Spazio Iris presenta Sporula – Oggetti relazionali per un’ecologia sensibile di Giulia Cauti
Il workshop sarà un’esperienza pratica e condivisa, in cui lavoreremo insieme sul movimento e sulla materia. Costruiremo collettivamente alcuni oggetti utilizzando materiali semplici e di scarto, e li useremo come strumenti per esplorare il movimento, il contatto e la relazione. Si guarderà meno alla tecnica di danza e più a una relazione istintiva tra corpo e materia, vicina all’improvvisazione. Tutti parteciperanno attivamente alla realizzazione e ogni studente potrà portare i propri impulsi di movimento, che diventeranno parte del lavoro comune. Attraverso esercizi guidati, pratiche a occhi chiusi e momenti di improvvisazione, il gruppo esplorerà nuove modalità di ascolto, collaborazione e presenza, passando dall’esperienza individuale a quella collettiva.


Attraverso il contatto con gli “oggetti-spora”, il laboratorio si configura come uno spazio di creazione-con, in cui il corpo non è solo esecutore ma agente percettivo, capace di adattamento, negoziazione e trasformazione continua. Ispirata alle pratiche di Anna Halprin e Simone Forti – da cui deriva anche il mio approccio al Body-Mind Centering – la mia ricerca si è sviluppata a partire dal costume design, e quindi da una profonda attenzione alle possibilità che emergono dall’integrazione tra corpo e materia.
DESCRIZIONE DEL WORKSHOP: “Sporula – Oggetti relazionali per un’ecologia sensibile”
La proposta prevede la creazione di un catalogo di “oggetti-spora”, forme ibride che abitano il confine tra scultura e sfera sensoriale. Ispirandomi ai Relational Objects di Lygia Clark, in cui l’opera diventa campo di relazione attiva, immagino un’installazione interattiva composta da 8-10 dispositivi unici (ad esempio: maschere, reliquie tattili), capaci di attivarsi attraverso il contatto corporeo con il pubblico.
Ogni oggetto sarà realizzato collettivamente insieme ai partecipanti durante le giornate di workshop, utilizzando biomateriali biodegradabili (gelatina animale, fibre naturali, pigmenti organici) e materiali di scarto (organici e inorganici) raccolti nello spazio urbano di Spazio Hangar e nei suoi dintorni. L’installazione si configura come un ecosistema relazionale, in cui la trasformazione della materia riflette quella delle relazioni che la attraversano, anche grazie a proposte di movimento somatico.

La genesi del progetto si inserisce in un percorso di ricerca sostenuto dal bando Italian Council 2024-25, sviluppatosi attraverso pratiche immersive con il collettivo Floresta Cidade (Universidade Federal do Rio de Janeiro, Brasile) e l’esperienza presso il Future Materials Lab della Jan van Eyck Academie.
Pur muovendosi a partire da pratiche somatiche e da una ricerca materica già in corso, il progetto prende forma come una proposta inedita che intreccia e valorizza le competenze maturate nei diversi contesti.
L’intero percorso si configura come un atelier didattico immersivo, in cui teoria e pratica si fondono: dai riferimenti al pensiero post-umano e alla pratica artistica relazionale, si passa a momenti di esplorazione sensoriale, creazione collettiva e restituzione poetica. Ogni fase del workshop è progettata per attivare un apprendimento situato, intercorporeo e trasformativo. Le attivazioni prodotte durante il laboratorio verranno successivamente rielaborate e condivise con il pubblico nel corso del weekend espositivo.

La sporulazione, forma di riproduzione asessuata in cui un singolo organismo genera una moltitudine di spore capaci di dar vita a nuovi individui, viene qui adottata come metafora post-umana. Attraverso le pratiche collettive proposte, la materia si trasforma, suggerendo un modo altro di abitare il mondo: relazionale, interdipendente, poroso.
Chi è Giulia Cauti?
Giulia Cauti (1991, Italia/Brasile) è una artista visiva, costumista e performer. Possiede un Master in Arti Visive e Costume Design presso la Royal Academy of Fine Arts (RAFA) di Anversa, Belgio (2021), concentrando la sua ricerca di tesi sulle diverse forme e significati del trauma e su come tradurli attraverso le arti visive e performative. I biomateriali sono diventati metafore centrali di questi obiettivi, grazie al loro aspetto, alle loro caratteristiche e qualità.
Ha recentemente completato il progetto di ricerca iniziale “TRAUM (sogno) + RAUM (spazio) = TRAUMA”, sempre all’interno della RAFA. È stata tra i beneficiari del bando “Italian Council” (2024), promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Dal 2013 lavora in team di costume design per teatro, cinema, televisione ed eventi dal vivo tra Italia, Stati Uniti e Brasile. È in possesso di un Bachelor of Fine Arts conseguito presso il Fashion Institute of Technology di New York (USA).
Il suo interesse per le arti performative deriva anche dalla sua formazione come attrice: in passato è stata affiliata a The Barrow Group Company e al Rattlestick Theater di New York.
Attualmente vive e lavora tra Italia, Brasile e Belgio.
Informazioni
7- 8 Marzo 2026 dalle ore 10:00 alle 16:00 nella giornata di sabato e dalle ore 10:00 alle ore 14:00 nella giornata di domenica
Dove: SPAZIO HANGAR, Via Ernesto Nathan 41/43
Posti limitati: min 8 – max 15 persone




