Reggio Calabria
Fiorella Cogliandro
ORACULUM FEMININUM
Non si è mai uguali a se stessi troppo a lungo, perché a volte, dopo una lezione imparata, una parte del sé, legata alle vecchie esperienze, muore per lasciare spazio a un’altra. Il ciclo vitale biologico femminile ha un ritmo che può essere letto nelle immagini simboliche di nascita-morte-rinascita, una metamorfosi ciclica che interessa tutto il corpo fisico e mentale, più e più volte. Non si è mai una sola persona, ma una moltitudine, che può spiegare, simbolicamente, la natura sfaccettata del femminino.
Emergono per esempio quattro archetipi: quattro come gli elementi, le stagioni, i punti cardinali, le fasi lunari, le fasi dell’Opera alchemica. Quattro modi di occupare lo spazio attorno (e dentro) di sé, che si influenzano tra loro, prevaricano, si ritirano, aspettano, accolgono. Ognuno porta in sè le tracce dell’altro: come gli elementi naturali, creano e distruggono; come la luna, splendono e si oscurano, senza cessare di esistere. Contengono forze opposte in dialogo, come Yin e Yang, animus e anima. Questi quattro archetipi si inseriscono in una lunga tradizione di riflessione simbolica sul femminino, qui reinterpretata attraverso un sistema contemporaneo di quattro figure, che non sono verità universali che pretendono di rispecchiare l’interiorità di tutte le donne, nè definiscono come una donna è o dovrebbe essere. Sono figure simboliche che esprimono le diverse interpretazioni delle tensioni dell’anima durante le trasformazioni. Tuttavia, le ricerche sugli archetipi dell’essere non sempre arrivano a descrivere ogni insenatura, ogni anfratto dell’anima di ciascuno, e rivelano spesso limiti e approssimazioni; pertanto è importante la consapevolezza che quattro simboli, pur non essendo sufficienti a descrivere l’intera persona, ne racchiudano parti preziose: la Madre, l’Incantatrice, la Strega, la Fanciulla.
L’armonia di queste quattro identità dentro un solo corpo non sempre è possibile, soprattutto se dall’esterno si impone un modello rigoroso da rispettare che non contempla la complessità della persona, ma premia la prevedibilità, l’omologazione, e guarda con sospetto ciò che è mutevole, contraddittorio, selvatico. Il ciclo produttivo moderno, per esempio, può essere rappresentato come una linea orizzontale: avanza, produce, non si ferma; accumula, rende, è un percorso fatto di obiettivi. Il ciclo biologico è invece anche verticale, e un’alternanza di saliscendi, di immersioni ed emersioni tra le fasi più oscure (la Strega, l’Incantatrice) e quelle più rassicuranti (la Madre, la Fanciulla). Il ciclo biologico mette in discussione l’idea contemporanea che un momento di stasi possa essere una regressione sospetta e che la trasformazione debba essere un assetto definitivo senza possibilità di ripensamenti e dubbi: è la prova che non si raggiunge mai una forma definitiva, ma si è sempre in ricerca e in evoluzione: il processo di crescita o di guarigione non sempre è lineare e risolto, ma alla stregua di un’onda conosce momenti di calma e momenti di inquietudine.
Questa teoria presenta una corrispondenza tra ciclo biologico femminile e fenomeni esterni non necessariamente legati ad esso, come le fasi lunari. I risultati degli studi scientifici non danno per assoluta questa correlazione: essa è soltanto uno dei tanti specchi che riflettono la pluralità del sentire, un simbolo astrale. Infine, questo cursus non è un privilegio esclusivo di un corpo in stato fertile. Il sangue mestruale è soltanto uno dei tanti linguaggi in cui si esprime questo ritmo: le fasi possono essere rappresentate dal ciclo delle stagioni, dalle vicissitudini della psiche, da altre contingenze. L’assenza del ciclo mestruale, per scelta o condizione, non nega il processo: l’anima continua la sua metamorfosi.

La Madre è capacità di accogliere ciò che non ha ancora spazio. Protegge e contiene. E’ rifugio caldo e fertile, nutrimento. E’ acqua, avvolge e culla tra le onde. La consapevolezza piena che non crea solo biologicamente, ma immagina, costruisce, custodisce con morbidezza. La manifestazione di una natura benigna, e non maligna di leopardiana memoria. La Madre non esaurisce il suo essere accudendo un figlio. Crea opere, nutre infinite possibilità.
Tuttavia, l’acqua può anche sommergere, straripare incontrollata, annegare e trattenere ciò che essa stessa ha generato. Non è una forza statica: la marea si alza e si abbassa, influenzata dall’astro lunare che qui trova il suo massimo splendore.
La luna comincia a non essere del tutto visibile. L’energia, quando non è diretta alla sessualità, è creativa ed immaginativa. Leggera come l’aria, libera ma consapevole e a volte imprevedibile: è brezza sottile e a volte tempesta, vivace ed emotiva. Intuizione di ciò che ancora non si manifesta, delle sfumature, è espressione della magia interiore e abita con agilità uno spazio liminale tra le convenzioni sociali e la selvaticità atavica. Sente la presenza dell’Altro, grazie a cui può sentirsi più intera, e rivolge il proprio desiderio per unire la propria Anima con l’Animus attraverso incantesimi evolutivi.
Ma può farsi sopraffare: la stessa sensibilità che la porta a sentire l’energia del cosmo, la fa diventare improvvisamente inquieta. Percepisce che il corpo si sta preparando ad un lutto inspiegabile. Perché?

La luna non è più visibile. La possibilità della nuova vita si interrompe. Il luogo che si era preparato ad accogliere l’ovulo sanguina. L’armonia dell’incantatrice con il cosmo sparisce, si apre una frattura fisica e mentale. La Strega si inselvatichisce; distaccata dal mondo esterno, sente con violenza il proprio corpo fisico come fuoco che arde dentro sè. Allora medita, sogna, si protegge. E’ ferita e vulnerabile. La corporeità si annuncia con violenza nel sangue, che ricorda che siamo corpi materici e non solo mentali. La strega si chiude, ma è proprio nel raccoglimento che raggiunge la consapevolezza vera, una conoscenza altrimenti non accessibile, un’opera alchemica: lei non nega la morte, la riconosce come parte del processo, si sporca di sangue, sa leggerne il linguaggio nell’oscurità. Allora gli occhi si chiudono, e il buio diventa uno stato di letargia e di raccoglimento.

- La Fanciulla 2026, acquerello digitale, 20×35 cm
Terra. Preovulazione. Luna Crescente.
La Fanciulla riapre gli occhi. Risvegliata dal sonno del lutto, esce dal proprio ritiro. La luna ricomincia timidamente a splendere. Torna a riconoscersi, libera di bastare a se stessa, non esiste in funzione di qualcuno. Assieme alla Strega, è l’archetipo più centrato ed autosufficiente: la Madre e l’Incantatrice, invece, sono più disposte in funzione dell’alterità.

Il pericolo è passato e la Fanciulla può esplorare il mondo con occhi nuovi, ma con la consapevolezza di ciò che ha passato. L’energia è quieta, curiosa, infantile a volte. Un germoglio libero pronto a sbocciare, e a ripercorrere nuovamente il proprio cursus, a morire nuovamente e di nuovo rinascere, sempre più consapevole che non è possibile avere un’identità definitiva e risolta, che l’unica certezza è l’incertezza di non potersi definire.
RC, 1991. Dopo il Liceo Classico conclude gli studi in Lettere Moderne con una tesi sui simboli della fanciulla e dell’animale totemico nella fiaba. Si diploma in Illustrazione Editoriale presso l’Accademia delle arti digitali Nemo NT di Firenze.
Ha diversi anni di esperienza con case editrici, fondazioni e associazioni. Ha collaborato con l’Associazione AIDIA per un workshop sul disegno comunicativo presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e ha collaborato con istituti scolastici comprensivi come Esperto Esterno di progetti PNRR. Ha partecipato a diverse collettive in Italia e all’estero, tra cui Milano Design Week 2026, Le Strade del Paesaggio presso il Museo del Fumetto, e a diversi cataloghi di contemporanea in cui ha esposto le sue ricerche visive.
Unisce la passione per il disegno con quella per la scrittura. Cura per Etimologia Magazine un piccolo spazio dedicato alla simbologia degli animali selvatici, con testi e illustrazioni personali.


