
Linea d’Ombra Festival
XXXI edizione
Fondato da Peppe D’Antonio
SALA PIER PAOLO PASOLINI
Via Alfonso Alvarez – 84121 SalernoPICCOLO TEATRO PORTA CATENA
Via Portacatena, 60 – 84121 SalernoCOMPLESSO SAN MICHELE
Via San Michele, 10 – 84121 SalernoMATIERNO Sede Cooperativa sociale Giovamente, Via degli Etruschi, 85 – 84135 Salerno SA
MARICONDA Fondazione Caritas Salerno, Via R. Mauri snc (ex mercato / Stazione di Posta) – 84129 Salerno
SANT’EUSTACHIO Centro diurno polifunzionale “Il Girasole”, Via Massimo D’Azeglio, 1 – 84133 Salerno
RUFOLI Parrocchia San Michele Arcangelo e S. Angelo in Rufoli, Salerno, Via Rufoli, 9-11 – 84135 Salerno

Qual è il nucleo progettuale da cui è nato il festival e quali urgenze creative ne hanno guidato lo sviluppo iniziale?
Il festival è nato all’interno di un progetto del Giffoni Film Festival tra il 1994 e il 1955, prima ancora di divenire un evento autonomo a Salerno, cosa che è avvenuta solo nel 1996. Il progetto cui facciamo riferimento, per altro diretto da Peppe D’Antonio, riguardava una sezione dal titolo “Padri e figli”, che provava a indagare il rapporto tra generazioni, con un’attenzione particolare alla condizione dei giovani e al modo in cui essi venivano rappresentati nel cinema di quegli anni. Il tutto come una sorta di omaggio a Domenico Meccoli che aveva inserito, all’interno della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (di cui era direttore negli anni 1961-1962), una sezione dedicata appunto ai “Problemi dei giovani nel cinema contemporanea”.
Da questo approccio iniziale nasce l’idea di andare a indagare, sulla scorta del bel romanzo di Joseph Conrad, La linea d’Ombra, il momento di passaggio dall’adolescenza all’età adulta nel cinema di quegli anni. Spinta che, nel contesto delle trasformazioni radicali che si andavano addensando tre la fine del Novecento e l’inizio del terzo millennio, subisce una torsione significativa in una doppia dimensione. La prima, provare a interpretare la linea d’ombra come momento di passaggio di una nuova generazione di autori all’esordio cinematografico o alla prova, forse ancora più significativa, del secondo film, caratteristica che il festival ancora conserva. La seconda, leggere la linea d’ombra non come condizione di un segmento, ma dell’intera struttura sociale. In altri termini, avremmo voluto indagare, attraverso il cinema, come si andava trasformando non solo la condizione dei giovani ma l’intera comunità, in particolare quella europea, da subito diventato il nostro campo di ricerca.
Un festival, dunque, che muove alla ricerca di nuovi autori che sappiano raccontare, nelle forme del cinema contemporaneo, il nostro presente, meglio le linee di tensione che attraversa il nostro presente.

Quali sono gli obiettivi prioritari dell’evento e quale impatto specifico si prefigge di generare sul tessuto culturale e creativo locale?
Il primo obiettivo era quello di porre la città di Salerno, in fase di crescita e trasformazione, all’attenzione della cultura cinematografica nazionale e internazionale. C’era, ed è rimasta intatta, anche l’esigenza di dare voce, spazio, visione a un cinema apparentemente marginale che difficilmente giungeva nel circuito commerciale, e se anche accadeva, spesso con troppo poco peso promozionale per essere visto da un largo pubblico. Compito che è divenuto primario oggi, con l’evidente crisi della centralità della sala cinematografica, il proliferare di piattaforme On Demand che favoriscono un consumo domestico e solitario e fanno perdere al cinema, quello che un festival è in grado di restituire, un’emozionante esperienza collettiva. Lavorare su autori poco conosciuti o del tutto sconosciuti, presentare opere che certo non potevano contare su budget consistenti, comportava un lavoro di formazione del gusto dei nostri spettatori. La formazione, soprattutto per fasce di giovani dai quattordici ai trent’anni è stato un altro obiettivo che il festival si è posto dalla sua origine e che porta ancora avanti con forza, che costituisce il secondo asse della manifestazione. Non possiamo negare che il successo della manifestazione ha anche avuto il merito di aiutare la promozione turistica della città. All’inizio della nostra storia, Salerno non aveva eventi che erano in grado di porla all’attenzione nazionale ed internazionale. Linea d’Ombra Festival, pur nelle sue trasformazioni nel tempo, ha avuto il merito di aprire la strada a un turismo di qualità, anche se piccolo comunque significativo

Quali criteri hanno guidato la scelta della location e come questo spazio contribuisce a definire l’identità e l’atmosfera del festival?
Una storia di trent’anni e più non può che essere punteggiata da una serie di scelte condizionate dal tempo e delle trasformazioni che, intanto, la città stava attraversando. La prima location è stata il cinema Modernissimo di Salerno. Una multisala con due o tre sale, che però venne chiusa in pochissimo tempo e destinata a Sala Bingo, forse più redditizia. La ristrutturazione del Cinema Teatro Augusteo, al centro della città, avvenuta nel 1998, ci permise di trasferirci al centro della città, in un’area in rapida espansione e ammodernamento. In quegli anni, anche grazie a finanziamenti liberi da vincoli progettuali, potemmo anche usare oltre al cinema anche il Teatro Verdi, riaperto da poco alla programmazione della lirica e del teatro. Furono anni in cui ci permisero di insidiarci vicino al centro storico della città e poter utilizzare, a seconda delle necessità, altri spazi, mano a mano, si rendevano disponibili, come il Complesso Monumentale di Santa Sofia o Palazzo Fruscione, entrambi patrimonio importante del centro antico di Salerno. Con gli anni fummo costretti a rinunciare all’Augusteo, perché chiuso per ristrutturazione, mai del tutto avvenuta, e perché non più dotato delle tecnologie necessaria alla proiezione in DCP. Il festival però resta al centro della città, trasferendosi alla Sala Pasolini. Vecchio cinema decaduto ma rimodernato con criteri all’avanguardia, tuttavia non dotato di DCP. Il festival lo usa come punto centrale delle proprie attività, ma di volta in volta è costretto ad attrezzarlo per le proiezioni dei film in concorso. Contiamo anche sul Piccolo Teatro di Porta Catena, circa sessata posti ricavati da una vecchia chiesa, e da qualche anno, del Complesso San Michele della Fondazione Ca.Ri.Sal, nostro partner principale.

Come sono organizzate le attività per permettere a persone con esperienze diverse di incontrarsi e confrontarsi?
Ciascuna delle location ha una funzione specifica e dedicata a un particolare fruitore. La Sala Pasolini è impegnata per la presentazione dei lungometraggi e dei cortometraggi in concorso e vede la presenza per lo più di giovani dai 18 ai trentacinque anni, ma anche una importante presenza di pubblico adulto. Alla fine delle proiezioni c’è un dibattito tra gli autori dell’opera e il pubblico, momento che diventa anche confronto tra gli spettatori tra loro su come l’opera è stata letta, interpretata e accolta. Lo stesso vale per le altre sale del festival. In particolare il Piccolo Teatro di Porta Catena presenta opere fuori concorso, come LdoBook dedicato a libri e saggi tra cinema e letteratura, o nel concorso dedicato ai giovani autori campani. Anche in questo caso si confrontano pubblici diversi tra loro, spesso provenienti da realtà diverse. Da quest’anno il festival ha anche fatto la scelta di uscire dal centro e investire alcune delle zone più disagiate della città delle proprie attività. Porteremo alcuni dei film presentati nelle scorse edizioni del festival tra i giovani delle periferie della città. Anche in questo caso sarà un confronto con reraltà nuove e stimolanti.

Direttori Artistici Giuseppe D’Antonio e Borisl Sollazzo
Qual è l’elemento di rottura o la sfida più grande che questo progetto lancia al modo tradizionale di fare cultura oggi?
Probabilmente l’elemento di maggior impatto è la voglia e la capacità di parlare a una città di provincia con un linguaggio moderno, anche on grado di lanciare sfide, di rompere con le convenzioni dello spettacolo che, fino a quel momento, la città aveva vissuto come unici possibili. In questo siamo stati, fino al limite del possibile, provocatori in senso positivo del termine.
Chi Linea d’Ombra?
La prima edizione di Linea d’Ombra, con la dizione SalernoFilmFestival, si svolge a Salerno dal 25 al 28 gennaio del 1996.
La manifestazione, prodotta dal Comune di Salerno e dal Giffoni Film Festival, rappresenta la naturale evoluzione di una sezione interna al Giffoni Film Festival, “Padri e Figli”, che raccoglie l’eredità di una precedente sezione della stessa manifestazione, dal titolo “I problemi dei giovani nella cinematografia contemporanea”, curata da Domenico Meccoli.
Il progetto, voluto da Claudio Gubitosi e approvato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente Autonomo Giffoni Film Festival, è realizzato da Peppe D’Antonio, già vice-direttore artistico del Gff e da allora direttore artistico di Linea d’Ombra.
Nel 1998 nasce l’Associazione SalernoInFestival con l’obiettivo, come recita il suo statuto, “di promuovere nella città di Salerno, direttamente o in collaborazione con altri soggetti, istituzionali e non, una serie di eventi culturali e spettacolari legati alla creatività giovanile”. All’associazione tocca il compito di produrre e gestire il festival che, come scrive il suo direttore Peppe D’Antonio, misura, nella sua terza edizione, “la densità e la tenuta del suo progetto”.
La terza edizione si svolge a Salerno dal 16 al 19 aprile nel restaurato Cinema Teatro Augusteo, posto al centro della città.
Sono premiati, alla terza edizione, Peter Cattaneo, Valentina Cervi, Alessandro Haber e Ken Loach, quest’ultimo terrà una “master class” nel Teatro Verdi di Salerno ricca di spunti e di riflessioni sul cinema e non solo. Il festival apre uno spazio anche alla musica sia con l’incontro con Peppe Servillo degli Avion Travel che con due concerti, Elio e le Storie Tese e Samuele Bersani.
Il 2006 è il vero punto di svolta nella storia del festival che cambia pelle e per gran parte la stessa struttura organizzativa.
Dal 2006 la manifestazione accede, per tramite del Comune di Salerno, ai finanziamenti europei, consistenti ma anche legati a una procedura burocratica che crea non pochi problemi, nei tempi di organizzazione e di progettazione della manifestazione.
Le novità sono talmente rilevanti che si potrebbe parlare di un numero “zero” del nuovo festival, che cambia anche nome, divenendo Festival delle Culture Giovani, invadendo nuovi spazi e allungando considerevolmente la durata.
Il festival si svolge dal 19 al 30 aprile tra il Cinema Teatro Augusteo, l’Hotel Convento San Michele e Palazzo Genovese.
Giunto alla XXXI edizione, Linea d’Ombra Festival continua il suo viaggio nel contemporaneo, riproponendo e indagando le opere della creatività del nostro tempo, attraverso il cinema e le arti audiovisive.
Superate le trenta edizioni, il festival mantiene la sua identità conservando il carattere di evento contraddistinto, in particolare nelle sezioni competitive, da una programmazione attenta alle giovani cinematografie e alle opere innovative che si impongono all’attenzione internazionale.
A tal fine la direzione artistica partecipa ogni anno a festival di respiro nazionale ed internazionale quali: International Film Festival Rotterdam, Berlinale, Festival del Cinema di Venezia, Torino Film Festival, Trieste Film Festival, Locarno Festival.





