



tappabuchi, serie fotografica in analogico stampata su carta satinata , 40cm x 26.66cm, video performance, 2m39s Rocca Albornoz, Narni, 2025.
Fotografie scattate da Silvia Mantellini Faieta
Irene Baita
tappabuchi
Nella mia opera tappabuchi, l’influenza si manifesta nel bisogno di trovare riparo dalle interferenze esterne. Viviamo immersi in un flusso continuo di stimoli, opinioni e condizionamenti che modellano la nostra identità e le nostre scelte.
Come l’acqua di un fiume che scava la terra, le influenze plasmano il nostro essere, spesso senza che ce ne accorgiamo. Il mio corpo, inserito negli spazi della Rocca Albornoz, diventa una barriera temporanea, un tentativo di arginare questo flusso inarrestabile. Ma il gesto stesso di tappare un vuoto è già una risposta all’influenza del passato, al segno lasciato dalla storia. Il mio strumento, il cellulare, è emblema dell’influenza contemporanea: connette, informa, ma anche condiziona. In questo spazio carico di memoria, la mia presenza è un atto di resistenza e di ascolto, un tentativo di negoziare tra protezione e apertura, tra il bisogno di un confine e l’inevitabile permeabilità del presente.
Irene Baita (Mantova, 1999) è un’artista visiva e performer attiva tra Ferrara e Bologna. La sua pratica si sviluppa a partire dalla scultura e si estende alla performance. La sua ricerca si concentra sul corpo come forma di ascolto e memoria, sulla possibilità di costruire spazi di protezione e dialogo tra materia, gesto e architettura. La sua poetica esplora l’idea di collocazione, intesa non solo come spazio fisico ma anche come condizione affetiva, culturale e politica.
Ha preso parte a diversi progetti tra cui Little Shop of Zines (ArtCity 2024, Bologna), Cornerhaolic (a cura di Massimo Bartolini et al. Bologna), In the Studio (a cura di ArtMotel).


