Sofia Noce

Camminare.

Nel mio archivio ci sono fotografie fatte durante lunghe passeggiate che osservo con insaziabile riscoperta. Ho pensato spesso cosa volessero ricordarmi e poi ho capito: camminare è il ritmo primo, il battito cardiaco del cercatore. È un atto semplice e banale in cui si cela la risposta al bisogno di andare dell’essere umano: esplorare lo spazio interno e quello esterno grazie all’incontro con il diverso da sé. Questo stesso incontro gli sussurra, con gentilezza, la verità dell’impermanenza. Camminare è un atto di fede silenziosa e la nostra memoria è il segnavia grazie al quale, un giorno, è possibile ripercorrere il sentiero e la meraviglia con cui è stato percorso la prima volta.

Dedita alla ricerca visiva, ho fatto della fotografia la mia pratica di indagine personale. Nel corso degli anni, ho sviluppato un approccio inclusivo volto a esplorare le sfaccettura della condizione umana e naturale, con particolare attenzione ai temi di cura, rituali e di memoria. Attualmente sto concludendo il percorso di laurea magistrale presso l’ISIA di Urbino.

Il mio lavoro è stato esposto in diverse mostre collettive tra cui al Palazzo Ducale di Urbino, Rocca di Senigallia (AN), Spazio Rumore (PU), Archivio Atena (SA), Accademia di Spagna (RM) in occasione di UnArchive Found Footage Fest, Villa Romana (FI), Ex Chiesa di San Mattia (BO) in occasione di Archivio Aperto, Spazio Manica (RM), De Proef Frederiksoord (NL) in occasione di Noordelicht International Photo Festival 2025.