Alessia De Crescenzo

I can’t be the only one who hears you

Non posso essere l’unica a sentirti, eppure sembra proprio così; è come se io fossi te e tu fossi me. Viviamo nello stesso corpo, dagli stessi anni, eppure siamo entrambe ferme: io da grande e tu da piccola. Proviamo le stesse paure, ma non sono solo nostre. Forse dovremmo trovare un punto per ricominciare a camminare ognuna per la propria strada. Ciao ciao.

“I can’t be the only one who hears you” è un viaggio per immagini nato dal bisogno di affrontare un disturbo che mi accompagna fin dall’infanzia. Solo con i sintomi più gravi ho capito quanto questa condizione abbia sempre influenzato la mia personalità. Il progetto è un percorso di consapevolezza e indagine visiva. Attraverso un’estetica delicata, esploro il legame tra ricordi opachi e paure, tra sintomi, paranoie e ossessioni del mio disturbo ossessivo compulsivo; un dialogo visivo tra passato e presente, tra me e me stessa. Una testimonianza di ciò che sono stata e di ciò che sarò, nel mio piccolo universo.

Nata nel 1998, vivo a Gioia del Colle, in Puglia. Mi sono laureata in Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, dove attualmente frequento il secondo anno del Biennio specialistico in Fotografia. Grazie al percorso di studi nel biennio di Fotografia, ho avuto l’opportunità di partecipare a diversi festival dedicati alla fotografia contemporanea, esperienze che hanno arricchito il mio approccio teorico e pratico, permettendomi di confrontarmi con altri linguaggi e visioni artistiche. Fin dall’infanzia ho manifestato un forte interesse per la documentazione visiva della realtà, utilizzando inizialmente strumenti di uso quotidiano come i primi telefoni con fotocamera, videocamere dei miei genitori e fotocamere usa e getta. Questa attitudine si è evoluta nel tempo in una ricerca fotografica dal carattere intimista, focalizzata sulla rappresentazione sensibile della quotidianità e dei suoi dettagli più discreti. Attualmente, il mio lavoro si concentra sull’esplorazione della memoria infantile attraverso una ricerca multiforme che intreccia immagini, oggetti, colore e dinamiche psicologiche. L’obiettivo della mia indagine è quello di sondare le dimensioni interiori dell’esperienza umana, utilizzando il passato come strumento di comprensione e riflessione sul presente.