Sicilia

Sophia Mangiacavallo

NEL REGNO DI CHI SONO

NEL REGNO DI CHI SONO Dedico queste parole a chi sceglie la disobbedienza come atto d’amore per se stessi e protegge la propria delicatezza.

PAZZA

Uomini che possiedete giudizio, giudici colti e assennati, marchiate a fuoco sul mio nome:

Pazza!

E sarò pazza, sola voce della verità nel coro.

Sarò pazza, brucerò come strega al rogo.

Sì, fieramente rassegnata non rinnego:

sono pazza.

Tra le fiamme a piedi scalzi danzo perché divampi il sacro folle fuoco e terra arida di falsità arda.

Donna e Pazza, Sciagura, Disgrazia.

NEL REGNO DEL TUO EGO

Io non sono tua figlia, solo nel regno del tuo ego, entro i confini scontornati di un ritratto di famiglia: distorta illusione, vuota proiezione di un potere padrone.

Non si guida a parole e tu alzi la voce, sei ombra che graffia la luce per schiacciare a ragione chi segue il suo cuore.

Io resto tua figlia ma non cedo al tuo inganno.

Sono oggi una donna e non salterò con te nella tomba, non rinuncerò alla mia libertà.

Se pensi che l’amore sia una catena, vivi e regna nel tuo ego, marcirai, solo, nella tua galera.

TU LO SAI

Chi sono io?

Tu lo sai?

Lui non lo sa.

Non conosce i miei dolori, quel lungo inverno freddo che mi son portata dentro, e le mie trasformazioni.

Vuoi vedere i miei colori? Osservi quel che sono foglia verde in primavera fiore rosa delicato mi accarezzi con lo sguardo. Resta attento a ciò che dico e cattura in uno scatto i ricordi che ti mostro.

Forse non sono un mostro.

ma chi sei? Perché non scappi? Cosa potrei offrirti io che non so chi sono io?

Tu lo sai.

SBOCCIA BAMBINA

E ti sei mutata in rosa e ora sbocci tra i rovi, oltre il filo di spine, tra i rampicanti avvolti al mio corpo, le mie strette al collo. Dischiudi i tuoi petali per accarezzarmi il viso, mi sussurri in sorriso con un palmo sul petto:

«Sei anche tu un bocciolo, bambina…

Sboccia!

Non serve credersi spina e bagnarsi le dita di rosso che di sangue ne sporca il candore per impaurire un bocciolo di rosa che tra i petali custodisce il suo dolore».

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