Sentirci unici, riuscire a dar trasparire la mostra essenza a qualcun altro all’in fuori di noi. Desiderare che l’altro ci veda nel modo in cui noi stessi guardiamo il mondo.

È in questa poesia che Patrizia Cavalli ci racconta di un amore intimo e assoluto, che supera la distanza tra due sguardi e due mondi interiori. Si rivolge a una persona con cui condivide lo stesso cielo, ma non la stessa visione delle stelle: ciò che per l’altro è un ordine razionale e nominato (le costellazioni), per lei è qualcosa di confuso, privo di nome, emotivo.

2020 / Collezione di poesia / pp. 128 /
ISBN 9788806246563

È questa differenza di percezione la spaccatura che sottolinea in modo sostanziale la distanza emotiva o percettiva tra due persone che, pur guardando lo stesso cielo, lo interpretano in modo diverso. È una metafora potente dell’incomunicabilità o della differenza interiore. Emerge il desiderio dell’essere unici, perché la poetessa non vuole essere etichettata o riconosciuta per ciò che è secondo gli schemi dell’altro, ma desidera brillare nell’immaginazione e nella percezione più profonda di chi ama.


L’amore desiderato è qualcosa che va oltre il visibile, è una presenza interiore, onirica. È l’idea di essere parte dei sogni dell’altro, un firmamento interiore che splende anche quando gli occhi sono chiusi. È così che la poesia diventa un’esperienza visiva e affettiva profonda, immaginata si, ma totalizzante.