“Calabria misteriosa e mistica, le cui viscere sono percorse da un’energia ancestrale che si estende ai luoghi e ai personaggi.”
Qual è la motivazione che ti ha spinto a scrivere il tuo primo romanzo e come è evoluta nel tempo la tua scrittura e la scelta dei temi che affronti?
Sin da ragazzina sono stata una grandissima lettrice, i libri hanno sempre rappresentato una casa, un rifugio, una valvola di sfogo. Dai classici intramontabili, ai gialli, alla saggistica, non c’era volume che non divorassi e che, una volta terminato, non accrescesse la mia curiosità e la mia sete di sapere. La scrittura è stata l’evoluzione naturale del mio percorso di lettrice. All’età di sedici anni ho cominciato a cimentarmi nelle prime storie che, seppur brevi ed estremamente acerbe, mi davano l’ebbrezza di vagare con l’immaginazione e di accedere ad altri mondi. Esattamente ciò che mi capitava leggendo. Solo che in questo caso ero io l’artefice di quegli universi, il punto di vista narrativo coincideva con il mio sguardo e non c’era niente di impossibile nella realtà che non potessi far accadere dentro una mia storia.
Credo di essermi innamorata della letteratura per le possibilità illimitate che ci offre. Come ha detto Umberto Eco, “chi non legge a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria.”
Ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, dal titolo “La strana vita di Carlos Munos”, all’inizio del 2019 e l’ho portato a termine nell’ottobre del 2020. Per via delle contingenze storiche che tutti ben conosciamo, avevo bisogno di leggerezza e credo che la mia prima opera rispecchi questa esigenza. Lo si può notare dal carattere ironico, scanzonato e a tratti surreale della storia di Carlos, un personaggio fuori dal comune che ci insegna quanto sia vuoto il concetto di normalità e soffocanti gli schemi che la società ci vorrebbe imporre.
La mia scrittura, come tutto ciò che scaturisce dall’interiorità, si sta evolvendo di pari passo con me e con la mia maturazione. Mi capita spesso di riprendere vecchie pagine e sorriderne.
Ovviamente ho ancora tanta strada da fare, ma credo che le chiavi siano la passione e la volontà di migliorarsi sempre.
Per quanto concerne i temi dei miei libri, direi che non si tratta mai di una vera e propria scelta. Mi capita di avere idee, intuizioni ed epifanie che passano poi necessariamente da un lavoro che richiede metodo e costanza. Sono particolarmente attenta alle battaglie per l’affermazione e la tutela dei diritti umani e di quelle libertà che rendono civile una società.
In che modo il tuo legame con la Calabria e il suo patrimonio culturale, evidenti nelle tue opere, influenzano la costruzione dei personaggi e delle loro storie, e come credi che la valorizzazione delle culture locali possa contribuire al miglioramento della comunità e all’arricchimento personale?
Ho avuto la fortuna di nascere in una terra meravigliosa dotata di un patrimonio storico, artistico e culturale dal valore inestimabile. La mia terra è fonte di costante ispirazione nella scrittura e in più di un’opera fa da sfondo alle vicende narrate. Il mio ultimo libro scolastico dal titolo “Finché le nostre anime danzeranno” è ambientato a Reggio, la mia città. Dopo una serie di vicissitudini, nella parte finale del libro, i due protagonisti vanno alla scoperta delle bellezze cittadine, perdendosi tra Museo archeologico, Lungomare, Mura Greche, Castello Aragonese, in un percorso che riecheggia di storia e mitologia.
Il mio obiettivo era quello di rendere i giovani lettori più consapevoli delle meraviglie che li circondano. Infatti, solo con un radicato senso di identità e appartenenza potremo lottare insieme per risollevare le sorti di questi luoghi splendidi troppo spesso abbandonati all’incuria e allo spopolamento di massa. Nel mio ultimissimo romanzo, “Crepe”, ambientato sulla costa jonica, racconto invece una Calabria misteriosa e mistica, le cui viscere sono percorse da un’energia ancestrale che si estende ai luoghi e ai personaggi. Le vicende del romanzo si intrecciano a leggende, miti e suggestioni del territorio. Inoltre, la protagonista, Emma, è figlia di emigrati che si sono trasferiti al Nord Italia alla ricerca di migliori opportunità. Questi personaggi incarnano quello strappo, quella lacerazione che non conosce cura e che noi meridionali sperimentiamo fin troppo spesso.
Preservare e valorizzare le culture locali credo sia di fondamentale importanza per non smarrire il legame identitario cui ho appena accennato. Le tradizioni, i dialetti, il folkrore sono iscritti nel nostro dna. Evitare che si estinguano e dar loro spazio rafforza il singolo e il suo senso di appartenenza e, di conseguenza, la comunità che sarà composta da individui attenti, solidali e partecipativi.
Nei tuoi scritti affronti temi importanti come i diritti umani, la parità di genere e la tutela dell’ambiente. In che modo riesci a integrarli in storie per un pubblico giovane, rendendoli accessibili e coinvolgenti? Quali strategie adotti per stimolare il dibattito tra i ragazzi delle scuole su questi argomenti, promuovendo la loro partecipazione attiva e la riflessione critica?
I ragazzi delle scuole sono il mio pubblico più attento e partecipe. Nonché il più sincero. Mentre un adulto difficilmente ti comunicherà schiettamente che il tuo libro non gli è piaciuto, un ragazzo di terza media non ci penserà due volte a dirtelo in faccia. E va bene così, perché il senso dell’istruzione è proprio quello di consentire ai giovani di sviluppare uno spirito critico, una mente libera e pensante. Non ho mai creduto che per trasmettere valori fosse necessario passare da contenuti rigidi e seriosi. La mente, soprattutto quella dei giovanissimi, va stimolata nel modo giusto, suscitando curiosità, affrontando le questioni da prospettive inedite. Io stessa sono stata una studentessa esigente che rifiutava ogni dogmatismo. All’interno dei miei libri provo (e attenzione, non è detto che ci riesca) a far riflettere i ragazzi su questioni fondamentali.
I personaggi sono spesso di giovane età, e questo fa sì che gli studenti ci si immedesimino più facilmente per vissuto, passatempi, passioni, desideri. “Il sogno di Fara”, invece, narra la storia di un’adulta; eppure, è uno di quelli che mi hanno regalato maggiori soddisfazioni. Ad affascinare è stata probabilmente la forza della protagonista, la sua tenacia e la sua fede incrollabile nella giustizia. Ne “L’estate che un alieno piombò in piscina” è un extraterrestre, l’emblema stesso della diversità, a insegnarci i valori dell’amicizia e della famiglia.
La domanda che mi orienta nelle mie produzioni per i più giovani è: si tratta di qualcosa che alla loro età avrei voluto leggere? Se la risposta è affermativa posso procedere.
Per quanto riguarda, invece, gli incontri e i dibattiti nelle scuole, va detto che la maggior parte del “lavoro” viene svolta in mia assenza, in quanto sono i docenti che guidano i ragazzi nel percorso di lettura, analisi e approfondimento dei miei testi. A questi insegnanti appassionati va la mia più profonda gratitudine. L’incontro con me è il culmine di un cammino, un momento di confronto in cui tirare le somme, pormi e porsi domande, capire cosa rimarrà nella testa e nel cuore a distanza di sei mesi, un anno, due, da quando il libro viene depositato sullo scaffale. E capire che, forse, una storia non è mai solo una storia, ma un prezioso momento di educazione alla vita.
In qualità di vicepresidente dell’associazione Mille Miglia, sei attivamente impegnata nella promozione della cultura a Reggio Calabria. Cosa ti ha spinto a contribuire alla fondazione di questa associazione? Quali sono le vostre principali attività?
L’associazione culturale Mille Miglia nasce da un’urgenza. Credo sia emblematico che io ed Elena Biondo, rispettivamente vicepresidente e presidente di questa realtà, l’abbiamo costituita in sede notarile il 29 dicembre 2023. Come intuirete dalla data e forse con rammarico del notaio, non volevamo rimandare. Sono quelle trovate giovanili così cariche di entusiasmo da non ammettere ripensamenti. Il logo di Mille Miglia rappresenta un furgoncino in viaggio e il nome che abbiamo scelto richiama la nostra voglia di percorrere tanta strada, di sporcarci le mani, di incontrare gli altri e di lasciarci contaminare dal fuoco sacro di coloro che hanno deciso e decideranno di saltare a bordo. Chiunque abbia voglia di essere parte del gruppo e di contribuire con la sua sensibilità e le sue personali inclinazioni è il benvenuto.
L’associazione ha lo scopo di diffondere la cultura in tutte le sue declinazioni e di porsi come luogo di aggregazione per quanti abbiano voglia di socializzare e di condividere passioni, idee e visioni del mondo. Non ci sono limiti d’età, né di altro genere.
Tutti sono i benvenuti, in un clima sereno e informale che favorisca la crescita e il confronto. Attualmente le attività che portiamo avanti a cadenza regolare sono un gruppo di lettura molto attivo e partecipato, in cui ci si confronta mediamente una volta al mese su un libro scelto dalla maggioranza, e un corso di uncinetto che si tiene ogni settimana e in cui si realizzano creazioni di vario tipo, dalle borse ai cappelli, fino ad arrivare ad oggettini più particolari come segnalibri e piantine decorative. In questo anno di attività abbiamo inoltre organizzato un workshop di fotografia, un ciclo di incontri di psicologia sull’empowerment femminile, presentazioni di libri di autori locali e non e la proiezione di un corto cui è seguito un interessante dibattito. Per il futuro abbiamo in mente tante altre attività che mirino alla diffusione della cultura e della bellezza e non vediamo l’ora di renderle realtà!
Quali sono le tue principali fonti di ispirazione al di fuori della letteratura? Ci sono libri, film, opere d’arte o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del tuo immaginario?
Ho difficoltà a individuare con precisione gli artisti che mi hanno segnata maggiormente perché credo che ogni libro, ogni film, ogni mostra d’arte, ogni opera teatrale abbia contribuito a plasmare il mio immaginario. Sappiamo bene che realtà da sola non basta all’essere umano.
Personalmente amo in particolar modo il teatro e ogni volta che posso mi reco a Siracusa per assistere alla magia delle tragedie greche e beneficiare dell’effetto catartico che da secoli producono sull’animo degli spettatori, che trattengono il fiato davanti ad una performance unica, mentre il sole tramonta all’orizzonte e la sera avvolge le antiche mura. Mi piacciono molto anche il cinema, la musica e la fotografia. Sono fonti di nutrimento di cui non riuscirei a fare a meno.
In ambito letterario, sono innamorata dei testi di Italo Calvino – posso affermare che senza il suo Barone Rampante, letto all’età di dodici anni, ora non sarei intenta a rispondere a queste domande e dello scrittore americano Paul Auster, la cui produzione non smette di stupirmi ed estasiarmi.
Ma la più grande fonte d’ispirazione credo rimanga la vita reale che, con il suo dipanarsi folle, imprevedibile e tragicomico, rimane la più sublime e ineguagliabile opera d’arte.
Chi è Benedetta Zema?

Benedetta Zema nasce nel 1996 a Reggio Calabria, è laureata in Giurisprudenza e studia per diventare avvocato. Appassionata di libri e fotografia, ha coniugato le due passioni attraverso il blog letterario Curlies&books, di cui è cofondatrice. È vicepresidente dell’associazione Mille Miglia che si pone l’obiettivo di diffondere la cultura e l’arte nel territorio calabrese. Ha esordito nel 2021 con “La strana vita di Carlos Muños” (Officina Milena). Per Falzea editore ha pubblicato le narrative scolastiche “Il sogno di Fara” (2022), “L’estate in cui un alieno piombò in piscina” (2023), “Finché le nostre anime danzeranno” (2024). Incontra i ragazzi delle scuole per parlare di diritti umani, parità di genere e tutela dell’ambiente.











