In questa nuova intervista di #EtimoloPeople, siamo entrati nel mondo di Micol Zarola & FLUSSO Studio.
Il vostro lavoro sembra scaturire da una visione in cui lo spazio non è mai statico: qual è la genesi del nome “Flusso” e in che modo l’idea di movimento trasforma la vostra ricerca?
Era un momento molto particolare della mia vita, mi sentivo viva come non mai. C’era il tramonto, io ero su un sup in mezzo al mare nella costa degli dei, il mare era di un blu intenso, era maggio quasi giugno e ho sentito un’energia fortissima. Io ero lì, dove dovevo essere per sentirmi viva. Ho chiamato questa energia “Flusso”, è come un fiume in piena che scorre e tu devi catturare l’attimo giusto per buttarci dentro. Se sai cogliere quell’attimo, sei nel flusso. Da quel momento mi ha accompagnata nella mia vita come fedele compagno di viaggio, ho imparato a coglierlo e anche a capire quando lo perdo. Concepisco il design come un vero e proprio stile di vita, fatto di percezioni, emozioni, ispirazioni, sentimento, sapori… Il modo di concepire il lavoro è strettamente legato alla mia persona. Da tempo cercavo un nome per il mio studio, un nome che potesse rappresentare il mio mondo. FLUSSO ~ Studio era perfetto.

Dalla dimensione intima della casa alla scenografia di un set, la vostra identità abita ambiti diversi. Come descrivereste questa trasversalità a chi vi incontra per la prima volta?
Non ti nego che il fato che io mi occupi di progetti così diversi è un’arma a doppio taglio, perché se da un lato riesco ad interfacciarmi con realtà diverse ed essere stimolata proprio da questo dinamismo che mi conferisce competenze più ampie e varie, dall’altro può creare confusione. La cosa comune è il mio approccio a qualsiasi progetto. Il mio compito è quello di tirar fuori l’anima e l’identità di chi devo rappresentare e trasferirla nelle case nel caso di progetti residenziali, nei locali o negozi nel caso di progetti commerciali, negli allestimenti nel caso di brand, nei set nel caso di eventi. Quello che accomuna tutti i tipi di progetti è il mio obiettivo principale, ovvero quello di tirar fuori l’identità di chi deve vivere lo spazio o della funzione che quello spazio deve avere. L’esperienza mi ha insegnato ad interfacciarmi con realtà molto diverse tra clienti, imprese, cantieri di tutte le nazionalità. In più, ho creato un team molto forte che mi affianca al bisogno, ognuno con le proprie specializzazioni.


Il progetto di interni si fonde con l’Art Direction per dare voce all’anima dei brand. Cosa vi ha spinto a scegliere lo styling e la narrazione come strumenti per abitare e raccontare spazi così diversi?
Nella tua domanda c’è la parola chiave: il racconto. Per me è fondamentale raccontare una storia, un momento. Ogni brand ha la sua storia ed essenza. E’ fondamentale che si fondano Interior Design e Art Direction perché strettamente legati. Ti faccio un esempio: Quando progetto un locale la prima cosa da fare è la creazione di un concept. Senza concept forte il locale non avrà nessun sapore. Il mio cliente deve approvare prima di tutto il concept, che diventerà l’identità del locale, il linguaggio del progetto. A questo punto è fatta. L’ Art Direction mi guiderà nella progettazione dell’Interior Design. Tuto dovrà rispondere allo stesso concept. L’interior design avrà un’identità, che sarà uguale alla grafica dei menù, alla divisa dei camerieri, al feed di Instagram e così via. Quando il cliente del locale vi entrerà, dovrà riconoscere la stessa identità nello spazio, nella sedia su cui siederà, nella mise en place dei piatti che gli saranno serviti, nel sito del locale dal quale prenoterà… Il racconto ci guida nella scelta dei colori, dei materiali, degli arredi, dell’impiattamento, nella grafica e tutto ciò che serve per progettare uno spazio.


Nel dare forma a scenari sospesi tra funzionalità quotidiana e comunicazione visiva, cercate di documentare la realtà o puntate a una reinterpretazione emotiva degli ambienti?
Forse ormai si è capito che la parte emotiva nel mio modo di progettare è primaria. Sicuramente cercherei di documentare la realtà esaltandone l’emotività degli ambienti. Ogni gesto che facciamo, ogni movimento quotidiano ha il suo perché. Io sono convinta che lo spazio che vivi può davvero migliorare la qualità della tua vita, ma solo se ti rappresenta davvero. E non decorando la parete con il tuo colore preferito, no. C’è qualcosa di più profondo, forse inconscio, che se tirato fuori, ti fa avere quel sollievo di cui tutti abbiamo bisogno. Osservo molto come i miei clienti si approcciano allo spazio. Chi di noi non ha un rito che fa quando torna a casa? Può essere accendere una candela, una lampada, bere acqua, fumare una sigaretta, sedersi su quella poltrona specifica. Quindi si, documenterei la realtà esaltando il significato intrinseco ed emotivo di quella realtà.
Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione? Ci sono libri, filosofi o altri artisti che hanno influenzato in modo decisivo la strutturazione del vostro immaginario?
La mia principale fonte di ispirazione è il viaggio. Quando dico che il design è un vero e proprio stile di vita non scherzo. La voglia di conoscere culture diverse, vedere come lavorano gli artigiani di altri paesi, vedere come mangiano le persone di altri paesi, osservare le loro case, i materiali che utilizzano, come stendono i panni, che colori usano. Vedere da cosa sono attratti, le loro abitudini. Viaggiare sicuramente è stato ed è fondamentale. Il viaggio e la ricerca di ispirazioni mi ha fatto conoscere la libertà d’espressione australiana per esempio, o l’artigianato marocchino, o ancora la precisione inglese… Poi c’è stato un libro in particolare che mi ha insegnato tanto ovvero “Il Miracolo dell’acqua” di Masaru Emoto, non è un libro di design ma di vita. I film, la moda, la natura ispirano i miei progetti. Inoltre, chi mi conosce un po’ ormai lo sa, adoro il brand “Aesop” in ogni sua forma: comunicazione, interior design, prodotti, packaging. Poi tra i progettisti che mi hanno lasciato il segno non posso che non citare Ricardo Bofill con “La Muralla Roja” o Gaudì con “Casa Batllo” e “La Pedrera”. Per finire dico solo una cosa. Se sai osservare e percepire, qualsiasi cosa ti può ispirare.
Chi è Micol Zarola?

Sono Micol Alessandra Zarola, direttrice dello studio di progettazione di Interior Design e Art Direction FLUSSO ~ Studio. Nata a Lamezia Terme, mi formo allo IAAD di Torino, città in cui inizio il mio percorso professionale in diversi studi di progettazione. Dopo diverse esperienze all’estero lavorative e di vita, tra Inghilterra e Australia, torno in Calabria, dove nel 2021 fondo il mio studio, grazie allo speciale supporto di Nonna Maria. Oggi vivo e lavoro tra Lamezia Terme e Torino, in un equilibrio continuo tra radici e ricerca.





