L’opera
Dopo la tempesta
La figura di un giovane appare nello spazio come presenza raccolta e silenziosa. Le mani affondate nelle tasche e gli occhi chiusi sospendono ogni gesto nell’intervallo della riflessione. Non si tratta di inattività, ma di concentrazione dell’essere, un porsi sulla soglia tra mondo esterno e dimensione interiore. Il corpo è attraversato da fasce cromatiche che richiamano il riflesso dell’arcobaleno, trasformando la superficie scultorea in un luogo simbolico di transizione. L’arcobaleno, che nasce dopo la tempesta nel ricomporsi della luce, diviene metafora della condizione umana. La mente, attraversata dalle fratture del vivere, ritrova in sé la capacità di riflettere armonia. I colori non decorano la figura, ma ne sono parte intrinseca, inscrivendo su di essa l’esperienza del passaggio, della trasformazione, della rinascita. In questo equilibrio tra immobilità e interiorità, la scultura si offre come meditazione visiva sull’identità contemporanea: un invito a riconoscere nel raccoglimento non una fuga, ma un gesto generativo, in cui l’umano si apre alla possibilità di ricomporsi, come la luce che, dopo la tempesta, torna a farsi colore.


Quali motivazioni formali o concettuali hanno guidato la scelta di quest’opera per il progetto espositivo “Dolce Vita – Maiori Wonder Coast”?
I colori accesi, che ricordano un arcobaleno, si legano con la luminosità di Maiori, mentre la
scultura raffigurante un giovane assorto diventa quasi come parte di un dolce sud contemplativo, immerso in pensieri profondi, perfetto per regalare a chi la osserva uno sguardo di relax e un momento di profonda riflessione. Un attimo di dolce vita.
In che modo la scelta dei materiali e delle tecniche adottate riflette il valore semantico e concettuale della tua ricerca?
Il materiale è la vetroresina, leggera ma capace di dare monumentalità all’opera che si presta a diverse interpretazioni soggettive. Vorrei che lo spettatore riuscisse ad immedesimarsi nell’atteggiamento del giovane raffigurato per trovare la sua profondità ed equilibrio interiore, circondato da una Maiori rinata nell’estasi artistica del momento.
Qual è stato il percorso generativo dell’opera, dalla fase ideativa alla sua finalizzazione?
L’opera si inserisce in un discorso molto ampio della mia produzione artistica, che riguarda il tentativo di dare un’interpretazione plastica ai diversi vissuti dei giovani d’oggi e alle grandi tematiche irrisolte del nostro tempo. In questo caso ho voluto interpretare il bisogno di ritrovare la pace interiore, come con gli occhi chiusi in riva al mare di Maiori. Una pace rigenerativa.
Biografia dell’artista
Calogero Condello, scultore nato a Palma di Montechiaro (AG) nel 1954, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, partecipando fin da giovane a numerose mostre, tra cui personali al “Club dell’Arte” di Agrigento (1975) e alla “Bottega dell’Arte” a Canicattì (1977). Nel 1982 ottiene premi nazionali per le sue opere, partecipando anche a personali e collettive a Firenze. Tra il 1984 e il 2002 sviluppa opere a carattere religioso e pubblico, come la fontana per la piazza di Ravanusa (1988).

Si trasferisce a Udine nel 1988, dove diventa insegnante e partecipa a rassegne artistiche, incluse esposizioni in Repubblica Ceca e all’estero. Negli anni ’90, la sua arte esplora il concettualismo, con opere come Dialogo tra lo spazio pieno e lo spazio vuoto. Nel 2004 inizia a lavorare su sculture iperrealistiche, come quelle esposte a Tolmezzo (2004) e presso la Casa della Confraternita di Udine. Dal 2009 al 2016, è anche impegnato nella promozione dell’arte tramite corsi e mostre organizzate dall’Associazione Culturale Play Art, da lui fondata nel 2013. Tra le sue mostre più importanti figurano Non siamo i soliti ignoti (2016) e Sogno o son desto? (2018), con un focus sulla condizione sociale giovanile. Dal 2020 al 2021, il suo progetto Caduta e Rinascita, sostenuto dalla Regione Friuli- Venezia Giulia, coinvolge numerosi Comuni. Nel 2023, presenta la personale Riflessioni a Olomouc. Tra il 2025 e il 2026, Condello ha proposto un articolato progetto, sostenuto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia: Dialoghi con il tempo – 50 anni di percorsi d’Arte, composto da cinque mostre di sculture e installazioni in vari contesti espositivi del Friuli- Venezia Giulia. Le esposizioni propongono una sintesi di mezzo secolo di attività e ripercorrono un cammino artistico che da sempre affronta temi urgenti, profondi, universali: il disagio dell’essere umano, l’inquinamento, i conflitti, l’amore. Ciascuna opera dell’artista è un frammento di dialogo tra l’individuo e il suo tempo, tra l’essere umano e le sfide della contemporaneità.
DOLCE VITA. MAIORI WONDER COAST»
L’arte contemporanea come “Wunderkammer” urbana e gamificazione del pensiero etico.

La città di Maiori Costa d’Amalfi inaugura un progetto artistico di ampio respiro che ridefinisce il tessuto urbano e monumentale attraverso la lente della meraviglia. Sotto il patrocinio e il sostegno dell’Amministrazione Comunaale, le due grandi rassegne curate da Michele Citro, “Dolce Vita. Maiori Wonder Coast” e “Maiori Wonder Palace”, trasformeranno il lungomare e Palazzo Mezzacapo in un percorso espositivo che si protrarrà fino a metà settembre.





