Articolo scritto da Chiara Gligora
Suzume (すずめの戸締まり- Le porte chiuse di Suzume) è un anime diretto da Makoto Shinkai, noto per le opere Your Name e Weathering With You.
Il film racconta la storia di Suzume, ragazza di 17 anni, che vive in una piccola cittadina nel Giappone. Un giorno incontra un giovane misterioso di nome Sōta, che la coinvolge in un’avventura legata a delle porte inspiegabili che appaiono in tutto il paese. Dentro queste porte si trovano dei collegamenti tra il mondo dei vivi e quello dei morti, le quali devono essere chiuse per evitare disastri naturali. Durante la missione, i protagonisti si imbattono in eventi soprannaturali e magici, che li portano a vivere un viaggio oltre i confini fisici e temporali.


La storia affronta con timbro delicato ma concreto il tema della perdita, che Suzume ha vissuto con la morte della madre; la rielaborazione del dolore e la rappresentazione del suo percorso verso la crescita e la realizzazione del suo passato. Nel suo viaggio, continua a rivedere scene o piccoli sprazzi della sua infanzia, di ciò che le manca e della sua casa come era una volta. Finisce però, sempre strappata via dal mondo che riesce a vedere dentro questo portali sparsi in giro, lasciata con un senso di sofferenza e solitudine ancora molto forte. Il film segue il suo viaggio di scoperta, sia su sè stessa che del mondo che la circonda. La relazione con Sōta e gli altri personaggi la aiuteranno a comprendere meglio il concetto della sua perdita e dell’accettazione. Le porte non rappresentano altro se non simbolicamente la divisione tra la vita e la morte. Si ritorna alla sensazione del lasciare andare ma anche quello del ritrovare le proprie forze anche nei momenti più difficili. Molte scene del film riflettono la connessione tra i tempi e le generazioni, infatti é come se l’interno delle porte rappresentasse sempre qualcosa di statico o immutato del passato. La scoperta della prima porta è forse la più importante, perché segna l’ingresso nel mondo dell’ignoto e delle sfide che la ragazza affronterà. Un altro momento chiave é la trasformazione in cui Sōta assume una forma semi-magica, è un momento potente e intenso del film che si lega ad una tragedia che affronteranno insieme. Alla fine del film Suzume accetta finalmente il suo passato e viene a patti con la consapevolezza di doverlo lasciare lì dov’é senza portalo più sulle spalle.
La fotografia del regista è straordinaria, come nella altre sue opere, possiede una cura maniacale per i dettagli visivi. La rappresentazione del Giappone, in particolare la zona rurale e le città, è suggestiva e realistica, ma al contempo arricchita da elementi fantastici che trasmettono un senso di magia. Immergersi nel film è come scendere in un mondo fantastico dimenticando del passaggio dal proprio a questo, un po’ come le porte rappresentate nella storia.

I panorami e le luci utilizzate danno una rappresentazione realistica e naturale accompagnata da una tensione emotiva che accompagna tutto il film, mentre l’utilizzo dei colori é legato direttamente alle emozioni travolgenti delle scene rappresentate. Un dettaglio particolare dell’animazione del film é la fluidità della rappresentazione dettagliata dei personaggi e dei sottili movimenti che fanno da specchio alle loro emozioni. L’esperienza visiva è tanto potente quanto quella emotiva, rendendo il film una riflessione sulla resilienza e la bellezza della vita, che attraverso il fantastico però fa fede e giustizia anche al nostro mondo realistico.




