In questa nuova uscita, lasciamo raccontare Sara Fosco: “Corrado Cagli: l’arte come dialogo transatlantico e comunità”
Corrado Cagli: l’arte come dialogo transatlantico e comunità
Ultimo weekend per visitare a Palazzo Corvaja la mostra “Nostoi. Roma New York Taormina”. Un dialogo a due voci con il direttore artistico Franco Baldasso e il curatore Raffaele Bedarida.
di Sara Fosco
Siamo al rush finale per visitare a Palazzo Corvaja, a Taormina, la mostra Corrado Cagli: Nostoi. Roma New York Taormina, dedicata a una delle figure più originali, complesse e internazionali del Novecento artistico italiano. Promossa da Babilonia Centro di Lingua e Cultura Italiana in collaborazione con l’Archivio Corrado Cagli di Roma, la Fondazione Taormina, il Comune di Taormina, il Bard College di New York e la Sapienza Università di Roma, l’esposizione si avvale della curatela di Raffaele Bedarida e della direzione artistica di Franco Baldasso.

Un progetto che nasce nel solco del rinnovato interesse internazionale per l’artista (1910-1976), culminato nella prima grande mostra al Center for Italian Modern Art (CIMA) di New York nel 2023, e che trova oggi il suo ideale compimento a Taormina. Il catalogo della mostra, pubblicato da Dario Cimorelli Editore e curato da Bedarida e Baldasso insieme ai contributi scientifici di Yasmin Riyahi e John G. Champagne, elegge proprio il concetto di nostos, il ritorno, a chiave interpretativa dell’intera vicenda umana e figurativa di Cagli. Un percorso itinerante che tocca anche Casa Cuseni – Fondazione Kitson (guidata da Franco Spadaro e con la collaborazione di Antonio Bifera), dove è esposta la celebre opera Piccolo processo (1970).
Abbiamo incontrato i due protagonisti per farci raccontare la genesi e le intuizioni di questo straordinario progetto.
Parte I – La rete transatlantica e l’arte come conversazione
Intervista a Franco Baldasso
(Associate Professor di Italian Studies al Bard College di New York, Fellow dell’American Academy in Rome e direttore artistico della mostra)
In mostra emergono i suoi legami con Steinberg, Berman e Cartier-Bresson. Dal punto di vista storico-critico, questi rapporti vogliono ridefinire Taormina come un hub cosmopolita attivo o resta una testimonianza di relazioni private?»
Domanda interessante. È una fortissima testimonianza di quello che è stato perché Taormina è stata un hub intellettuale ma anche una città in cui si faceva grande cultura! Tutta quanta la stagione del Grand Tour, da Goethe in poi è stato un momento in cui si creavano miti: il mito di Taormina, l’idea del classicismo eccetera. La gente veniva qua lavorava e collaborava! Cagli in un certo senso capisce questa situazione e la porta a vanti a modo suo, anche interessandosi al calcio e agli aspetti civili, come la mostra testimonia. È la sua maniera personale, non diversa da quanto aveva già fatto a Roma ed anche a New York di concepire l’arte come conversazione, come discorso collettivo, nel saggio ne parlo espliciatamente. Le sue conversazioni testimoniano l’arte come una pratica come, qualcosa che molto spesso si perde…
Ha anticipato la mia domanda, stavo per chiederle come convivevano in Cagli l’avanguardia intellettuale-artistica e la vocazione popolare? Ci siamo risposti?
Ci siamo risposti. Infatti la mostra di New York aveva una certa identità, ma arrivati qua abbiamo cambiato un sacco di cose, e fortunatamente! Non soltanto per quanto riguarda l’allestimento, ma proprio le stesse opere perché volevamo essere in dialogo e in un certo senso riproporre quel dialogo che Cagli stesso aveva portato a Taormina. I libri con Dolci – attivismo politico – , o il disegno presentato a Casa Cuseni, dedicato al giudice Navarra, raccontano di una conversazione dell’arte aperta a tutti i versanti.
Ma questa conversazione era uno scambio estetico o si trattò di una rete di sopravvivenza politica e intellettuale?
Il fatto è questo: è sempre difficile fare della biografia e spiegare le opere. Cagli è stato un esule e sa benissimo cosa vuol dire. Tutte le esperienze documentate qui impattano sui suoi disegni, sui suoi quadri. Se c’è una cosa che mi piace di Cagli è che non c’è distacco tra arte e vita. Soprattutto i giovani lo amano: l’ho visto a New York, ma lo vedo anche qui. Perché racconta tutte queste cose, è una forma d’arte che loro sentono.

Parte II – L’identità plurale e il falso mito del “ritiro”
Intervista a Raffaele Bedarida
(Docente di Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza Università di Roma, storico dell’arte ed esperto internazionale di Cagli, di cui cura il catalogo generale)
Qual è il suo vero ruolo nella storia dell’arte del ‘900?Alla fine di queste due esperienze Cagli è molto più di un pittore della scuola romana, molto più di un pittore italiano in esilio.
Credo che negli ultimi anni ci sia più attenzione e capacità di guardare a figure internazionali. Cagli è una figura che ha collaborato che ha messo in contatto mondi. Aspetto fondamentale. Sopratutto in Italia siamo concentrati sulle scuole romane. I milanesi parlano di Milano, i romani parlano di Roma, oppure a livello nazionale. Invece una figura come Cagli che mette in contatto il mondo degli esuli europei con gli Stati Uniti, poi li porta in Italia e favorisce tutte queste collaborazioni, sicuramente dà uno spessore che fino ad ora non gli si vedeva. Non è solo a livello fattivo ma anche proprio della ricerca artistica: Cagli è uno che cerca un linguaggio che metta in contatto mondi. Un altro aspetto fondamentale è quello dell’identità: è un artista che lavora sulla complessità dell’identità non come fatto risolto e univoco, ma come qualcosa di complesso e ridefinito continuamente rispetto al contesto: che sia un artista gay, che sia un artista ebreo, che sia italiano, il soldato, l’attivista politico. Per lui è importante che tutti questi elementi coesistano e si rapportino al mondo con cui ha a che fare.
Per esempio nelle conversazioni di oggi si è parlato del Cagli che ha a che fare con la squadra di calcio, che porta gli intellettuali e i poeti ovunque vada. In ogni caso è un artista che crea delle comunità e con questa comunità costruisce un senso identitario. Oggi si parla di intersezionalità : questa idea di un’identità negoziata con le situazioni è un fatto che si inizia a capire ora. Quando ho portato i miei studenti, giovani, che stanno studiando per diventare artisti, in Cagli si sono riconosciuti. Non rientra nella visione romantica dell’artista isolato nel suo studio a cercare l’ispirazione: è un artista che crea dei nessi con i luoghi e le persone.

Il mercato e la storiografia ufficiale hanno impiegato così tanto tempo a riconoscere la complessità di Cagli rispetto ad altri maestri della sua generazione? Possiamo dire che non erano pronti?
Beh, sì.
Ok, ultima domanda. Come si evita di far apparire questo “Nostos” di Cagli il ritiro ad una vita disimpegnata, quando invece è un punto di evoluzione della sua ricerca?»
Quando abbiamo tirato fuori questo titolo abbiamo anche valutato questo rischio. Perchè poteva risultare un po’ un titolo erudito, col riferimento ad Omero, ed anche il concetto di home coming.
Nostoi è un ritorno impossibile, una ricerca di radici con la consapevolezza che queste radici in realtà non sono mai definitive. È per questo che abbiamo voluto chiudere la mostra con Le siciliane, che appunto sembrano radici, elementi che partono da terra ma diventano luoghi labirintici, lisergici. Cagli è un artista che in questo ultimo periodo è attivo, lo abbiamo visto: si impegna per la lotta antimafia, vuole costituire un museo, fonda una squadra di calcio, allo stesso tempo firma il primo memoriale all’olocausto a Carpi, e a Göttingen un monumento alla Notte dei Cristalli: si confronta verso la fine della propria vita con una produzione che non aveva mai affrontato. Quindi decisamente non di ferma.
Ciò che la mostra di Palazzo Corvaja e le parole di Franco Baldasso e Raffaele Bedarida ci consegnano non è il ritratto consolatorio di un maestro consegnato alla storia, ma il profilo di un artista scandalosamente contemporaneo. In un’epoca che spesso ci chiede di semplificare le nostre identità o di tracciare confini netti e definitivi, la parabola di Corrado Cagli dimostra che l’arte è un atto di sconfinamento: tra Roma e New York, tra l’impegno civile e la ricerca estetica, tra la memoria del trauma e la costruzione di una comunità. Il suo Nostos non è un approdo finale, ma una bussola per continuare a interrogare il presente. C’è tempo fino a questo weekend per fare esperienza di questa lezione di libertà.
Chi è Raffaele Bedarida?
Insegna Storia dell’arte contemporanea alla Sapienza Università di Roma. Ha insegnato a Cooper Union a New York (2013-2024) e ha lavorato nei dipartimenti di Educazione per adulti e Attività accademiche del MoMA e del Solomon R. Guggenheim Museum (2009-2016). Tra i suoi libri si ricordano, Corrado Cagli: La pittura, l’esilio, l’America (2018; edizione inglese 2023), Exhibiting Italian Art in the United States from Futurism to Arte Povera (2022), Curating Fascism: Exhibitions and Memory from the Fall of Mussolini to Today, co-curato con Sharon Hecker (2023), We don’t need no education. L’educazione dell’artista e per l’artista dal 1900 a oggi (2026). È stato vincitore di borse internazionali, tra cui:
CIMA, Terra Foundation of American Art, Italian Council e Andy Warhol Foundation. Tra le varie esperienze curatoriali, è stato fondatore e direttore di Davar, uno spazio indipendente di arte contemporanea a Roma (2004-2007), chief curator di Harlem Studio Fellowship, una residenza per artisti a New York (2007-2011), ed ha curato numerose mostre in Italia e negli Stati Uniti, tra cui Transatlantic Bridges: Corrado Cagli al CIMA di New York nel 2023. Riconosciuto internazionalmente come esperto di Cagli, sta collaborando con l’Archivio Corrado Cagli di Roma alla realizzazione del catalogo generale dell’ opera dell’artista.
Chi è Franco Baldasso?
È Associate Professor of Italian Studies presso il Bard College di New York, fellow dell’American Academy in Rome, dove è membro del Council of the Society of Fellows, e insieme a Franca Sinopoli co-direttore della scuola estiva “The Cultural Heritage and Memory of Totalitarianism” presso la Sapienza Università di Roma, dove è inoltre membro del “Collegio del dottorato in italianistica”. Tra le sue pubblicazioni in volume: Il cerchio di gesso. Primo Levi narratore e
testimone (2007), Curzio Malaparte, la letteratura crudele. Kaputt, La pelle e la caduta della civiltà europea (2019). Ha inoltre curato i volumi Eredità culturale e memoria dei totalitarismi (2024), and 50 Years after La Storia. Elsa Morante beyond History (2024). La sua monografia in inglese Against Redemption: Democracy, Memory and Literature in Post- Fascist Italy (2022), ha ricevuto negli Stati Uniti il Helen and Howard R. Marraro Prize in Italian History, ed è
recentemente uscita in Italia per Marsilio con il titolo Verso quale redenzione. Democrazia, letteratura e memoria dopo il fascismo (2026). Per le sue ricerche sulle culture della modernità ha ricevuto premi quali il 2019 Rome Prize in Modern Italian Studies, e borse da istituzioni internazionali, tra cui l’American Philosophical Society, il Remarque Institute presso la New York University, la Civitella Ranieri Foundation, e la A. W. Mellon Foundation.
Chi è Babilonia Centro di lingua e cultura italiana?
Con sede a Taormina, Babilonia è, da oltre trent’anni, il centro d’eccellenza per lo studio della lingua e della cultura italiana in Sicilia. La scuola si distingue per un approccio didattico basato sul metodo comunicativo, che integra l’ apprendimento linguistico con una profonda immersione nella storia, nell’arte e nelle tradizioni siciliane. Accreditata dai principali enti nazionali e internazionali, tra cui l’Università per Stranieri di Perugia, il MIM, IALC e Asils; Babilonia offre un’esperienza formativa completa, pensata per chi desidera non solo padroneggiare la lingua, ma vivere autenticamente la cultura italiana. SCOPRI QUI





