Lombardia
Martina Gamba
INVENTARIO DI CIÒ CHE RESTA
Due testi come resti di un’identità che si osserva e si espone. Nel primo, il sé è archivio: traccia inscritta tra destino e memoria. Nel secondo, si apre al contatto: nella relazione si deforma, si rifrange, cerca forma. Non una sintesi, ma un passaggio — dall’essere scritto all’essere attraversato.
TRACCE
Anime antiche relegate estrassero
Futuri rilegati
Con angoli rivestiti d’argento e
Lo tesero a me
Sulla prima pagina c’era
Il mio nome e una data
2025
L’involucro originale
Un corpo a buon mercato giallastro e stinto
Diceva in francese, spagnolo e italiano
Morte del dolore
Guardai Osiride dire
Comprai questo tempo una
Pubblicazione commemorativa del destino:
Il dolore è un errore di stampa
Così quegli anni tossirono farfalle metalliche
Le raccolsi in tasca
Per non perderne il rumore.
Bevvi il mio nome
Da una tazza scheggiata
Adesso è ora
ECO
Maneggiare con cura
La trasparenza di un’apparenza che
Accomuna anime che si riconoscono
Nel fragile gesto d’esserci
Oh compagni casa dello spirito
Culla ove il buio di un fiore riposa
Siate avidi di vita voi che avete nomi scritti
Sul retro delle nuvole distratte che
Sotto la torre di Babele ci siamo conosciuti
Lo stesso eravamo scale senza pareti
Salite a occhi chiusi
Per raggiungere stanze che non esistono
Se non quando ci pensiamo insieme
E se domani ci scioglieremo
In direzioni divergenti e improbabili
Resterà questo: un’eco
Martina Gamba è una ragazza di 21 anni nata a Bergamo. Per studi coreutici si sposta a Milano, ritorna poi nella città natale e prosegue a Padova.
Tornata a casa per prendersi cura della propria salute mentale, approfondisce ancor più la sua relazione con l’arte: non più solo danza, ma anche fotografia e scrittura.


