seconda uscita di EtimoloMODA, Tess ci porta in un viaggio:”I magazine di moda non si giudicano dalla copertina”
I magazine di moda indipendenti non vendono un’idea di bellezza. Aprono conversazioni.
Ho iniziato ad appassionarmi ai magazine comprando la mia prima rivista mainstream, ma c’era sempre qualcosa che non mi soddisfaceva fino in fondo. Quando prendevo un’altra rivista, con un altro nome, i contenuti erano praticamente gli stessi. Per questo oggi non vi parlerò di riviste mainstream — nonostante anche loro affrontino argomenti culturali — ma di riviste realizzate da menti creative, giovani e indipendenti, che portano avanti un pensiero forte. Che raccontano la complessità del mondo, non solo la bellezza nella sua forma estetica.

C’è un pregiudizio che voglio smontare: che i magazine di moda siano solo foto di modelli con bei vestiti, e che sia solo un libro a darti qualcosa di culturale davvero. Non è così. Un magazine indipendente è un oggetto da leggere, sfogliare, abitare. Ha una tesi, un punto di vista, degli ospiti. Come un libro — ma con immagini che parlano la stessa lingua del testo. È qualcosa in cui viaggiare.
Prendiamo Marle: in ogni numero sceglie un tema — il sogno e la fuga, la cura — e lo esplora in diversi contesti, dalla sessualità alla socialità alla psicologia. O Virtus, che con il suo issue 10 affronta le dinamiche delle relazioni d’amore.

O ancora À Part n°14, il numero dell’amore: “In questo numero, À Part esplora le molteplici sfaccettature dell’amore attraverso nove serie fotografiche. Intimo, universale, conflittuale o confortante, l’amore si rivela in varie forme: delicato o crudo, ma sempre profondamente umano.”


E poi c’è Alla Carta, che nell’issue 19 affronta qualcosa di completamente diverso:
“Un’esplorazione critica e grottesca del mondo della comunicazione televisiva e contemporanea, esaminando il confine labile tra vita pubblica e privata.”
Signore e signori, buonanotte.
Foto articolo Milano Today e Artribune – Mag to mag di Anna Frabotta






