
Dal 11 al 13 Maggio Cantieri sparsi per Foggia
Dal 14 al 15 Maggio al Palazzetto dell’Arte “Andrea Pazienza”
After party del 15 Maggio allo Slow Park

Qual è il nucleo progettuale da cui è nato il festival e quali urgenze creative ne hanno guidato lo sviluppo iniziale?
L’espressione MOUE definisce ed evoca l’urgenza stessa del design come mezzo e linguaggio a servizio della comunità qui e ora: accendere lo spirito d’iniziativa degli studenti e delle associazioni locali, interloquire con le istituzioni, creare incontro e, attraverso l’attrito generato dall’operosità del progetto, cercare una via in grado di dare corpo e senso a un festival a Foggia.
Quali sono gli obiettivi prioritari dell’evento e quale impatto specifico si prefigge di generare sul tessuto culturale e creativo locale?
Gli obiettivi sono plurimi, ma tutti collegati. Come il sole illumina, riscalda, ravviva i colori, attiva processi, così questa ondata d’attività contraddistinta dalla collettività, dall’informalità e dalla dedizione produce differenti effetti. Crea nuove relazioni, pone in evidenza tematiche sociali importanti che spesso hanno poca voce, permette di crescere insieme, attira persone e grafici da altre città, smuove la coscienza politica dei cittadini, dà fiducia alle ragazze e ai ragazzi che ameranno ancor di più la loro terra, delinea un’immagine di Foggia diversa rispetto allo stereotipo corrente.

Quali criteri hanno guidato la scelta della location e come questo spazio contribuisce a definire l’identità e l’atmosfera del festival?
La necessità di trovare uno spazio e la disponibilità a interloquire dell’Assessora alla Cultura di Foggia hanno creato la possibilità di questo spazio nel cuore di Foggia che ha molte caratteristiche perfette per il festival. Il Palazzetto dell’Arte ha due sale, una per l’esposizione e una per le talk, un doppio accesso, un’uscita sul verde della Villa, vivibile e utilizzabile per parte della mostra, un ingresso monumentale che crea un’atmosfera simbolica che rimanda alla cultura classica e alla polis.
Come sono organizzate le attività per permettere a persone con esperienze diverse di incontrarsi e confrontarsi?
Qui sta il bello. Ogni attività è organizzata sulla base del singolo gruppo che si viene a creare e della realtà coinvolta, che ha specificità da rispettare. Tre giorni sono un tempo non lunghissimo, ma consistente per compiere un processo progettuale. In ogni cantiere ci sono momenti di confronto e momenti di lavoro. I designer che guidano i laboratori svolgono in questo un ruolo fondamentale, sanno mediare e interpretare le diverse istanze, creare punti di contatto, sperimentare nella forma le intersezioni derivanti dalle differenti esperienze. Rimane comunque un progetto sperimentale, in cui non tutto è definito, per evitare gabbie o ostacoli al possibile che vuole esprimersi


Qual è l’elemento di rottura o la sfida più grande che questo progetto lancia al modo tradizionale di fare cultura oggi?
La grafica sociale è un tema antico, ma cerchiamo di riattualizzarlo nel presente in maniera concreta e festosa. Evitando protagonismi e autoreferenzialità, contagiandoci a vicenda nel modo di essere presenti “per” e “in”. “Per” la città, per la marginalità, per il sud. “In” umiltà, dedizione, informalità, empatia. Ognuna delle persone che partecipano è fondamentale e insostituibile. La sfida più grande è che si crei un moto interiore negli studenti e nei partecipanti tale che il loro modo di fare design e di essere nella società ne possa essere influenzato positivamente per lungo tempo.
Sentirsi importanti senza darsi importanza.

FONDATORI
Accademia di Belle Arti di Foggia con l’associazione Generact






