
Quali sono state le scintille e le motivazioni profonde che vi hanno spinto a concepire il PUG! Design Fest 2025?
La scintilla che ha acceso il PUG! Design Fest 2025 è nata da una constatazione tanto semplice quanto potente: qui in Puglia, e in generale nel Sud Italia, pulluliamo di un’energia creativa incredibile, di talenti, di storie e di un saper fare che spesso rimane sommerso o frammentato. Sentivamo forte l’esigenza di creare “una casa” per tutto questo, una piattaforma che non fosse solo una vetrina, ma un vero e proprio ecosistema per far incontrare e dialogare queste realtà. La nostra motivazione più profonda è stata la volontà di accendere un faro sulla “cultura del progetto” come motore di cambiamento. Non vediamo il design come una disciplina elitaria o puramente estetica, ma come uno strumento potentissimo di innovazione, di inclusione sociale e di sviluppo sostenibile. Vogliamo dimostrare come un design ben pensato possa migliorare concretamente la vita delle persone, valorizzare il nostro territorio e creare nuove opportunità.
Qual è la vostra visione e quali obiettivi desiderate comunicare attraverso questo festival e come intendete incidere sul panorama culturale e creativo della regione?
La nostra visione di PUG! Design Fest è quella di un design inteso come ecosistema, frutto di scambi e contaminazioni tra persone, istituzioni, designer e imprese. Con il festival vogliamo comunicare che il design non è solo forma, ma uno strumento per leggere e ripensare il contemporaneo: genera innovazione, favorisce inclusione e crea valore. Siamo solo all’inizio di un percorso che speriamo possa dialogare con il panorama culturale e creativo della regione, intrecciando la ricchezza del territorio pugliese con le sfide globali e attivando relazioni durature tra professionisti, realtà produttive, istituzioni e cittadini. PUG! Design Fest vorrebbe essere, nel tempo, un luogo di incontro e confronto, dove far crescere insieme una comunità intorno alla cultura del progetto.
Il festival si configura come un ecosistema di progetti, idee e design. Come avete strutturato gli eventi, workshop e mostre per facilitare l’incontro e il dialogo tra professionisti affermati, giovani talenti, aziende e progettisti?
Per la prima edizione del festival abbiamo costruito un programma pensato come dispositivo di connessione. Talk e panel stimolano il confronto e coinvolgono il pubblico attraverso Q&A, mentre i workshop favoriscono collaborazione pratica e sperimentazione. L’area podcast e la lounge estendono le conversazioni e offrono spazi per networking spontaneo. Tutti questi elementi si intrecciano in un percorso che mette al centro il valore del progetto e del processo creativo, conferendo al festival la sua forza distintiva e trasformandolo in un ecosistema vivo e generativo, capace di far dialogare professionisti, giovani talenti e aziende e dare voce al design in Puglia.
La scelta della location, l’Officina degli Esordi a Bari, rappresenta un ambiente di fermento e condivisione. Quali caratteristiche di questo spazio hanno influenzato la vostra decisione di utilizzarlo?
La scelta dell’Officina degli Esordi non è stata casuale: è un punto nevralgico per le attività culturali di Bari, un luogo vivo, attraversato quotidianamente da persone che cercano stimoli, connessioni e confronto. Oltre alla sua vocazione culturale, lo spazio ci offre le condizioni ideali per realizzare i nostri talk, le esposizioni e momenti di networking. È un ambiente che favorisce la condivisione e l’ibridazione tra linguaggi, e questo per noi è fondamentale: vogliamo che ogni evento sia parte di un ecosistema culturale più ampio, capace di generare dialogo e nuove prospettive.
PUG! Design Fest 2025 si presenta come un crocevia tra discipline diverse, dal visual design alla stampa 3D. In che modo questa multidisciplinarietà alimenta la vostra visione di un evento come luogo di trasformazione e promozione della cultura del design?
Crediamo che la creatività non sia mai il frutto di un singolo genio isolato, ma il risultato di contaminazioni costanti tra discipline, pensieri e personalità differenti. La multidisciplinarietà è il filo che tiene insieme il festival: un terreno comune dove un visual designer può dialogare con chi lavora nella stampa 3D, un tipografo può scoprire affinità con un architetto, un web designer con un editore e un fotografo può ispirare un illustratore. Questo incrocio di saperi, fatto di idee che si scontrano, si mescolano e diventano qualcosa di nuovo, è ciò che genera trasformazione. Lo diceva anche Virgil Abloh: “Il più grande effetto del design è nella sua capacità di connettere le discipline.” Per noi il PUG! è esattamente questo: un ecosistema in cui le differenze non si sommano soltanto, ma si moltiplicano, promuovendo una cultura del design comune, aperta e capace di incidere sulla realtà.




