono libri, film o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del vostro immaginario?
Il nostro immaginario si nutre molto del contrasto che viviamo ogni giorno. Da una parte abbiamo la natura e la tranquillità di un piccolo paese di provincia, dall’altra il cemento, la tecnologia e l’acciaio delle fabbriche.
Se dobbiamo fare dei nomi, un libro fondamentale è sicuramente “Energy Flash” di Simon Reynolds, che è un po’ la Bibbia per chiunque voglia capire come la club culture abbia cambiato la società e le sottoculture giovanili. A livello cinematografico, non posso non citare “Berlin Calling” di Hannes Stöhr. Quel film, oltre ad avere una colonna sonora pazzesca che ha segnato un’epoca, racconta benissimo la sacralità della musica elettronica e del club come luogo di cura, di sfogo e di connessione umana profonda. E poi c’è tutta l’ispirazione visiva e concettuale che ci arriva dall’estetica industriale e brutalista berlinese, che cerchiamo di reinterpretare a modo nostro, portando un po’ di quella ruvidezza metropolitana qui, in mezzo al verde del nostro territorio.
Chi è STRATO?

STRATO è un’Associazione di Promozione Sociale, con sede a Serre (SA). Nata per valorizzare il territorio attraverso la cultura underground, STRATO vuole essere un punto di riferimento per la musica techno ed elettronica a livello europeo. Tra masterclass, workshop e club session, l’associazione offre uno spazio intimo e analogico-digitale dove artisti affermati ed emergenti possono esprimersi, unendo la passione per il clubbing alla crescita sociale locale.





