La Femminella
Di Annalinda Maso a cura di Giulia Marcellini – In mostra a Rocca Colonna, Sala Delle Carceri, Castelnuovo di Porto, Roma

La Femminella, le vie dell’acqua, è un progetto di Annalinda Maso che indaga il lavatoio storico di Castelnuovo di Porto, luogo di memoria collettiva e identità femminile. Il lavatoio, testimone della vita quotidiana delle lavandaie, diventa spazio liminale tra memoria, mito e rito.




La leggenda della giovane “Femminella” sospende il sito tra storia e mistero, evocando presenze invisibili e suoni profondi. Il progetto intreccia sacro e profano: Il lavoro quotidiano delle donne diventa rito, e il lavatoio luogo di devozione e socialità. Percorsi performativi e video-installazioni restituiscono i gesti, i movimenti e il ritmo dell’acqua, trasformando memoria e territorio in esperienza immersiva.



L’installazione comprende teli dipinti e videoproiezioni, creando un dialogo tra passato e presente. Presentato a Castelnuovo Fotografia 2024, Rocca di Albornoz Narni 2025 e Circuiti Dinamici Milano 2025, il progetto ha suscitato l’ attenzione della critica con varie recensioni. Grazie al recente restauro voluto dall’amministrazione del comune di Castelnuovo di Porto il 22 marzo 2026 , in occasione della Giornata FAI, il lavatoio sarà inaugurato, permettendo ai visitatori di percorrere le “vie dell’acqua”. – Attraverso pittura, video e performance, l’artista celebra la memoria dei gesti
Le vie dell’acqua sono infinite. Noi sappiamo dai tempi di Eraclito che πάντα ῥεῖ, “tutto scorre”. L’acqua è il simbolo del passaggio, del tempo che scorre, delle onde che portano via tutto. Ciò che si affida alle onde – per esempio una culla – normalmente sparisce. “Le onde del obblio” sono una metafora più che evidente. Avere il proprio nome “scritto sull’acqua” significa essere presto dimenticati. L’acqua indica per antonomasia la fugacità della vita. E più l’acqua scorre, più e viva – le acque stagnanti sono putride e alludono alla morte.
Le pietre invece hanno sì una memoria. Ancora dopo millenni li troviamo spesso nello stesso posto in cui una mano umana una volta le ho collocate, in un batter d’occhio. Le pietre raccontano chi le ha usate e per che cosa. Le testimonianze del passato sono soprattutto in pietra.
Eppure, anche l’acqua ha la sua memoria, trasmette delle memorie. L’acqua passa, ma le strutture che ha creato l’uomo per servirsi dell’acqua, rimangono: canali, aquedotti, laghi, dighe, pozzi, tubi – e lavatoi.
Un lavatoio ci parla del passato – dunque, della memoria – come poche altre costruzioni. Infatti, si tratta di un manufatto che ha accompagnato la cultura umana per millenni – e che è poi sparito nel giro di pochi anni. Ancora vivono delle donne che hanno lavato i panni al lavatoio – ma il luogo ci evoca un lontano passato, quasi favoloso. Come i pozzi cui si attingeva l’acqua, ma che oggi sono ostruiti perché nessuno cada dentro…
Annalinda Maso ci vuole avvicinare a ciò che una volta era un’esperienza quotidiana e oggi sembra più lontano della luna. Lo fa sia con un mezzo moderno – un video – sia riferendosi alla materialità antica del lavatoio, appositamente restaurata. Ma anche con l’elemento fugace e immateriale della performance. Non si tratta di una evocazione nostalgica, né di uno studio antropologico. Maso vuole farci sentire il lavatoio – e il suo mondo. Forse non torneremo a lavare i nostri panni nel lavatoio, ma potremmo sicuramente provare maggiore simpatia per quel mondo di cui forse ci siamo disfatti un po’ troppo rapidamente, senza pesare sufficientemente i vantaggi e gli inconvenienti.
– Anselm Jappe

Chi è Annalinda Maso?
Annalinda Maso è un’artista visiva italiana che lavora principalmente con pittura, video e arte performativa. Il suo percorso creativo esplora la memoria dei luoghi, la tradizione e il rapporto tra sacro e contemporaneo, con particolare attenzione all’elemento dell’acqua come simbolo e filo conduttore. Nei suoi progetti, tra cui Le Vie dell’Acqua e La Femminella, Annalinda Maso realizza installazioni audiovisive e site-specific che valorizzano lavatoi storici e spazi dimenticati, evocando suoni, gesti e racconti delle comunità locali. L’opera trasforma il patrimonio storico e culturale in esperienze sensoriali immersive, creando un dialogo tra tradizione, territorio e contemporaneità.





