Chiara Pappaianni
LA MIA MORTALE CONSUETUDINE
Dentro il consueto si cela l’amorfo, si semina il disagio e si plasma l’orrore.
Ogni volta che scrivo una data su un diario o un documento, o se per sbaglio osservo quella di scadenza su scatole e carte d’identità, patenti e robe che necessitano firme-ecco-io mi metto a pensare che quella data precisa potrebbe essere quella della mia morte. E non c’è niente che io possa a fare (a parte evitare di scrivere date per scongiuro) per cambiare la possibilità che quella sia la mia data di dipartita.
Come di consueto, allora, stamattina mi sveglio e compilo il mio diario, traccio la data per tenere conto del tempo che passa, e poi mi soffermo con curiosità morbosa su quei numeri. C’è chi se li giocherebbe al lotto, io invece mi giocherei il naso che me li potrei trovare dritti dritti sulla tomba.
Ho saputo proprio ieri che un tipo, dopo aver vinto una somma spropositata a un gratta e vinci, si è fatto sopraffare dall’emozione ed è crepato d’infarto. Chi la fa l’aspetti! Non si scherza con i numeri… che siano cifre di un codice fiscale, di un ISBN o di una tabellina. I numeri hanno una forza di preveggenza abnorme. Ed è per questo che molti odiano la matematica: essa, fatta eccezione per i geni e i maghi, lascia addosso un presentimento di sconfitta, che si dipana da un 4 al compito in classe e diventa perturbazione non temporanea, inconscia agitazione che in mezzo a tutte quelle frazioni e algoritmi, secondo qualche speciale combinazione che non si può prevedere, siano celate le coordinate della propria fine. Così, in barba alla consuetudine, ho preso a segnare gli eventi all’indietro. Una giornata del 2025, per esempio, la scrivo sul diario come se fosse avvenuta nel 2015 o 2005. Ripetendo cifre già passate non posso mica morire. Se fosse già successo, inoltre, lo avrei ricordato…
In questo modo non si ha più traccia di nulla: nessun marchio pseudo-apocalittico potrà rovinare la mia giornata. Le date diventano meno aleatorie, descrivono giorni a caso. Niente più abitudini, niente linee rigorosamente tese in avanti. Io mi posiziono sulla parte già calpestata della linea del tempo. Ma, anche lì, capita che, combinando tra loro i numeri come ad anagrammarli, venga fuori qualcosa che non mi piace.
Forse non si può sfuggire a una morte già scritta, forse non si può rimandarla come si farebbe con un qualsiasi appuntamento. Brucio le Pagine Gialle, elimino i numeri di telefono. Spero che, nella dimenticanza, il mio destino si trasformi, che si possa produrre una qualche modifica nelle diaboliche sequenze che mi causano tanto sconcerto. D’altronde, però, è anche consolatorio, certe volte, sapere che, immersa in quel casino, c’è proprio lei, già sistemata da qualche parte, la MIA DATA, predisposta ad attendermi, non intercambiambile, non trasferibile. E, con questa certezza, tiro un sospiro di sollievo e penso alla fine con insospettabile pace.
Chiara Pappaianni nasce nel 1997 a Catanzaro, dove frequenta per diversi anni una scuola di teatro. Amante sia del teatro che del cinema, si laurea in Comunicazione e DAMS all’Unical e in Discipline della Musica e del Teatro all’Unibo. A Bologna frequenta laboratori teatrali, di poesia e di scrittura, e partecipa come giurata ad alcuni festival di film d’archivio e videodanza. Ama molto scrivere sia in prosa che poesia, fotografare, fare collage e tutto ciò che è creativo. Ha lavorato per un breve periodo come aiuto tecnico presso Augustus Color, a Roma, ispezionando e riparando pellicole cinematografiche.


