Abruzzo
Maddalena Carbone
QUEL CHE RESTA
In questa poesia, la memoria personale si intreccia a trauma collettivo, richiamando la ferita del terremoto di L’Aquila del 2009 attraverso la perdita della propria casa, allegoria di perdite simboliche: la spensieratezza dell’adolescenza, i ricordi, le radici. Attraverso immagini notturne e quotidiane, il testo vuole proporre lo spaesamento causato dalla definitiva impossibilità di ritornare.
In quel salotto bagnato di luce lunare,
nel buio di una notte nata da sospiri,
due poltrone si incontravano,
separate da un tavolino in vetro.
Allora, dormivamo su due brandine
estranee a quella stanza.
Quella notte, in un pigro aprile,
la terra tremenda tremò e rovesciò le fondamenta.
Oggi restano solo i ricordi antichi:
in quel salotto, per la porta di quella casa,
non sarei mai più rientrata.
Maddalena Carbone (1992) è docente di lettere, specializzata e in ruolo sul sostegno didattico. Vede nella scrittura un esercizio di resistenza e una forma libertà, che si traduce nella risposta di un bisogno impellente: scrivere per restare intera. La parola, allora, diventa l’ago e il filo con cui cucire insieme memoria, esperienza e interiorità, tentando di dare forma a ciò che altrimenti resterebbe frammentario. Nel 2025, ha pubblicato la raccolta poetica Il mio nome, per Eretica Edizioni.


