Dalla precisione millimetrica del Politecnico alla fluidità del “Teatro dell’Anima”, oggi ti definisci un architetto della psiche. In che modo il rigore della progettazione spaziale influenza la stratificazione dei tuoi suoni e la struttura formale dei tuoi brani?

L’album “Strumenti dell’indugio” abita un confine poroso tra Italia e Francia. In che modo queste due diverse “temperature” linguistiche hanno plasmato la tua scrittura e la tua estetica sonora?

In un’epoca che idolatra la performance e la rapidità, il tuo album celebra l’attesa e la sosta. Perché oggi “indugiare” è diventato un atto rivoluzionario e necessario?

Il tuo lavoro sembra attingere a un inconscio collettivo profondo. C’è una figura mitologica o un archetipo psicologico che ha agito come “bussola invisibile” durante la genesi di questo disco?

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione? Ci sono libri, film o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del tuo immaginario?

Chi è Glomarì?