Giovanni Trimani, Guardo solo l’infinito #05, acrilico su tela, 2017. 

Il titolo del progetto nasce da un’osservazione spontanea della curatrice Francesca Bogliolo, che si dichiarò “assediata” dalle opere nello studio dell’artista. Da questa intuizione prende forma un gioco linguistico tra “assedio” e “sedia”, elemento cardine dell’intera ricerca.  L’origine concettuale del progetto risale a una poesia scritta da Trimani nel 2016: Ci sei ancora, che si apre con versi emblematici: 

In questi versi emergono già i nuclei simbolici destinati a strutturare l’intero lavoro: la sedia come presenza silenziosa, la stanza come spazio interiore, l’attesa come condizione esistenziale.

Giovanni Trimani, Chair in the air #14, acrilico su tela, 2019. 

Giovanni Trimani, Carezza, scultura in ferro elettrosaldato, 2019.  
Giovanni Trimani, Chair / man: now.here me #33, acrilico su tela, 2019. 

Un passaggio rilevante nello sviluppo del progetto si verifica nel 2017 con l’introduzione della figura del Chairman. Si tratta della sagoma di un amico dell’artista, scelta per evitare una rappresentazione autoreferenziale. Il termine Chairman introduce un’ ambiguità semantica: da un lato indica il presidente, dall’altro suggerisce l’idea di un “uomo-sedia”.  Nelle opere il Chairman interagisce con la sedia in molteplici modalità: la cavalca, la attraversa, vi si inserisce. Paradossalmente, quasi mai vi si siede davvero. Ciò che interessa all’artista non è la posizione raggiunta, ma il momento in cui si intravede la possibilità di diventare qualcuno o qualcosa. 

L’intera esposizione si configura come un sistema aperto, in cui ogni opera dialoga con le altre. Infatti, il lavoro di Trimani si sviluppa come un processo continuo, in cui anche un gesto minimo come un appunto scritto durante un momento quotidiano può diventare il punto di partenza di una ricerca estesa nel tempo.