tappabuchi, serie fotografica in analogico stampata su carta satinata , 40cm x 26.66cm, video performance, 2m39s Rocca Albornoz, Narni, 2025.
Fotografie scattate da Silvia Mantellini Faieta

Irene Baita

tappabuchi

Nella mia opera tappabuchi, l’influenza si manifesta nel bisogno di trovare riparo dalle interferenze esterne. Viviamo immersi in un flusso continuo di stimoli, opinioni e condizionamenti che modellano la nostra identità e le nostre scelte.
Come l’acqua di un fiume che scava la terra, le influenze plasmano il nostro essere, spesso senza che ce ne accorgiamo. Il mio corpo, inserito negli spazi della Rocca Albornoz, diventa una barriera temporanea, un tentativo di arginare questo flusso inarrestabile. Ma il gesto stesso di tappare un vuoto è già una risposta all’influenza del passato, al segno lasciato dalla storia. Il mio strumento, il cellulare, è emblema dell’influenza contemporanea: connette, informa, ma anche condiziona. In questo spazio carico di memoria, la mia presenza è un atto di resistenza e di ascolto, un tentativo di negoziare tra protezione e apertura, tra il bisogno di un confine e l’inevitabile permeabilità del presente.