In questa nuova intervista di #EtimoloPeople, siamo entrati nel mondo di Giuseppe Lanza.
In che modo la tua formazione teatrale e il rigore richiesto dal palcoscenico ti aiutano a costruire i tuoi personaggi?
A teatro si scompone, si analizza, si guarda con una lente di ingrandimento e nella ripetizione si trovano tutte le briciole di “falsità”. Ciò che più mi affascina del teatro è proprio il concetto di prove, il ripetere una cosa più e più volte è la chiave per me per trovare il personaggio. Sono ancora piccolo e mi sto approcciando in questo momento a un lavoro più dettagliato sul personaggio. Mi piace pensare che questo esserino esista già dentro di me a priori. Il nostro cervello registra ogni giorno una quantità di informazioni di cui non siamo consapevoli e allora durante le prove ecco che esce “il tic di quell uomo sul treno” , “lo sguardo della signora dipinta su quel quadro”, “il modo di scrivere del mio insegnante”. Mi sto approcciando in questo momento allo studio del “gesto psicologico” di Michael Chekhov e trovo che sia un’ottima chiave per me.
In Jastimari il corpo e gli sguardi hanno un ruolo fondamentale. Pensi che la tua esperienza teatrale ti abbia dato una marcia in più nel gestire la recitazione nel personaggio richiesta dal regista Riccardo Cannella?
Il più grande complimento che ho ricevuto riguardo alla mia interpretazione in Jastimari è stato da un’anziana attrice fuori da un cinema a Palermo; mi disse “si vede che hai fatto teatro”. Quindi si! Senza un respiro teatrale mi sarei definitivamente mosso in maniera molto differente. Ci sono dei principi per me che se non passi dal teatro (anche solo per qualche anno) difficilmente acchiappi.


Il film Jastimari utilizza l’arbëreshe, una lingua antica e densa di storia. In che modo hai approcciato e com’è stato per te recitare in questa lingua?
Quando ho scoperto di dover recitare in arberesh ero molto felice. Amo recitare in una lingua non mia, le parole mi suonano differenti sin da subito e in qualche modo lascio che sia il suono della parola a parlare e ciò mi deresponsabilizza enormemente. L’arberesh è una lingua particolarmente onomatopeica, e questo mi ha aiutato, probabilmente in modo incosciente a concedere una maggiore “durezza” e un colore più “terroso” al mio personaggio. Tutto ciò non sarebbe ovviamente potuto essere possibile senza la pazienza e la disponibilità di Caterina Mandalá, la nostra dialect coach sul set di Jastimari.

In che modo hai costruito la psicologia di Angelo e come sei riuscito a rendere autentico quel senso di pericolo invisibile, ma costante, che domina la vita di questo personaggio?
Da quando ho lavorato su Angelo sono passati alcuni anni, per cui il mio processo è stato abbastanza acerbo ma posso dire ad oggi particolarmente intuitivo. Ricordo di aver lavorato ispirandomi al mondo delle fiabe, per me Angelo sarebbe potuto essere Hansel di Hansel e Gretel, la Sirenetta di Andersen nel covo della strega, Pinocchio che fallisce il suo viaggio; poi ho lavorato sugli horror specialmente sui bambini di IT e sugli animali!


Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Ci sono libri, film o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del tuo immaginario?
L’ispirazione per me, anche quando scrivo, è più simile ad un’intuizione. Nella recitazione mi piace rubare dai grandi attori del passato come mi piace rubare dai libri, dalle filastrocche, dalle canzoni ma anche da fonti random, non posso negare di trovare spesso l’ispirazione dove non mi aspetto: “una canzone di Rosalia” , “il nuovo album di Beyoncé”, un momento della cultura pop, un fatto storico o di cronaca nera… Quando ero piccolino leggevo moltissimo, forse anche molto più di adesso e questo per me non può non avere influito alla creazione del mio odierno immaginario. Mia nonna aveva una bellissima libreria, penso di essermi divorato tutta la saga di Geronimo Stilton in una settimana, più tardi le tragedie greche per arrivare poi a letture più impegnate.
Chi è Giuseppe Lanza?

Sono nato a Catania il 17 giugno del 2004. Ho passato tutta la mia infanzia e adolescenza a Catania dove ho iniziato a studiare recitazione alle scuole superiori nel 2020 con un laboratorio di teatro in lingua inglese. Inizio nel 2021 con dei corsi professionali. A Catania inizio a scoprire la mia passione per la sceneggiatura e per la regia, prendo parte al cortometraggio “La Festa” di Luca Arcidiacono di cui io stesso ho curato il soggetto, contemporaneamente prendo parte al mio primo film “Jastimari” diretto da Riccardo Cannella. Nel 2024 decido di traferirmi a Roma dove frequento il corso professionale della scuola di Recitazione di Teatro a Vista che frequento tutt’ora.





