Toscana
Yschtar Simonini Steiner
Chinino
Gioco con gli archetipi, Maledette e desiderabili figure di tarocchi, Invisibili al sole e manifeste alla luna.
Vago nella terra di colui che della sabbia è il re, E trapasso visioni di tempi che non esistono O che, esistiti, Scivolano romiti negli angoli inconsci e involontari. Piangono, persi Tra i desideri di una bambina innamorata. Sembravamo più giovani, E tu nascondevi la testa tra le valli del mio seno. È l’unico luogo dove posso incontrarti Ancora e per sempre, Il sogno che sa di chinino al mio risveglio.
Il chinino è una sostanza chimica, un principio amaro utilizzato come farmaco per curare la febbre. Nella dimensione dell’opera, esso diventa la metafora del risveglio: il sogno è il luogo del sollievo e dell’incontro eterno ma il ritorno alla realtà lascia in bocca il sapore amaro, medicinale e inevitabile della perdita. L’obiettivo è generare nel fruitore uno stato di abbandono malinconico alla dimensione del sogno. Un luogo in cui desideri, antichi vissuti e nostalgia si fondono per generare materiali onirici complessi, lasciando il soggetto in bilico perenne tra il sollievo della visione e l’impossibilità di trattenere quegli stessi desideri alla luce del mattino.

Yschtar Simonini Steiner vive e lavora a Firenze. Il suo percorso espressivo si sviluppa lungo un singolare asse di intersezione tra la rigorosa indagine scientifica e la sensibilità umanistica.
Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico “Dante” di Firenze, (periodo in cui coltiva una profonda passione per gli studi classici, la poesia e la scrittura, collaborando alla redazione di saggi brevi, recensioni teatrali e testate studentesche) decide di indirizzare la propria carriera accademica verso le scienze pure. Consegue così un Dottorato di Ricerca in Chimica Supramolecolare e Bioimaging Molecolare, un campo d’indagine focalizzato sull’invisibile, sulle interazioni tra molecole e sulla visualizzazione microscopica della materia.
Nonostante la focalizzazione scientifica, l’arte ha sempre rappresentato un richiamo naturale e sotterraneo, un canale parallelo per decodificare il reale. Da due anni si dedica intensamente allo studio della pittura a olio da autodidatta, perfezionando in seguito la tecnica e la gestione della materia pittorica attraverso le lezioni frequentate presso un piccolo atelier d’arte a Firenze.
Consapevole di trovarsi in una fase di felice sperimentazione e transizione, Yschtar non ricerca uno stile precocemente sedimentato. Al contrario, vive la sua pratica artistica attuale come un processo di cristallizzazione in divenire: un “laboratorio aperto” in cui gli strumenti della chimica (il concetto di legame, trasformazione, reazione) si fondono con la pittura e la parola incarnata. Il suo lavoro è un’indagine maieutica per dare forma visiva a ciò che è nascosto, un processo alchemico di trasposizione dell’invisibile in materia visibile, proponendo una personale e suggestiva “pittura poetica”.


