ATROPHIA: arte e tecnologia in vetrina a Mestre con l’artista Enrico Dedin
Un intervento site-specific nel cuore urbano di Mestre, nell’ambito del progetto espositivo Backup di No Default APS. Tre vetrine sul rapporto tra tecnologia, attenzione e facoltà cognitive, con una riflessione che si estende oltre lo spazio espositivo, tra arte, scienza e filosofia.
Il cervello umano è un organo plastico, capace di evolversi o regredire in relazione all’ambiente in cui è immerso. Oggi, questo ambiente è un’infosfera digitale progettata per catturare l’attenzione, incentivare emozioni immediate e polarizzanti e favorire risposte preconfezionate, reazioni dopaminiche e comportamenti istintivi.
È da questa premessa che prende forma ATROPHIA, l’intervento site-specific dell’artista multimediale Enrico Dedin, parte del progetto espositivo Backup dell’associazione No Default APS, in collaborazione con Centro Culturale Candiani e M9 – Museo del ’900.

L’intervento prenderà forma nelle tre vetrine di Piazzale Candiani, nel centro di Mestre, dove le opere saranno visibili 24 ore su 24, sette giorni su sette, da domenica 18 ottobre fino a domenica 15 novembre. Attraverso installazioni, video, immagini e assemblaggi, Dedin affronta una delle contraddizioni più significative della contemporaneità: siamo costantemente inondati di dati, ma abbiamo sempre meno capacità umane per interpretarli;
l’esperienza fisica è altrettanto minacciata dalla sua rappresentazione virtuale e anche il pensiero è messo a rischio dalla sua simulazione.
Il pericolo, secondo l’artista, non risiede nell’impiego dell’intelligenza artificiale in quanto tale, quanto nella tentazione di rinunciare progressivamente all’esercizio delle proprie facoltà cognitive e non solo. Quando un’abilità non viene esercitata, infatti, tende ad atrofizzarsi: la memoria si indebolisce, la soglia dell’attenzione si restringe e il pensiero profondo perde consistenza.
In questo scenario, il mito moderno della produttività ha progressivamente ridotto lo spazio della noia e dell’otium, condizioni essenziali per allenare la mente alla complessità e lo spirito alla contemplazione.
Le opere principali presentate nelle vetrine, Melting Thinker, Mirrorphones e Digital Tribalism, affrontano il tema da prospettive differenti, intrecciando riflessione filosofica, critica della cultura digitale e osservazione dei comportamenti sociali. A queste si affiancano assemblaggi realizzati attraverso il riuso di materiali elettronici dismessi, nei quali oggetti e componenti appartenenti all’ambiente tecnologico quotidiano vengono ricollocati in configurazioni inedite.
Tra questi, una cornice composta da microchip che accoglie l’immagine surreale della serie fotografica Metamorfosi e un’altalena alterata in cui le catene sono fissate a una tastiera al posto della classica seduta: elementi stranianti che trasferiscono la riflessione sul rapporto tra individuo e tecnologia anche sul piano oggettuale e simbolico.
ATROPHIA si inserisce nella ricerca artistica di Enrico Dedin, orientata a indagare le trasformazioni psicofisiche e socio-antropologiche dell’Età tecnologica. Il suo lavoro si colloca all’intersezione tra umano, artificiale e naturale, utilizzando linguaggi interdisciplinari e dispositivi visivi per interrogare la condizione contemporanea. In questa prospettiva, l’opera non si limita a rappresentare gli effetti della tecnologia, ma ne mette in discussione le logiche e le conseguenze, invitando a recuperare una consapevolezza critica del proprio rapporto con gli strumenti che strutturano la vita quotidiana.
La dimensione di ricerca si estende anche al di fuori dello spazio espositivo, attraverso il coinvolgimento di figure professionali provenienti da ambiti diversi da quello artistico. Dedin ha infatti invitato la dott.ssa Giulia Bovassi, bioeticista, ricercatrice associata presso la Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e docente, e la dott.ssa Azia Maria Sammartano, medico specialista in Audiologia e Foniatria, esperta in disturbi del neurosviluppo, a partecipare a una video-testimonianza che sarà diffusa online parallelamente al periodo di esposizione.
I loro contributi offriranno interpretazioni del tema dell’atrofia contemporanea da prospettive filosofiche, psicologiche e clinico-scientifiche, ampliando il campo di indagine dell’intervento e favorendo un confronto tra competenze e sensibilità differenti.
Questa apertura riflette una precisa concezione del ruolo della cultura nella società, come spiega lo stesso artista: «L’arte contemporanea e la cultura in generale non dovrebbero essere considerate campi di indagine separati dalla realtà e dagli altri ambiti professionali e lavorativi.
È necessario riconoscerle come principi attivi, capaci di amplificare il proprio impatto quando entrano in dialogo con settori che non appartengono strettamente alla sfera creativa».
Il confronto tra arte, scienza e altri ambiti del sapere diventa così parte integrante del progetto, nella convinzione che la capacità dell’arte di generare domande, stimolare il pensiero critico e rendere accessibili questioni complesse possa contribuire a una più ampia consapevolezza sociale. La riflessione sulle tecnologie non si traduce quindi in una loro condanna, ma nella ricerca di un rapporto più consapevole con gli strumenti che accompagnano e trasformano l’esperienza umana, riconoscendo anche il potenziale della cultura nel promuovere benessere individuale e collettivo.
Backup: archiviare il presente
ATROPHIA fa parte di Backup, progetto espositivo di No Default APS nato nell’inverno 2025 in collaborazione con Centro Culturale Candiani e M9 – Museo del ’900, con l’obiettivo di archiviare la memoria e le identità contemporanee del territorio, distinguendo gli elementi significativi della cultura collettiva. Cinque artisti sono stati invitati a presentare interventi site-specific nelle tre vetrine di Piazzale Candiani; il progetto ha inoltre ospitato live set, performance e proiezioni tra l’Auditorium del Centro Culturale Candiani e gli spazi di M9.
Come una copia di sicurezza della memoria del presente, Backup si propone di preservare tracce, esperienze e visioni del nostro tempo, stimolando nuove riflessioni e scambi tra la città e le ricerche artistiche. Lo spazio urbano diventa così il fulcro di una narrazione condivisa, capace di generare ulteriori storie e connessioni. Dopo una pausa di circa un anno e mezzo, il progetto riprende con le sue ultime due mostre, riaprendo un’occasione di incontro e confronto con il pubblico.
Enrico Dedin
Enrico Dedin (Treviso, 1996) è un media artist e art director residente a Fossalta di Piave, nella Città Metropolitana di Venezia. Si è laureato con lode in Nuove Tecnologie dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2013 ha esposto in Italia e all’estero, partecipando, tra gli altri, a The Wrong Biennale, IV Cairotronica, Durrës International Biennale of Contemporary Art, XVI Videoart Yearbook, a cura del critico d’arte Renato Barilli, e alla Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa.
Le sue opere sono state presentate anche al MAMU di Bogotá, Blue Square di Seul, MACZUL di Maracaibo, MACA di Alicante e LACDA di Los Angeles. È incluso nel volume L’arte del XXI secolo di Viviana Vannucci e nel catalogo di Heure Exquise!, distributore francese delle collezioni audiovisive del Musée du Louvre e del Musée d’Orsay.
Informazioni
ATROPHIA di Enrico Dedin
Intervento site-specific nell’ambito di Backup
18 ottobre – 15 novembre 2026
Tre vetrine, Piazzale Candiani, Mestre
Visibile 24 ore su 24, sette giorni su sette.
https://www.nodefault.net/atrophia





