Mostra e testo a cura di Cecilia Severini

Giulia Apice
Nico Crisanti, Dove sono finiti i fari delle discoteche di notte, 2025, 40x50cm
Giuseppe Gallace, Eredità, 2025, 68×48, Dettaglio
Arianna Pessina, Andromeda 1, 2026, 21x29cm

Ad affiancare questa instabile ambiguità si colloca Nico Crisanti (Merate, 1988). La sua pratica pittorica si confronta con la quotidianità e con una realtà deformata, instabile, attraversata da anatomie che si intrecciano e si sfalsano continuamente. Nei suoi dipinti l’essere umano esiste sempre in relazione con l’altro: corpi, arti e volti si incontrano, si sovrappongono e si confondono, dando forma a una collettività fatta di contatto, tensione e reciproca trasformazione. L’uomo, nei lavori di Crisanti, non è mai isolato, ma parte di un continuo movimento comune. La figura diventa così il luogo in cui esperienze, pensieri e individualità differenti convivono e si scontrano, rivelando come ogni identità si costruisca inevitabilmente tramite la relazione con gli altri. Attraverso corpi apparentemente stabili ma costantemente attraversati da deformazioni e slittamenti, l’artista riflette sulla condizione umana contemporanea, sospesa tra individualità e appartenenza collettiva. Come scriveva Lucrezio più di duemila anni fa, “i corpi […] spinti dai loro ciechi urti si mettono in movimento e a loro volta stimolano altri corpi”: un’immagine che sembra attraversare anche la pittura di Crisanti, dove ogni figura esiste soltanto nel continuo incontro e scontro con ciò che la circonda.