“Con i se e con i ma…”
Gianna T, Ricardo Aleodor Venturi
A cura di Giulia Pontoriero
28.06.2026 – 06.09.2026
C’è un gesto che non si impara. Si eredita. Vive nel modo in cui una mano si appoggia sul tavolo, nel passo che precede una soglia, nell’inclinazione della testa quando si ascolta. È un gesto che appartiene a qualcun altro — eppure è diventato proprio.

Studio con Finestra è lieta di inaugurare Domenica 28 giugno ore 18:00 Con i se e con i ma…, mostra bi-personale di Gianna T e Ricardo Aleodor Venturi, a cura di Giulia Pontoriero, con il sostegno di Festina Lente ODV ETS e in collaborazione con Grana Film Lab e Charlie Goodall (Londra). Il progetto espositivo sarà accompagnato dagli interventi di Carlo Pagnini, poeta dialettale, e dalla pratica performativa di Anna Chiarabini.
Con i se e con i ma… nasce da questa zona di confine: il punto in cui due artisti si sono riconosciuti nell’altro, non nell’altro da sé, ma nell’altra da loro — la nonna. Un rapporto intimo, parallelo, fondativo, che ha dato origine a un processo artistico lungo e stratificato: il calco del volto delle due nonne, applicato ai propri corpi, indossato non come maschera di occultamento ma come atto di appartenenza. Diventare l’altra per essere più pienamente se stessi.
Articolate negli ambienti di Studio con finestra un corpo di opere poliedriche e transmediali si raccolgono in un racconto intimo ed eterogeneo: a quattordici fotografie analogiche di medio formato (120mm), si affiancano opere pittoriche acquaforte, video, installazioni sonore e olfattive, sculture e assemblaggi di objets trouvés che gli artisti hanno conservato e nella loro quotidianità. Materiali e linguaggi diversi che convergono su un’unica domanda, lasciata volutamente senza risposta.
Paul Connerton ha mostrato che la memoria non abita nei documenti né nei racconti, ma nei corpi in movimento — nella postura, nel gesto ripetuto, nel ritmo con cui si compie un’azione quotidiana. “Le pratiche sociali corporee non sono semplici espressioni di idee o valori: sono esse stesse la forma in cui quei valori vengono trasmessi e mantenuti in vita.” (How Societies Remember, 1989) Gianna T e Ricardo Aleodor Venturi lo sanno senza averlo teorizzato: il loro processo artistico è iniziato proprio da lì, dall’osservazione e dall’imitazione delle abitudini fisiche delle loro nonne (Anna Chiarabini e Ida Arcangeli), da quella che Merleau-Ponty avrebbe chiamato memoria corporea — il sapere che non passa per la coscienza ma si sedimenta nella carne, nella postura, nel respiro. Il corpo non ricorda: è già il ricordo.
La maschera, in questo progetto, non nasconde. Rivela. Non è uno strumento di finzione ma, come suggerisce Michel Leiris nella sua riflessione sul rito e sull’incorporazione dell’altro (L’Afrique Fantome, 1932), un mezzo attraverso cui il sé si riconosce in una figura che lo precede e lo contiene. Indossare il volto della nonna non è travestirsi — è compiere un atto di continuità, affermare un’appartenenza che il tempo non ha dissolto ma reso visibile.
È in questa dimensione che il lavoro di Gianna T e Ricardo Aleodor Venturi dialoga con la riflessione di Rebecca Schneider sul corpo come archivio vivente: un archivio che non conserva per sottrazione — catalogando, selezionando, escludendo — ma per accumulo di presenze, di gesti che si sovrappongono senza cancellarsi. Le fotografie analogiche della mostra appartengono a questa logica: l’immagine impressa sulla pellicola è contatto fisico, traccia
chimica, residuo di una luce che ha davvero toccato il soggetto. Non rappresentazione, ma impronta.
Al centro del progetto vive una tensione che non si risolve: quella tra chi è ancora qui e chi non lo è più — o non nello stesso modo di prima. Anna, nonna di Venturi, sarà presente durante la mostra in una pratica performativa silenziosa: cucire, con la stessa costanza e lo stesso ritmo di sempre. Ida abita il progetto in modo diverso — nella traccia, nel calco, nel gesto che qualcuno ha imparato a fare come lei lo faceva. Due forme di presenza che non si oppongono ma si cercano, come cercano risposta tutte le assenze che non hanno avuto il tempo di diventare congedo.
La mostra non chiede allo spettatore di osservare da una distanza di sicurezza. Chiede qualcosa di più esposto: di tornare. Di tornare a una voce specifica, a una frase sentita mille volte in cucina o sul balcone, a un detto che sembrava banale e che invece è rimasto. Gianna T e Ricardo Aleodor Venturi invitano chi attraversa le sette sale a fermarsi e ad annotare — su carta, nella propria lingua, nel proprio dialetto — una frase che ricordano essere appartenuta alla propria nonna. Frasi che non stanno in nessun archivio ufficiale, che non sono mai state tradotte, che esistono soltanto nella memoria di chi le ha ascoltate abbastanza a lungo da assorbirle.
Quello che si raccoglie, così, non è solo documentazione sentimentale. È la prova che la trasmissione orale e corporea — quella di cui parla Connerton, quella che Schneider chiama il repertorio contrapposto all’archivio — non è mai davvero interrotta. Vive, frammentata e plurale, nei corpi e nelle voci di chi è ancora qui.
Con i se e con i ma… è il titolo di una mostra che porta il segno dell’incompiuto, del condizionale, di tutto ciò che rimane sospeso tra ciò che è stato e ciò che non si può più sapere. È una domanda tenuta aperta, non per indecisione, ma per rispetto — verso chi non può più rispondere, e verso chi continua a farlo attraverso di noi.

NFO
Opening: Domenica 28 giugno ore 18:00
Studio con Finestra con il sostegno di Festina Lente ODV ETS
Via Campania 21, Pesaro (PU)
In collaborazione con: Grana Film Lab e Charlie Goodall
Altri interventi: Carlo Pagnini (Poeta dialettale), Anna Chiarabini (nonna di Ricardo)
Foto di: Lumaphoto
Grafica di: Arianna Colonnetta
Management artistico: Lucia Camela
Assistente curatrice: Sofia Modenese
studioconfinestra@gmail.com
FB – IG: studioconfinestra





