Prisca Tozzi “L’alfabeto della lava” a cura di Velia Littera
L’alfabeto della lava
Materia, forma e memoria nello sguardo fotografico di Prisca Tozzi
Ci sono paesaggi che sembrano sottrarsi alla cronologia della storia. Le Isole Eolie appartengono a questa geografia del tempo profondo, dove la memoria è inscritta nella materia e il territorio conserva intatte le tracce della propria origine.
Nella ricerca fotografica di Prisca Tozzi, la roccia perde la semplice funzione descrittiva per farsi superficie di pensiero. Le stratificazioni vulcaniche, le cavità scavate dal vento e dal mare, le erosioni e le fratture non sono recepiti soltanto come fenomeni geologici, ma come i segni di una scrittura primordiale. La materia si offre allo sguardo come un palinsesto su cui il tempo ha inciso la propria memoria visiva.

Dal punto di vista critico e formale, la cifra stilistica di Tozzi si distingue per un rigore compositivo che rinuncia deliberatamente al sensazionalismo. La sua fotocamera lavora sulla saturazione del campo visivo, la pietra viene decontestualizzata dall’orizzonte complessivo e indagata attraverso inquadrature verticali e serrate, dove la tridimensionalità della scogliera si trasforma in bidimensionalità grafica.
È in questo scarto che la fotografia costruisce il suo specifico linguaggio, la materia grezza si organizza in forma, e la forma si fa memoria. I segni geologici diventano le lettere di un vero e proprio alfabeto visivo.


L’uso sapiente della luce naturale, ora radente, capace di radicare le scanalature in ombre profonde, ora diffusa e analitica, restituisce con quasi udibile tattilità la variegata natura delle rocce vulcaniche eoliane. Lo sguardo dell’autrice attraversa una vera e propria gamma cromatica e tattile, che si muove tra gli estremi del bianco e del nero, accendendosi delle sfumature ruggine e brune degli ossidi di ferro fino al grigio opaco delle pietre modellate dal mare.
Negli scatti più astratti, i motivi geometrici dei basalti colonnari, le stratificazioni sottili e le cavità rocciose richiamano la pittura materica di Alberto Burri o l’espressività scultorea di un bassorilievo antico. L’immagine non cerca il “sublime” panoramico, ma scava nella struttura molecolare ed estetica del luogo.
Non sorprende che questo stesso territorio abbia attratto anche lo sguardo cinematografico di Christopher Nolan, scelto come ambientazione per alcune sequenze del suo ultimo film The Odyssey. In queste isole il paesaggio possiede già una forza narrativa autonoma, pareti di lava, faraglioni isolati nell’ora dorata e coste modellate dal tempo sembrano appartenere a una dimensione sospesa tra realtà e mito, capace di evocare il viaggio di Ulisse prima ancora che intervenga il racconto.

Fotografia e cinema si incontrano così nello stesso luogo, ma attraverso prospettive differenti. Se Nolan riconosce nella roccia la scena maestosa dell’epica, Prisca Tozzi ne esplora invece la sintassi più silenziosa e concettuale, quella che precede ogni narrazione figurativa.

Le sue immagini non si limitano a rappresentare un luogo, ne decifrano l’alfabeto segreto, dimostrando come l’atto fotografico possa trasformare la materia in memoria, il dato geologico in forma e il paesaggio in puro pensiero.
Velia Littera





