
Festa Plurale
16, 17 e 18 Ottobre 2026
I Morticelli, Largo Plebiscito, Salerno
Qual è il nucleo progettuale da cui è nato il festival e quali urgenze creative ne hanno guidato lo sviluppo iniziale?
Plurale nasce con l’intento di indagare il ruolo degli spazi pubblici come luoghi di cura e relazione per tutte le comunità, umane e non umane. La rassegna rappresenta un’occasione per restituire ciò che abbiamo realizzato in oltre un anno di progetto, mettere in discussione ciò che abbiamo imparato insieme alle comunità e trasformarlo in nuove possibilità di sperimentazione condivisa e vuole cercare di rispondere alla domanda “se una programmazione culturale provasse a non dimenticare nessuno?”
La programmazione si sviluppa attorno a tre nuclei tematici, comunità, accessibilità e queerness, tenendo come riferimento una prospettiva intersezionale. Il tema della comunità viene affrontato anche nelle sue dimensioni intergenerazionale e interspecie, mentre l’accessibilità e la queerness diventano lenti attraverso cui interrogare gli spazi che abitiamo, le relazioni che costruiamo e le modalità con cui partecipiamo alla vita culturale.
Nella costruzione del programma abbiamo riflettuto sul concetto di effetto rampa: un’espressione che descrive come una soluzione progettata per rispondere a un’esigenza specifica, come una rampa per persone con disabilità, possa generare benefici anche per molte altre persone, ad esempio genitori con passeggini, corrieri o viaggiatori con bagagli. Questo principio ci invita a riconoscere come l’attenzione ai bisogni individuali possa contribuire a ripensare gli spazi e i servizi in una prospettiva più ampia, facendo emergere esigenze che spesso non vengono riconosciute finché qualcuno non le rende visibili. Allo stesso tempo, l’accessibilità non può essere giustificata soltanto attraverso i benefici che produce per la maggioranza. Esiste il rischio che, nel presentarla come una soluzione vantaggiosa per tutte e tutti, si finisce per oscurare le esigenze specifiche delle persone con disabilità e delle comunità marginalizzate. L’accessibilità è prima di tutto un diritto, che deve essere riconosciuto e garantito nella sua specificità, senza subordinare i bisogni delle singole persone a un’idea astratta di universalità.
È proprio su questo elemento che si inserisce Festa Plurale. Il progetto intende mostrare come l’accessibilità riguardi tanto le persone che incontrano barriere quanto le organizzazioni: crediamo che l’accessibilità debba diventare una pratica culturale da integrare fin dall’inizio nella progettazione di ogni attività, non un intervento aggiuntivo o una soluzione da adottare a posteriori, pur riconoscendo però le difficoltà organizzative ed economiche che un approccio di questo tipo può comportare, soprattutto per le realtà culturali di piccole dimensioni.

Quali sono gli obiettivi prioritari dell’evento e quale impatto specifico si prefigge di generare sul tessuto culturale e creativo locale?
Festa Plurale si sviluppa lungo tre direttrici principali, che definiscono gli obiettivi della rassegna e ne orientano la programmazione: restituire, coinvolgere, aprire nuove domande.
Restituire significa raccontare il percorso di Plurale tra il 2025 e il 2026, condividendone gli apprendimenti, le sperimentazioni e le prospettive future. Questa restituzione prenderà forma attraverso diversi strumenti, tra cui la presentazione di un nuovo numero della rivista Plurale, dedicato alla queerness; e un allestimento nella chiesa de IMorticelli che ripercorre alcune delle riflessioni realizzate nell’ambito del progetto.
Il tema del coinvolgere l’abbiamo inteso come attivazione delle comunità a cui Plurale si rivolge, creando occasioni di partecipazione che tengano conto delle loro esigenze. La rassegna intende coinvolgere persone con disabilità fisiche e cognitive, comunità sottorappresentate, tra cui le comunità LGBTQIA+, e persone di diverse fasce d’età, dai più piccoli agli anziani, attraverso attività aperte a tutte e tutti, per favorire una partecipazione quanto più possibile accessibile e significativa.
Infine, aprire nuove domande significa trasformare l’esperienza di Plurale in un punto di partenza per nuove sfide, interrogandosi su come il Punto di Comunità iMorticelli possa proseguire il proprio percorso verso una maggiore accessibilità anche oltre la cornice del progetto. L’obiettivo è dotarsi di nuovi strumenti che possano rispondere ai bisogni delle singole persone. Questo processo richiede di tradurre le riflessioni in obiettivi concreti, anche ambiziosi, capaci di orientare il lavoro nel medio e lungo periodo per poterci misurare con nuove forme di accessibilità e partecipazione.
Quali criteri hanno guidato la scelta della location e come questo spazio contribuisce a definire l’identità e l’atmosfera del festival?
La chiesa di San Sebastiano al Monte dei Morti, oggi Punto di Comunità iMorticelli, è lo spazio che abbiamo scelto di abitare e vivere quotidianamente. Ogni attività che realizziamo nasce da un confronto costante tra i bisogni delle persone e le caratteristiche del luogo: lavoriamo con le risorse a disposizione, conoscendo le potenzialità e i limiti dello spazio e adattando la programmazione alle sue specificità. Nel tempo abbiamo costruito un ecosistema di pratiche e relazioni che ci permette di valorizzare anche gli spazi più contenuti, rendendoli funzionali alle diverse esigenze.
Grazie al progetto Plurale, il rifacimento della piazzetta antistante la chiesa e la congrega ci ha permesso di ampliare ulteriormente le possibilità di utilizzo dello spazio, rendendo anche lo spazio esterno più abitabile e fruibile. Un intervento che ha ampliato le occasioni di vivere lo spazio collettivamente anche all’esterno.

Come sono organizzate le attività per permettere a persone con esperienze diverse di incontrarsi e confrontarsi?
La Festa Plurale, in programma a Salerno dal 16 al 18 ottobre, si articola in tre giorni di laboratori, incontri, musica e performance per rispondere a una domanda: e se una programmazione culturale provasse a non dimenticare nessuno?
In parallelo alla programmazione, si svolgerà Bandiere Plurali, un laboratorio intensivo di tre giorni rivolto a grafici, designer, illustratori e appassionati delle arti visive. Per la prima volta a Salerno, Mauro Bubbico, grafico di fama internazionale, e Roberto Lenza, designer specializzato in grafica ed editoria, guideranno i partecipanti nella progettazione di nuove bandiere capaci di rappresentare le comunità del centro storico. Il percorso parte dall’esplorazione condivisa dei segni della memoria e del paesaggio urbano, per tradurli in nuove forme di rappresentazione collettiva.
Venerdì 16 ottobre, la prima giornata di attività, è dedicata al tema della comunità. Si apre con Dance Well, una pratica artistica che porta la danza negli spazi culturali e museali, rivolta principalmente, ma non esclusivamente, a persone che vivono con il Parkinson o altri disturbi del movimento. Segue Borgo Chimera, laboratorio creativo per bambine, bambini e famiglie durante il quale, attraverso la modellazione di creature immaginarie, i partecipanti daranno vita a un borgo collettivo e ne scriveranno una carta dei diritti. La giornata prosegue con la musica dal vivo di Ilaria Graziano, accompagnata dalla performance in Lingua dei Segni Italiana (LIS) di Zena Vanacore, e si conclude con il DJ set di Sexy Pummarola. Per quest’ultimo appuntamento saranno disponibili, su richiesta, giubbotti sensoriali vibranti, per sperimentare la musica anche attraverso le vibrazioni.
Sabato 17 ottobre, il focus si sposta sull’accessibilità, per interrogarsi sulle condizioni necessarie a rendere gli spazi e le esperienze culturali realmente accessibili. Un tavolo tecnico, condotto da Miriam Mandosi, consulente e progettista culturale esperta in accessibilità del patrimonio culturale, coinvolgerà enti, musei, fondazioni e organizzazioni in una riflessione sulle prospettive del territorio e sulla possibilità di costruire una strategia condivisa di welfare culturale. Accanto al confronto tra professionisti e organizzazioni, la giornata propone esperienze che permettono di sperimentare concretamente differenti modalità di partecipazione. Tra queste, Convibro Sound Experience, un laboratorio partecipativo di musica e percussioni a cura di Francesco Fasanaro in cui, con strumenti olistici e a percussione, si comporranno insieme suoni e ritmi. In serata, segue il concerto di Matteo Alieno, accompagnato anche in questo caso dalla performance in LIS di Zena Vanacore. La giornata comprende inoltre Disegnare comunità, un dialogo con Mauro Bubbico e Roberto Lenza, in collaborazione con Assafà Festival, dedicato al ruolo delle arti grafiche nella rappresentazione delle identità e delle comunità di un territorio.
Domenica 18 ottobre, l’ultima giornata, è dedicata alla queerness: il programma prevede la presentazione del terzo numero della rivista Plurale, nata nell’ambito dell’omonimo progetto come spazio editoriale di racconto e confronto. La presentazione sarà accompagnata da un live painting del fumettista Alec Trenta e seguita da Eterofobo 2.0, il nuovo spettacolo di stand-up comedy di Gabriele Piazza.
La giornata segna anche la conclusione del laboratorio Bandiere Plurali, con l’installazione delle bandiere realizzate collettivamente: un dispositivo di rappresentazione e riconoscimento, pensato per dare forma e visibilità alle comunità del centro storico di Salerno. L’intero percorso sarà documentato dalla regista e documentarista Giulia Rosco, che indagherà i temi dell’accessibilità e delle comunità.
A favorire l’incontro tra esperienze differenti contribuisce anche il coinvolgimento delle realtà del territorio, tra cui ENS Salerno, AUSER e associazioni impegnate nell’ambito del Parkinson e dell’Alzheimer. La dimensione partecipativa della Festa non si esaurisce nei singoli appuntamenti: iMorticelli rimane uno spazio aperto in cui fermarsi, conversare e condividere impressioni, favorendo il confronto informale tra persone e comunità anche dopo la conclusione delle attività.

Qual è l’elemento di rottura o la sfida più grande che questo progetto lancia al modo tradizionale di fare cultura oggi?
La sfida più grande di Plurale è mettere in discussione il modo tradizionale di fare cultura, sperimentando un approccio intersezionale, capace di riconoscere la pluralità dei bisogni, delle identità e delle modalità di partecipazione.
Plurale nasce infatti dall’esigenza di esplorare il ruolo della cultura nell’affrontare le sfide contemporanee dell’inclusione e dell’accessibilità, ripensando gli spazi pubblici come spazi di cura, relazione e convivenza tra comunità umane e non umane.
L’elemento di rottura sta nel passaggio dal fare cultura per le comunità al fare cultura con le comunità, considerando l’accessibilità e l’inclusione come princìpi che orientano l’intero processo culturale.
Non pretendiamo di avere tutte le risposte, ma vogliamo mettere in discussione pratiche consolidate e sperimentare nuove possibilità di partecipazione, a partire da una domanda tanto semplice quanto radicale: e se una programmazione culturale provasse a non dimenticare nessuno?
Chi BLAM?
Blam è un collettivo fondato da architette, oggi APS e team multidisciplinare che, dal 2018, progetta e attiva processi di rigenerazione urbana a base culturale via innovazione sociale con particolare attenzione al tema del riuso del patrimonio. Blam accompagna le comunità nello sviluppo di strategie urbane per la creazione di spazi del possibile, facilita percorsi di comunicazione e co-progettazione tra cittadinanza e amministrazioni pubbliche e abita spazi vuoti delle città, restituendo loro nuova vita attraverso processi di ricerca-azione. In altre parole, Blam ha scelto di non costruire nuovi edifici, ma di dare nuova vita all’esistente, rendendo le amministrazioni più sensibili al cambiamento e le persone protagoniste dei processi di riappropriazione della città.
Nel 2018, Blam ha avviato il processo di riuso dell’ex chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti, nel centro storico di Salerno. Edificio del XVI secolo, dopo circa quarant’anni di abbandono, oggi è un Punto di Comunità: uno spazio ibrido in cui si sperimentano nuove forme di welfare culturale e si tessono relazioni intergenerazionali, coinvolgendo le comunità in processi di trasformazione e cura della città e delle persone che la abitano.
In quanto Punto di Comunità, iMorticelli intercetta i desideri e i bisogni sociali di chi vive il quartiere attraverso servizi di prossimità e una programmazione culturale che comprende sia grandi eventi sia piccoli dispositivi capaci di animare la quotidianità e rendere vivo il luogo per le persone che lo attraversano e lo abitano. Teatro, cinema, sala concerti: iMorticelli non è niente di tutto questo, ma tutte queste cose insieme. È uno spazio ibrido che ospita e incuba esperienze performative, musicali e artistiche dalla natura interdisciplinare, formativa e sperimentale. Gli eventi diventano piccoli processi partecipativi in cui le comunità assumono un ruolo attivo e sono coinvolte a stretto contatto con artistə e professionistə. All’interno di iMorticelli è presente anche una caffetteria sociale, uno spazio informale in cui incontrarsi, bere qualcosa, mangiare e conoscersi. I ricavi della caffetteria sociale contribuiscono alla realizzazione della programmazione culturale.
Tra le fondatrici di Blam, Alessia Elefante e Ludovica La Rocca: Alessia, laureata in Restauro e in Architettura, con master in rigenerazione urbana e innovazione sociale presso lo Iuav di Venezia, è project manager e progettista culturale. Ludovica, Phd in valutazione e pianificazione, assegnista di ricerca presso il DiARC e docente del Master U-Rise – Rigenerazione urbana e innovazione sociale – dell’Università IUAV di Venezia, si occupa dello sviluppo di strategie di rigenerazione urbana a impatto sociale.





