Lombardia

Martina Gamba

INVENTARIO DI CIÒ CHE RESTA

Due testi come resti di un’identità che si osserva e si espone. Nel primo, il sé è archivio: traccia inscritta tra destino e memoria. Nel secondo, si apre al contatto: nella relazione si deforma, si rifrange, cerca forma. Non una sintesi, ma un passaggio — dall’essere scritto all’essere attraversato.

TRACCE

Anime antiche relegate estrassero
Futuri rilegati
Con angoli rivestiti d’argento e
Lo tesero a me
Sulla prima pagina c’era
Il mio nome e una data
2025
L’involucro originale
Un corpo a buon mercato giallastro e stinto
Diceva in francese, spagnolo e italiano
Morte del dolore
Guardai Osiride dire
Comprai questo tempo una
Pubblicazione commemorativa del destino:
Il dolore è un errore di stampa
Così quegli anni tossirono farfalle metalliche
Le raccolsi in tasca
Per non perderne il rumore.
Bevvi il mio nome
Da una tazza scheggiata
Adesso è ora

    ECO

    Maneggiare con cura
    La trasparenza di un’apparenza che
    Accomuna anime che si riconoscono
    Nel fragile gesto d’esserci
    Oh compagni casa dello spirito
    Culla ove il buio di un fiore riposa
    Siate avidi di vita voi che avete nomi scritti
    Sul retro delle nuvole distratte che
    Sotto la torre di Babele ci siamo conosciuti
    Lo stesso eravamo scale senza pareti
    Salite a occhi chiusi
    Per raggiungere stanze che non esistono
    Se non quando ci pensiamo insieme
    E se domani ci scioglieremo
    In direzioni divergenti e improbabili
    Resterà questo: un’eco

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