Toscana

Yschtar Simonini Steiner

Chinino

Gioco con gli archetipi, Maledette e desiderabili figure di tarocchi, Invisibili al sole e manifeste alla luna.

Vago nella terra di colui che della sabbia è il re, E trapasso visioni di tempi che non esistono O che, esistiti, Scivolano romiti negli angoli inconsci e involontari. Piangono, persi Tra i desideri di una bambina innamorata. Sembravamo più giovani, E tu nascondevi la testa tra le valli del mio seno. È l’unico luogo dove posso incontrarti Ancora e per sempre, Il sogno che sa di chinino al mio risveglio.

Il chinino è una sostanza chimica, un principio amaro utilizzato come farmaco per curare la febbre. Nella dimensione dell’opera, esso diventa la metafora del risveglio: il sogno è il luogo del sollievo e dell’incontro eterno ma il ritorno alla realtà lascia in bocca il sapore amaro, medicinale e inevitabile della perdita. L’obiettivo è generare nel fruitore uno stato di abbandono malinconico alla dimensione del sogno. Un luogo in cui desideri, antichi vissuti e nostalgia si fondono per generare materiali onirici complessi, lasciando il soggetto in bilico perenne tra il sollievo della visione e l’impossibilità di trattenere quegli stessi desideri alla luce del mattino.

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