In questa nuova intervista di #EtimoloPeople, siamo entrati nel mondo di Non in Senso Stretto attraverso il racconto di Giusi Buono .
Il titolo “Non in senso Stretto” racconta di geografie e di valori concettuali del progetto. In che modo questa seconda edizione amplia la definizione di design per Calabria e Sicilia?
Per ampliare il confronto e allargare la comunità di progettisti che si vuole costruire, quest’anno la call si è rivolta anche a chi è nato in Calabria o Sicilia e lavora lontano dai luoghi d’origine e viceversa a chi, pur essendo nato in altri contesti ha scelto di lavorare nelle due regioni.
Questa selta rispone alla volontà di raccontare come i territori e i contesti operativi influenzano linguaggi, scelte progettuali e percorsi professionali sia di chi resta, sia di chi si sposta.

Rispetto ai temi di questa edizione della Biennale, quali “nuovi codici” del design emergono per guidare il cambiamento sociale ed economico dei territori coinvolti?
L’aspetto più rilevante che emerge è senza dubbio il recupero e la reinterpretazione in chiave progettuale e contemporanea degli elementi profondi della tradizione, dell’identità e dei materiali dei luoghi, riuscendo a tradurli in nuovi codici di progetto -tipologie, funzioni, materiali, servizi, processi e ricerca – che guardano al futuro. Ciascun progetto esplora una strada specifica e originale con linguaggio e approccio peculiare.
In questa re-interpretazione del locale si riesce dunque a rintracciare non solo l’ispirazione profonda ma un’indicazione progettuale, non per guidare, ma per condividere con i territori di appartenenza e/o di operatività percorsi virtuosi.

La call mette a confronto progettisti locali e professionalità attive fuori da Calabria e Sicilia: quale dialogo si innesca tra la prospettiva di chi sceglie di restare e lo sguardo di chi lavora altrove?
Quanto sembra emergere conferma i sospetti. Il cuore rimane nei territori di origine, insieme alla consapevolezza della propria peculiarità, anche da un punto di vista progettuale.
Le occasioni professionali, invece, altrove.
C’è in chi resta una ostinata fiducia; c’è in chi va via una ostinata speranza; c’è in chi arriva la consapevolezza di maneggiare territori e materiali preziosi.
In ogni caso le esperienze rappresentate raccontano di territori e contesti, quelli di Calabria e Sicilia, che vogliono delineare una propria via al design contemporaneo, una modalità originale che tenga conto della propria specificità e diversità rispetto ai più blasonati centri del design.
Obiettivo principe del progetto “Non in senso Stretto” e delle due delegazioni territoriali di ADI è appunto fare emergere tutto questo.
Tra mostra, talk e open call, quale impatto concreto vi augurate che il progetto lasci alle comunità e ai giovani designer al termine della Biennale?
Comunità è la parola chiave. Mostrare alla comunità che in Calabria e Sicilia si fa buon design; costruire una comunità di designer che fanno del progetto la loro voce e il loro strumento d’azione; conoscersi, riconoscersi e agire insieme per fare massa critica.

Come si misura il progetto allestitivo con la presenza imponente di Forte Batteria Siacci, integrando la sua storia e la sua materia nello spazio espositivo?
Il Forte è una location magnifica, difficile logisticamente, ma affascinante. Domina sullo Stretto, offrendo un panorama mozzafiato su questo tratto di mare così denso di storie, miti e significati (passati, presenti e futuri).
Tra le sue possenti mura, trova spazio la mostra in cui verranno esposti, accanto ai 16 progetti selezionati attraverso l’open call, i progetti di due tra le firme più affermate e di maggiore valore del design italiano, Mario Trimarchi e lo Studio Martinelli Venezia, invitati dalle delegazioni ADI.
In un dialogo – spero interessante e coinvolgente per il pubblico – tra generazioni, esperienze e prospettive. Il Forte, con la sua storia, accoglie possibili futuri e consolidate esperienze.
Chi è Giusi Buono?
Design strategico,direzione creativa, strategie culturali
Gli studi e la lunga esperienza in vari ambiti del design, le hanno consentito di acquisire conoscenze, competenze e visione multidisciplinare.
Si è occupata di design di prodotto, interior ed exhibition design, comunicazione visiva e branding, curatela ed organizzazione di mostre ed eventi culturali.
Oggi si occupa di design strategico e direzione creativa, con particolare attenzione alle strategie culturali per aziende, enti e organizzazioni.
Attiva nella diffusione della cultura del progetto, conduce la sua ricerca indipendente sul design del patrimonio culturale.
Anche nella seconda edizione del progetto “Non in senso Stretto” cura il coordinamento generale ed è parte del Comitato scientifico.






