25-26-27 GIUGNO
Fondato da
Gianni Fiorito (fondatore) – Luca Cifarelli (presidente attuale) poi tanti volontari tra team comunicazione, risorse umane, expo ecc…

Qual è il nucleo progettuale da cui è nato il festival e quali urgenze creative ne hanno guidato lo sviluppo iniziale?
Il passaggio al festival rappresenta quindi un’evoluzione naturale: portare offline quelle connessioni, rendendole esperienze reali e condivise nella città. Il Limen Festival si sviluppa così come un progetto collettivo, costruito da giovani del territorio, anche alla prima esperienza, ma che insieme sono riusciti a costruire un evento diventato uno dei punti di riferimento nelle estati salernitane! L’urgenza creativa iniziale non è solo quella di “fare evento”, ma di creare uno spazio accessibile, inclusivo e multidisciplinare, capace di dare voce a diverse forme espressive.Nel tempo, questo approccio si consolida con Casa Limen, che estende il progetto oltre il festival, rendendolo attivo durante tutto l’anno. L’associazione organizza attività culturali continuative, tra cui club di fotografia, cinema, teatro e lettura e offre spazi di studio e lavoro condiviso nella città, tutto sempre come volontariato!
Il festival diventa quindi la sintesi di questo percorso: non un evento isolato, ma il momento in cui tutte le energie attivate durante l’anno convergono. La programmazione include concerti di artisti emergenti per promuovere giovani talenti del territorio e altri affermati a livello nazionale, talk, installazioni artistiche, dj set, spazi dedicati alla lettura e momenti di socialità legati al food e al drink. In questo senso, il Limen non nasce semplicemente come festival musicale, ma come piattaforma culturale che traduce in presenza fisica una rete già esistente di relazioni ed esperienze!

Quali sono gli obiettivi prioritari dell’evento e quale impatto specifico si prefigge di generare sul tessuto culturale e creativo locale?
ll festival nasce con l’intento di creare opportunità concrete per giovani artisti, creativi e organizzatori, offrendo uno spazio in cui poter sperimentare, esprimersi e confrontarsi con un pubblico reale.
Un obiettivo centrale è quello di rendere la cultura più accessibile e partecipata, superando la distinzione tra chi “produce” e chi “fruisce”. Il Limen lavora infatti per costruire un ambiente in cui le persone non siano solo spettatori, ma parte attiva di un processo culturale condiviso. Questo si traduce in una programmazione che integra linguaggi diversi – musica, arti visive, incontri, lettura- e che riflette la pluralità di interessi e competenze presenti sul territorio. Un ulteriore obiettivo è quello di contrastare la percezione di una città culturalmente statica, offrendo un’alternativa concreta fatta di eventi, incontri e spazi di aggregazione. In questo senso, il Limen Festival, insieme alle attività di Casa Limen, contribuisce a rendere più vivace e dinamico il contesto salernitano, favorendo la permanenza dei giovani e incentivando la partecipazione alla vita culturale locale.

Quali criteri hanno guidato la scelta della location e come questo spazio contribuisce a definire l’identità e l’atmosfera del festival?
La location ci piace per diversi motivi. È uno spazio verde e aperto, che permette di vivere il festival in modo più libero, ed è in una posizione strategica: facilmente raggiungibile perché vicina all’uscita autostradale, ma allo stesso tempo inserita nel centro della città.
La scelta è stata guidata dalla volontà di rendere il festival accessibile e integrato nella vita quotidiana di Salerno, non qualcosa di isolato. A questo si aggiunge un aspetto per noi importante: il valore storico del luogo. All’interno ci sono l’ex fornace e il Teatro Antonio Ghirelli, elementi che raccontano una parte della storia industriale e culturale della città.
In questo senso, è significativo anche il fatto che questi spazi non siano stati abbattuti ma rigenerati. La loro riqualificazione li trasforma in luoghi di cultura, mantenendo però la memoria del passato. Questo dialogo tra storia e presente è coerente con l’identità del Limen, che nasce proprio come spazio di connessione tra dimensioni diverse.
Come sono organizzate le attività per permettere a persone con esperienze diverse di incontrarsi e confrontarsi?
Da un lato ci sono momenti più legati alla riflessione e alla parola, come talk e attività legate alla lettura, che tendono ad attirare un pubblico mediamente più adulto. Dall’altro, concerti, dj set e performance coinvolgono un target più giovane.
La presenza di artisti con percorsi e pubblici differenti – con una line up che va da Rancore a Mari Froes, fino a Bandabardò e Roberto Colella – contribuisce ulteriormente a mescolare le generazioni e i gusti musicali, creando uno spazio in cui pubblici diversi si trovano a condividere la stessa esperienza.

Qual è l’elemento di rottura o la sfida più grande che questo progetto lancia al modo tradizionale di fare cultura oggi?
L’elemento di rottura principale riguarda il modo in cui viene intesa e proposta la cultura. Spesso è percepita come qualcosa di distante, formale, poco accessibile ai giovani. Il Limen prova a ribaltare questa visione, costruendo un’idea di cultura più aperta, vissuta e quotidiana, capace di coinvolgere persone diverse per età e interessi.
In questo senso, la cultura non è solo contenuto, ma anche socialità, occasione di incontro e spazio di crescita, sia per chi partecipa sia per chi organizza. Il festival diventa quindi un contesto in cui si imparano cose nuove, ma anche un luogo in cui si costruiscono relazioni e si sviluppano competenze, soprattutto tra i più giovani che contribuiscono attivamente alla sua realizzazione.
La sfida più grande è proprio questa: mantenere una vocazione sociale forte, continuando a generare valore per la città. Significa portare vita, creare occasioni di aggregazione e rendere la cultura un elemento vivo del territorio, nonostante le difficoltà organizzative, economiche e strutturali che progetti di questo tipo incontrano oggi. È un lavoro quotidiano, portato avanti da persone che scelgono di dedicare tempo ed energie per contribuire al benessere culturale e sociale della comunità.

Chi è LIMEN?
Il nucleo progettuale del Limen nasce in una dimensione completamente digitale, durante il periodo della pandemia. L’idea iniziale prende forma da dirette Instagram che invitavano artisti del territorio a raccontarsi e confrontarsi, creando uno spazio di dialogo in un momento in cui le relazioni culturali erano sospese. In quella fase, il progetto rispondeva a un’urgenza precisa: mantenere vivi i legami tra persone e comunità creative, nonostante l’isolamento. Da questa esperienza emerge però un limite evidente del formato online: la mancanza di uno spazio fisico di incontro. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’esigenza di trasformare Limen in qualcosa di concreto.




