Articolo scritto da Chiara Gligora

Le sue fotografie, spesso scattate in bianco e nero, offrono una visione straordinaria della vita urbana tra gli anni ’50 e ’70. Vivian possedeva una tecnica molto personale: scattava istantanee di sconosciuti, catturando momenti quotidiani, fugaci, e spesso anche poetici o inquietanti. Per la Maier la città era come un palcoscenico della vita, un contenitore di storie e emozioni. Riusciva a far emergere i dettagli più nascosti delle emozioni dei suoi soggetti.

Non cercava di farsi notare, restava come nell’ombra, risultando presente solo in alcuni momenti dove i suoi soggetti erano catturati quando si accorgevano di essere stati fotografati. Molte delle sue immagini ritraggono momenti di intimità o vulnerabilità che altrimenti sarebbero sfuggiti. Scattava in modo molto discreto, talvolta addirittura attraverso uno specchio o utilizzando l’autoscatto. Un equilibrio perfetto tra luce, ombre e movimenti.

Vivian Maier

La sua figura è diventata una sorta di mito moderno grazie al documentario “Finding Vivian Maier“.com del 2013, che ha rivelato la sua storia e il suo incredibile archivio fotografico, portandola a essere riconosciuta postuma come una delle più importanti fotografe del XX secolo.


Purtroppo, la sua vita personale rimane misteriosa, poiché Maier non ha mai condiviso con nessuno il suo lavoro durante la sua vita, e i dettagli sulla sua personalità, sul suo vissuto e sul motivo per cui non ha mai cercato di pubblicare le sue foto restano in gran parte sconosciuti. Questo alone di mistero, unito alla bellezza delle sue fotografie, ha contribuito a renderla una figura ancora più affascinante.

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