“Like a Man” è un progetto espositivo che invita a riflettere sul rapporto tra essere umano e natura, utilizzando il linguaggio artistico per mettere in luce alcune delle dinamiche che caratterizzano questa relazione. Attraverso la rappresentazione di animali dotati di tratti e atteggiamenti umani, l’artista sollecita una più attenta osservazione di temi quali la fragilità, la sfera emotiva e il bisogno di controllo che spesso accompagnano l’esperienza umana.
Il linguaggio visivo, che unisce elementi pop e figurativi, utilizza l’antropomorfismo come strumento espressivo e narrativo. Le figure animali diventano così veicoli simbolici attraverso cui esplorare comportamenti, tensioni e contraddizioni, offrendo diversi livelli di lettura e interpretazione.
Stefano Petrecca, Partner Responsabile della sede romana di CBA:
Like a Man, il progetto espositivo di Davide Cocozza, è il sesto appuntamento di CBA per l’Arte ospitato nella nostra sede di Roma.
Quest’anno, siamo felici di accogliere un percorso che indaga il rapporto complesso tra essere umano e natura e desideriamo ringraziare l’artista, la gallerista Velia Littera e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
Sostenuto dalla passione e dalla curiosità dei professionisti dello Studio per il mondo dell’arte, CBA per l’Arte intende valorizzare il lavoro di giovani talenti, promuovendo la creatività in tutte le sue sfaccettature.

“Like a Man”: l’arte di Davide Cocozza che scardina il primato umano testo di Benedetta Contu
La vocazione di Davide Cocozza a sottrarre l’arte ai tradizionali circuiti museali trova piena espressione nella sua nuova mostra personale a Roma, ospitata presso il CBA, Studio Legale e Tributario.
Con il progetto “Like a Man”, l’artista pugliese porta negli uffici le sue tele cromaticamente vivaci, popolate da animali umanizzati, che instaurano un dialogo diretto con lo spettatore. Dietro l’apparente leggerezza delle composizioni si sviluppa però una riflessione stratificata. Infatti, gli animali di Cocozza hanno sguardi interroganti che incrinano il primato umano.


Durante l’inaugurazione della mostra, Cocozza ha sintetizzato con chiarezza il cuore del suo pensiero: “Con i miei animali umanizzati voglio dire questo: dovremmo trattare gli animali ‘come un uomo’. Ma attenzione, non come un uomo qualsiasi, visto che noi umani siamo abituati a calpestarci i piedi a vicenda. Dovremmo trattare noi stessi e gli animali nel migliore dei modi possibili, migliorando il rapporto con ogni singola cosa che ci circonda. Noi siamo animali. E tra animali siamo tutti uguali.”
Le opere in mostra diventano così lo specchio di una crisi in cui l’animale tenta, come può, di abitare un ecosistema deformato dall’uomo. Lo testimoniano la giraffa, il cui lungo collo è avvolto da sei salvagenti gonfiabili dai colori accesi che evocano le collane tradizionali delle donne Padaung; oppure la tartaruga, simbolo di saggezza, costretta a farsi carico dei detriti della civiltà contemporanea con un carapace composto da sacchetti di plastica.
Altri soggetti si fanno invece metafora diretta della crisi ambientale e climatica del nostro tempo. È il caso dell’orso polare che regge un gelato che rimanda in modo diretto allo scioglimento dei ghiacci e alla fragilità degli ecosistemi. Analogamente, il koala, sopravvissuto agli incendi che hanno devastato l’Australia, si aggrappa a un cartello con la scritta “stop”, trasformandosi in un appello urgente a interrompere un modello di sviluppo insostenibile. A proposito di quest’opera, l’artista si sofferma in una pausa significativa per poi porre la domanda più dolorosa: “siamo davvero ancora in tempo per rimediare?”
Secondo l’asino Benjamin della satira orwelliana, la risposta sarebbe negativa, in favore di un cinismo rassegnato. L’asino di Cocozza compie invece la scelta opposta: riceve le ali e impara a volare. Per l’artista, l’asino rappresenta uno degli animali più nobili, incarnazione di umiltà, resistenza e dedizione silenziosa. Cocozza afferma di sentirsi lusingato quando viene paragonato a un asino e ferito quando viene accostato all’uomo. Questa distanza critica rispetto alla condizione umana si intreccia con la riflessione sulla metamorfosi narrativa di “La vegetariana” di Han Kang: come la protagonista del romanzo rifiuta progressivamente la propria appartenenza all’umano e alla sua violenza, così l’artista decostruisce il primato morale dell’uomo, interrogando le gerarchie tra le specie. In questo senso, il vegetarianismo di Cocozza diventa parte della sua ricerca.
Questa riflessione sulla condizione dell’umanità trova ulteriore sviluppo nell’opera monumentale “La lupa Capitolata” di quattro metri. La lupa, simbolo fondativo della forza e della grandezza dell’impero romano, viene qui rappresentata come una creatura abbandonata, distesa tra le rovine di una civiltà in declino, con uno sguardo che restituisce rassegnazione.
L’opera è realizzata in biochar, un carbone vegetale ottenuto dalla pirolisi di biomasse e scarti industriali in assenza di ossigeno. Il materiale, scoperto dall’artista grazie all’intuizione della gallerista Velia Littera, da lui definita sua “maestra”, viene utilizzato in modo quasi rituale: piccole quantità sono integrate nelle opere, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e partecipare simbolicamente al sequestro della CO₂.
L’immagine della lupa ricorre anche in un’altra opera, in cui l’animale ulula ed è presente la scritta “in bocca al lupo”. Di fronte a questa espressione e alla consueta risposta “crepi”, l’artista reagisce con disagio, ricordando che il lupo è una delle creature più straordinarie e che la sua bocca non è un luogo di morte, bensì uno spazio di rifugio e protezione. Allo stesso modo, il linguaggio viene decostruito anche nell’espressione “quattro gatti”, scomposta per restituire individualità a un concetto abusato: i felini vengono separati in quattro quadri autonomi in bianco e nero, in cui ogni gatto riacquista la propria unicità e dignità di essere vivente.
Un ulteriore nucleo concettuale della sua ricerca è la “Zoomachia”, termine che rielabora la tradizione della lotta tra uomo e animale (tauromachia) ribaltandone il senso. Qui il conflitto non è distruzione, ma equilibrio naturale. Nelle diverse stanze espositive si consuma uno scontro circolare: un barbagianni si confronta con una volpe, con un geco e con una falena. Se la lotta umana è spesso mossa da violenza ed egoismo, la Zoomachia avviene secondo le leggi della natura in un ciclo necessario al mantenimento dell’armonia globale. La natura diventa così capace di insegnare all’uomo un modo diverso di abitare il conflitto.
In un sistema artistico spesso dominato dall’autoreferenzialità, Cocozza si distingue per una spiccata capacità empatica e per una coerenza profonda tra ciò che crea e ciò che è. Quando racconta le sue creature, si ha l’impressione che stia descrivendo degli esseri viventi con cui ha instaurato un dialogo interiore profondo. Non a caso, in una delle sue prime opere ha scelto il leone come protagonista utilizzando i colori in chiave emotiva e mistica, ricorrendo in particolare al Blu Klein come veicolo di spiritualità pura, vedendo nel predatore una profonda saggezza interiore. È come se, prima ancora di rappresentare l’animale, l’artista avesse cercato di comprenderne l’anima.





