Patrizia Baglione

BUCANEVE

Ricordo stanchezze senza nome,

rifugi, dove mai sarei entrata.

Fiera delle mie gambe snelle,

un pezzo di pane mi rendeva felice.

Non avevo fame. Mi bastava il poco,

il molto, la terra sottostante. 

La fame, quando ti viene, la maledici.

Non c’è cibo che oggi possa nutrirmi.

Prenditi tutto ciò che è mio:

abiti scuri, questi enormi occhiali,

la voglia spettinata di guardare 

dentro un altro giorno. 

Abbraccia

le mie paure — verdi capelli,

la tristezza che spesso viene, 

poi, mi trova. Sarò ad aspettarti 

oltre la mareggiata. 

                     Mi riconosci:

sono quella vestita

solo di nero.

Vorrei scrivere per te

pagine da sfogliare

quando la memoria 

verrà a cercarti 

e tu, sulla soglia,

ad aspettarmi.