La nuova rubrica “Eadem Mutata Resurgo” di Tommaso Cimino
Eadem

Un piccolo prologo

Ragionando sui versi, sul comporre, sul ritmo e la struttura di una poesia, mi sono presto arreso a un caldo che obnubilava e suggeriva astrattezze – cosa mai buona, in poesia. Eppure un ritmo si era insinuato e richiamava a sé, più delle parole, l’alternanza di esse nella lunghezza dei versi.
11 sillabe, 7 sillabe: sono grosso modo la norma dei versi italiani più frequentati fin dalle origini medievali della nostra letteratura; “endecasillabi”, “settenari”, con i termini tecnici.

Ora: io mi arrovellavo sulle forme chiuse (ai sonetti ho dedicato la maggior parte dell’attenzione, e vi ho scritto un libro che è uscito nel 2026 per mettere alla prova le mie possibilità con questa struttura; ho praticato i madrigali, le strofe saffiche…) e quell’alternanza di 11 e 7 sillabe, per chi ha ancora un po’ di memoria della scuola, ha solo un nome – canzone. La forma più nobile, di certo la più ardua anche rispetto a quelle meccanicamente più complicate (la sestina su tutte), la struttura più difficile: insomma, un’arrampicata dell’ottavo grado per chi scrive, anche abitualmente, poesie.
Ho deciso che non avrei provato a comporre nella maniera tradizionale.

Alternando endecasillabi e settenari avrei cercato di creare un avvitamento, una treccia, una spirale lungo il testo, seguendo le dita della mano, dunque con una struttura di questo tipo (segmento le “dita” per maggior chiarezza): 11-7; 11-11-7; 11-11-11-7; 11-11-11-11-7; 11-11-11-11-11-7; 11-11.

A dirlo in maniera più compatta, indicando con E gli endecasillabi e con S i settenari, la struttura a spirale è E-S, 2E-S, 3E-S, 4E-S, 5E-S, 2E. Le trecce e le spirali e il fenomeno dell’entanglement, per il mio amore verso la matematica e le scienze, mi sono sempre piaciute; la spirale logaritmica in particolare, che resta sempre identica a sé dopo tutte le trasformazioni che possono esserle applicate.


L’equilibrio dei versi, tronchi o ipermetri, ad esempio, è più volte mostrato.
La scansione ed il raggruppamento in strofe, anche non coincidenti con le “dita” strutturali, sono in alcuni casi ordinati e separati, altre volte invece restano compatti; e qui infatti si dovrebbe affrontare la questione stilistica delle “spire”, che non sono semplici “strofe” rispetto alla struttura, rispetto al contenuto e rispetto alla sintassi del discorso linguistico prima e poetico poi.
La natura dei versi “spezzati” su due o più righe (principalmente, è chiaro, gli endecasillabi per evidenti ragioni di lunghezza, ma non esclusivamente essi) è stata altrettanto necessaria per la coerenza dello stile, e però pone ovviamente delle questioni interessanti.
La presenza o meno di un titolo, integrato col testo in quanto verso settenario; e la questione correlata riguardo la gestione delle “voci” interne al testo, l’allineamento tipografico di esse, il rapporto con gli incisi e le parentesi mi hanno incuriosito molto, e potrebbero generare delle discussioni quindi.
Una questione grandissima, infine, e che qui è posta in maniera operativa e ancor più problematica in un componimento, sull’uso espressivo della punteggiatura, in particolare delle virgole, mi ha posto un ragionamento sulla “musicalità implicita” del testo, anche senza affrontare il problema di una sua resa nell’oralità e perciò nella recitazione/interpretazione attoriale.

Chi è Tommaso Cimino?

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