Antonia Vincovici Cacciatore
Trilogia di Lund
Mixed media (poesia, fotografia, carta stampata e oggettistica)
Nella Trilogia di Lund, le tre opere creano una cornice materiale per l’esperienza surreale vissuta dall’artista nel primo anno di pandemia. Mentre l’Italia tenta di limitare il diffondersi del virus con lockdown e leggi rigide, l’artista si trasferisce nel sud della Svezia, dove la popolazione vive in una felice bolla di disinteresse: nessuna traccia di maschere, distanze e paure, nessun cambiamento nelle abitudini del paese, nessuna presa di coscienza. Lo shock etico e morale, l’esclusione dalla vita sociale e la consapevolezza di essere soli portano a una degradazione mentale e fisica dell’essere umano e dell’artista.
Resväskor, panikattacker och kanelbullar (La mia Lund)
Le prime impressioni, le tessere dei mezzi pubblici e delle biblioteche, le raccolte di poesia, i testi delle canzoni ascoltate alla radio, i post sui social, gli appunti di letteratura, i souvenir dei brevi viaggi: le mappe reali e sentimentali di una città nuova. Ogni elemento viene salvato, processato e trasformato in un nuovo medium. L’oggetto diventa scansione, la scansione diventa collage digitale, il collage digitale torna a essere reale attraverso la carta stampata, impreziosita da fili e perle che ne contaminano l’equilibrio con sfumature di caos la metafora dell’overthinking

Titolo: II 137 in Måsvägen
La poesia prende forma plastica e si estende oltre lo spazio della carta stampata e della fotografia, Spezza così le norme della scrittura tradizionale, sviluppando una personalità propria che si distingue da quella dell’artista. Nasce una similitudine con l’alienazione vissuta: l’artista, mentre aspetta l’autobus per tornare a casa, percepisce il proprio pensiero separarsi dal corpo e allontanarsi nella notte.

Titolo: Elis Burrau aveva ragione
Il pensiero (testo) ha ormai avuto la meglio sulla realtà (immagine). Parole contro parole, versi liberi si fanno spazio nella linea temporale dall’aspetto allucinatorio. Il panico è esploso, la linea di confine è stata superata: è il momento di ritornare a casa, sconfitti e scontenti. Un ultimo segno divino si mostra: indizio di una scelta corretta oppure conclusione di un’era?

Nata in Transilvania, cresciuta in Oltrepò Pavese, tortonese di adozione. Laureata in letterature scandinave e intermedialità, lavoro come copywriter, scrivo poesie e racconti. Ascolto jazz e punk, bevo tè nero, leggo romanzi in altre lingue e amo tutto ciò che è creativo.


