
Cici Film Festival
2026 – ottava edizione19-26 settembre 2026
Castellammare del Golfo
Qual è il nucleo progettuale da cui è nato il festival e quali urgenze creative ne hanno guidato lo sviluppo iniziale?
Provare a vedere la città da prospettive diverse, proporre soluzioni che modificassero anche solo temporaneamente le abitudini e le consuetudini: questo è stato il punto di partenza, quando 20 anni fa iniziamo a produrre eventi a Castellammare del Golfo. Nello specifico del CICI Film Festival il presupposto creativo da cui siamo partiti era duplice. Da un lato dare a giovani autori un’occasione concreta di produrre, mettere le loro idee alla prova della realtà. Dall’altro, l’idea che il cinema potesse essere un pretesto di incontro, tra chi arriva da fuori e la cittadinanza che decide di accoglierlo, offrendo le proprie energie e partecipando attivamente alla realizzazione delle storie.

Quali sono gli obiettivi prioritari dell’evento e quale impatto specifico si prefigge di generare sul tessuto culturale e creativo locale?
Per una settimana Castellammare si trasforma in un grande set diffuso: le strade, le piazze, il porto diventano scenari, e le persone del posto diventano attori, comparse, tecnici, spettatori. L’impatto che cerchiamo è proprio questo: una comunità che riscopre di saper fare cultura in prima persona, non da spettatrice. A questo si aggiungono ricadute concrete: presenze internazionali fuori stagione, visibilità per il paese e film che continuano a raccontare Castellammare del Golfo in giro per il mondo. Allo stesso tempo, le nuove generazioni scoprono arti e mestieri che possono essere loro di ispirazione.


Quali criteri hanno guidato la scelta della location e come questo spazio contribuisce a definire l’identità e l’atmosfera del festival?
La scelta, in fondo, non è stata una scelta: Castellammare è la città in cui siamo nati e cresciuti ed è anche un luogo che al festival dà moltissimo. In pochi chilometri concentra paesaggi diversissimi, il mare e il porto, il centro storico fatto di vicoli e scalinate, le colline e la campagna dell’entroterra. È un set naturale che offre atmosfere lontane tra loro a pochi minuti di distanza, e questo permette a ogni regista di trovare il proprio mondo. E poi ci sono le persone, la comunità: un paese abituato a partecipare, Il Comune che mette a disposizione spazi e risorse, i cittadini che mettono offrono energie e tempo.

Come sono organizzate le attività per permettere a persone con esperienze diverse di incontrarsi e confrontarsi?
L’incontro non è un effetto collaterale, è voluto e guidato. Tutto comincia con la serata di apertura, dove ogni regista racconta in pubblico il proprio soggetto. Ad ascoltarlo ci sono attori, comparse, maestranze, cittadini, turisti e chiunque sia lì interessato a dare una mano: è il momento in cui gli sguardi si cercano e le squadre si formano. La diversità delle esperienze che si trovano a collaborare non la organizziamo a tavolino, la mettiamo semplicemente nelle condizioni di accadere.
Qual è l’elemento di rottura o la sfida più grande che questo progetto lancia al modo tradizionale di fare cultura oggi?
Mettiamo il cinema in strada, dentro un paese, dentro un tempo volutamente limitato che costringe tutti a inventare. La sfida più grande in fondo è produrre qui film, opportunità, processi culturali e insieme ospitare progetti concepiti altrove. La strada è ancora lunga, conosciamo i limiti di questa esperienza, ma crediamo che la direzione sia quella giusta.

Chi è Cici?
CICI (città internazionale cinema indipendente) è un’associazione nata nel 2009. L’associazione ha l’obiettivo di proporsi come un punto di riferimento per giovani e per appassionati cinefili: la Sicilia come centro di incontro tra le eccellenze del campo cinematografico e il territorio. CICI offre inoltre servizi di supporto logistico e organizzativo a produzioni cinematografiche e televisive.





