Un viaggio tra filosofia, arte e tecnologia, dove Federica Rodella ci guida alla scoperta di come il linguaggio, l’archivio e l’intelligenza artificiale plasmino la sua visione creativa e il suo modo di interpretare il mondo

Un esempio concreto è stata la filosofia di Pierre Hadot, che descrive l’approccio  filosofico antico come un vero “esercizio spirituale” quotidiano, la filosofia è un  atteggiamento pratico prima ancora che teorico. Per me, questo si è tradotto in una  sorta di allenamento pratico continuo applicato all’arte, un porre domande continue. Ho  iniziato a creare giornalmente, per anni, in un flusso costante di domanda-risposta,  rendendomi conto di essere più interessata alle domande che emergevano piuttosto  che alle risposte. Questo è successo prima con la carta poi con l’AI.  


In questo processo, emergono due sentimenti per me fondamentali: l’inquietudine e l’ironia. L’inquietudine nasce dal constatare quanto la memoria sia fragile: ciò che crediamo “stabile” del passato si rivela cangiante, come se un lato onirico, prima nascosto, si mostrasse all’improvviso. Realizziamo quanto la memoria possa essere fragile e mutevole. Nulla è fisso, e ciò che pensavamo di conoscere del passato si trasforma in un racconto nuovo. L’ironia, che io trovo un atteggiamento molto umano sta nel nostro occhio, scaturisce dal trovarsi di fronte a cortocircuiti inconsueti, momenti di comicità involontaria o lampi poetici che l’AI, nel suo cercare pattern, finisce per generare inconsapevolmente. Questo dialogo fra serio e ludico, fra vecchio contesto e nuove prospettive, tende a svelarci molto di più sul nostro “oggi” che su ciò che è stato.
Dopo l’elaborazione della “macchina-inconscio,” intervengo manualmente: seleziono, ritocco, scombino ulteriormente con Photoshop o tecniche di collage digitale, lascio che emerga il mio di inconscio. Allo stesso modo in cui un essere umano rielabora nei sogni i ricordi e li proietta nel presente, anch’io “riscrivo” il passato, rendendolo fluido e mobile. L’archivio non è più un monumento fisso, ma un serbatoio di segni in continua metamorfosi, dove l’intelligenza artificiale e la mia sensibilità si intrecciano, aprendo spazi interpretativi più ampi. È un gesto che mi consente di interrogare il tempo che fu,
mantenendo uno sguardo ironico — e a volte inquietante — sul nostro adesso, come se riassemblare la storia fosse una strategia per capire meglio ciò che siamo oggi in base al modo in cui raccontiamo le nostre storie e leggiamo le nostre immagini.

Ma l’arte, in fondo, è un fatto profondamente umano, un atto di comunicazione fra  esseri che condividono emozioni, desideri, paure. L’AI ha una memoria vastissima, ma non pensa: i suoi risultati rimangono elaborazioni di pattern, mentre l’essere umano  pensa anche grazie alla capacità di dimenticare, di deformare il ricordo in sogno, di  trasformare l’esperienza in racconto. È questo spazio di “assenza di logica”, di  omissione, di libertà creativa che genera arte.  

Perciò, nell’evoluzione dell’identità visiva, vedo un’integrazione: l’AI fornirà scorciatoie,  varianti, ispirazioni, ma la parte umana resterà decisiva per sentire ciò che è adatto ai  nostri simboli, alle nostre narrazioni. E trovo qualcosa di commovente nel fatto che,  mentre tutto diventa più veloce e automatizzabile, l’arte continui a nascere da  quell’alchimia irripetibile fra memoria e oblio, fra ragione e istinto, che nessuna  macchina ora possiede e che non potrà possedere perché non ha vissuto la nostra  storia, il nostro passato. In questo senso, il futuro dell’identità visiva non potrà che  essere ibrido, un intreccio di calcolo e di cuore, in cui la tecnologia ci spinge a cambiare  pelle di continuo, ma il senso più profondo rimane sempre un bisogno, tutto umano, di  raccontare e riconoscersi.  

Federica Rodella è un’artista multidisciplinare e prompt designer con sede a Torino, che lavora all’intersezione tra  arte, tecnologia e narrazione visiva . Con una formazione in  filosofia e scrittura creativa , il suo lavoro esplora i confini tra  linguaggio, immagine e percezione , fondendo elementi visivi realizzati a mano, generati dall’intelligenza artificiale ed esperienze interattive .