La figura di un giovane appare nello spazio come presenza raccolta e silenziosa. Le mani affondate nelle tasche e gli occhi chiusi sospendono ogni gesto nell’intervallo della riflessione. Non si tratta di inattività, ma di concentrazione dell’essere, un porsi sulla soglia tra mondo esterno e dimensione interiore. Il corpo è attraversato da fasce cromatiche che richiamano il riflesso dell’arcobaleno, trasformando la superficie scultorea in un luogo simbolico di transizione. L’arcobaleno, che nasce dopo la tempesta nel ricomporsi della luce, diviene metafora della condizione umana. La mente, attraversata dalle fratture del vivere, ritrova in sé la capacità di riflettere armonia. I colori non decorano la figura, ma ne sono parte intrinseca, inscrivendo su di essa l’esperienza del passaggio, della trasformazione, della rinascita. In questo equilibrio tra immobilità e interiorità, la scultura si offre come meditazione visiva sull’identità contemporanea: un invito a riconoscere nel raccoglimento non una fuga, ma un gesto generativo, in cui l’umano si apre alla possibilità di ricomporsi, come la luce che, dopo la tempesta, torna a farsi colore.

Quali motivazioni formali o concettuali hanno guidato la scelta di quest’opera per il progetto espositivo “Dolce Vita – Maiori Wonder Coast”?

In che modo la scelta dei materiali e delle tecniche adottate riflette il valore semantico e concettuale della tua ricerca?

Qual è stato il percorso generativo dell’opera, dalla fase ideativa alla sua finalizzazione?

La città di Maiori Costa d’Amalfi inaugura un progetto artistico di ampio respiro che ridefinisce il tessuto urbano e monumentale attraverso la lente della meraviglia. Sotto il patrocinio e il sostegno dell’Amministrazione Comunaale, le due grandi rassegne curate da Michele Citro, “Dolce Vita. Maiori Wonder Coast” e “Maiori Wonder Palace”, trasformeranno il lungomare e Palazzo Mezzacapo in un percorso espositivo che si protrarrà fino a metà settembre.