Zona ArtiGeniale IV edizione – Festival della Gentilezza
tra arte, comunità e post-colonialismo
l’arte è un atto di amore, di gentilezza e condivisione verso chi ci circonda. È stare nel presente e riuscire a raccontarlo, con tutte le sue contraddizioni: sociali, culturali, politiche.
l’urbanità non è solo densità di case o cemento, ma l’anima civile dei luoghi. la gentilezza è la cura dei legami umani e il rispetto del bene comune, mentre la genialità è la capacità creativa di innovare e abitare il territorio con intelligenza e bellezza. si rispecchia nei principi di:
cura e prossimità: creare spazi pubblici che favoriscono l’incontro, l’ascolto e l’inclusione sociale anziché l’isolamento.
rispetto civico: la lotta contro il degrado e l’arroganza attraverso gesti quotidiani di attenzione verso il vicinato e l’ambiente.
rigenerazione umana: vivere un territorio con urbanità gentile vuol dire trasformarlo partendo dalle persone e dai bisogni della comunità.
soluzioni creative: l’intuizione ingegnosa nel risolvere i problemi del territorio (mobilità, verde, spazi vuoti) senza distruggere l’identità locale.
[1] genius loci: richiama lo spirito del luogo, l’armonia profonda che sa unire la storia di una comunità alle sfide del futuro. [1]
Innovazione sociale: l’abilità di inventare nuove forme di convivenza e di economia sostenibile che danno un carattere unico e vitale a borghi e città.
da queste parole del direttore artistico Marco Lais, Zona ArtiGeniale, il Festival della Gentilezza, diventa luogo dove arti visive, performance e musica si incontrano, creano legami e lasciano il segno profondo nella memoria collettiva.

per la quarta volta, il festival rinnova l’invito agli artisti a compiere un atto di gentilezza, a Serrenti, nel cuore del Medio Campidano, presso il Centro d’arte Domu Odilia, sotto l’organizzazione dell’Associazione Culturale SUONA. L’edizione si apre con una residenza artistica intensiva e sperimentale di due giorni, intitolata da colonia a Colonia, a cura di Maurizio Coccia – direttore del centro per l’arte contemporanea Palazzo Lucarini Contemporary (Trevi – Perugia) e docente di storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.
Gli artisti invitati, Gabriele Belloni (Sassari, 1997), Caterina Incani (Cagliari, 2004), Tina Squillace (Parma, 1996) e Stefano Ventilii (Sant’Omero – Teramo, 1997), sono chiamati ad una a proposta molto chiara: niente turismo artistico, niente sfruttamento del territorio. vivere il posto, ascoltarlo, restituire qualcosa. non prendere e andare via, ma lasciare una traccia vera.
Un modello sperimentale che ribalta la logica, ormai diffusa delle residenze artistiche in cui, sotto l’equivoco della pratica di ricerca sul territorio, si attuano una colonizzazione culturale, un’appropriazione indebita di quel territorio. la residenza scardina questa dinamica, fatta di condivisione e di ascolto del territorio e non più logiche estrattive di tipo coloniale. ed è la colonia, il tema da cui partire e dove Belloni, Incani, Squillace e Ventilii sono invitati a interrogarsi. colonia. una parola che in Sardegna pesa, e che qui si declina in tanti modi: colonia penale, sociale, culturale, ideologica.
Gli artisti saranno accompagnati da incontri, visite e momenti di confronto: l’incontro con il poeta e scrittore Davide Forte, che racconterà la sua esperienza di laboratorio di scrittura creativa nelle carceri e il modo in cui l’arte può fiorire anche nei contesti più complessi;
e una serata di portfolio review con Marco Brandizzi (artista visivo e direttore dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila) e Roberto Follesa (musicista e artista visivo). gli artisti vivranno a stretto contatto con la comunità locale, misurandosi con il riverbero – simbolico e concreto – che la parola “colonia” proietta sulla vita quotidiana del paese. Così, tra riflessione, progettazione, convivialità e approfondimento culturale, il processo creativo prende forma nell’incrocio fertile tra tradizione e innovazione, in un “qui e altrove” che appartiene al tempo delle persone.
Questo senso profondo della residenza, nelle parole del curatore Maurizio Coccia si traduce in:
rifiuto dell’esotismo. attraversamenti millimetrici – poiché inevitabili – delle biografie altrui. Rispecchiamento non gerarchico. Simbiosi come evoluzione multilaterale. E l’atto di occupazione (artistica) si fa esercizio di vicinato. Ossia un incontro di comunità. Quel locale e quella artistica. La prima storicamente e socialmente situata, spesso ereditaria e non scelta. La seconda temporanea e volitiva: motivata, intenzionale, finalizzata a uno scopo. Da lì può scaturire un nuovo insieme.
Il 23 agosto, dalle 19:00, a Domu Odilia, gli artisti inaugureranno il festival condividendo la loro pratica con la comunità di Serrenti,non da semplice spettatrice, ma parte attiva del processo attraverso un dibattito aperto – un invito all’ascolto, una pausa breve ma intensa, fatta di dialogo e scambio, capace di sospendere la frenesia della contemporaneità. Un gesto gentile, un modo per scardinare la retorica tossica di certi nazionalismi, che alimentano paura, chiusura e sopraffazione.
La gentilezza, manifesto di Zona ArtiGeniale, è intesa come genialità d’animo: un percorso che dall’ascolto conduce alla comprensione e al rispetto reciproco. Una gentilezza che valorizza il senso di comunità, l’essere uguali e diversi allo stesso tempo, il non giudicare e il riconoscersi a vicenda, in aperto contrasto con le logiche di imposizione che la parola “colonia” evoca.
La serata prosegue alle 21:00 con Ouroboros, la performance sonora di Andrea Sanna, in arte Andrhodes: un intreccio di musica elettronica per laptop, pianoforte, sintetizzatori e campionatori, che indaga il rapporto tra performer e musica autogenerativa, riflettendo su controllo, interazione e imprevedibilità del suono. A seguire, le interazioni sonore di Marco Lais e Federico Coni Maestrodascia in Suoni e Rumori Electro-Artigianal: un ensemble unico che, attraverso strumenti e utensili di ferro e legno, rivestirà la stanza del ferro di nuove suggestioni sinestetiche.
Tutti questi sono attimi fuggenti. Ogni artista è qui e ora, perché la sua contemporaneità lo richiede: senza indugiare, senza aspettare. Perché, parafrasando Hirayama in Perfect Days (2024) di Wim Wenders:
Un’altra volta è un’altra volta, mentre adesso è adesso
– DAVIDE MARIANI





