Fin dalle tribù preistoriche il cavallo ha vissuto con l’uomo un legame da cui entrambi hanno tratto le parti migliori di sé: inizialmente animale da soma, in seguito il cavallo è stato nobilitato a simbolo di virtù, coraggio, cortesia e saggezza, metafora di libertà ed elevazione spirituale per le culture animiste. Dall’altra parte l’uomo, in particolare la figura del cavaliere medievale inscindibile dal proprio destriero, attraverso il codice di comportamento della cavalleria faceva proprie le maniere gentili, la protezione degli indifesi e delle donne, gli ideali e i valori di generosità e buon cuore (le storie di Re Artù, i cavalieri della Tavola Rotonda, le Chanson de geste).

Il legame tra cavallo e uomo non era simbolo di potere che addestra, ma di lealtà e di rapporto quasi alla pari. Nel contesto militare epico e nell’immaginario fantastico, il guerriero si accompagna quasi sempre ad un destriero fedele, sia nella narrazione romantica che nella realtà: prova ne sono i ritrovamenti archeologici di sepolture di cavalieri accanto ai resti dei propri cavalli, i numerosissimi scritti di approfondimento e manuali sulla cavalleria, i monumenti equestri celebrativi. Anche nella tradizione popolare delle fiabe il guerriero cavalca un destriero dal manto quasi sempre bianco poiché simbolo romantico di purezza, devozione verso la fanciulla amata e buone intenzioni.
La cavalleria, dal latino caballus (cavallo), abbracciava non solo un codice di comportamento sociale e militare, ma anche l’amore cortese, poetico e idealizzato, tra cavaliere e dama, fanciulla nobile di sangue e di cuore. Accanto a loro, anche donne impegnate attivamente nelle lotte di potere, vere e proprie guerriere a cavallo: Costanza da Correggio («d’animo d’homo, et non di donna»), Giovanna d’Arco, le amazzoni greche. Altre donne invece videro nei cavalli un’occasione di spensieratezza e libertà, come Elisabetta d’Austria, Sissi, che fu sempre insofferente delle costrizioni della vita da principessa; agilissima cavallerizza, era solita “fuggire” dalle responsabilità in sella ai suoi amati cavalli, simboli della sua infanzia in Baviera e della libertà che perse definitivamente quando divenne imperatrice, imprigionata nei palazzi di corte.
Infatti il cavallo, quando popola i sogni, spesso comunica un bisogno di movimento quando ci si sente soffocati o costretti in spazi chiusi, che siano mentali o fisici. Oppure, rappresenta un avvertimento sull’indomabilità delle passioni forti. Nell’Incubo di Füssli, nascosta nell’ombra, c’è una giumenta dagli occhi bianchi spalancati: come avevano già intuito gli sciamani indiani, il cavallo si muove agilmente tra aldilà, mondo onirico e vita terrena. A volte presagio di morte, se di manto nero, a volte psicopompo, come i cavalli del carro di Ade.

sull’uomo, e un’andatura agile e controllata che lo rende elegante come un cervo ma più possente e meno schivo. Estremamente sensibile all’ambiente e alle emozioni degli uomini, è da sempre metafora del bisogno di orizzonti aperti, indipendenza, libertà. L’archetipo del cavallo popola l’immaginario umano nei racconti popolari, nei miti, nelle leggende e nelle arti visive contemporanee fin dalla pittura rupestre, salendo infine verso le stelle, nella costellazione del Cavallino e di Pegaso; ma anche la narrazione fantastica, con l’unicorno, simbolo di candore ed innocenza, e il cavallo alato, metafora di elevazione spirituale, ambizione, guida del viaggio sciamanico verso dimensioni ultraterrene. Alati sono anche i cavalli del mito dell’auriga di Platone: il cavallo bianco, che guida la ragione (l’auriga) verso l’alto, domina le virtù, i nobili sentimenti, l’ascensione dell’anima. Il cavallo nero racchiude in sé le pesanti pulsioni terrene, e trascina la ragione verso il basso con i vizi e le emozioni indomabili.
Suggello definitivo di un legame così atavico è la figura mitologica del centauro, dal torso di uomo e cavallo dalla vita in giù, intreccio di intelletto umano e sessualità selvatica. A differenza del resto dei centauri aggressivi e scalpitanti, il personaggio di Chirone è il più riflessivo: saggio ed esperto di natura, praticava la medicina e il tiro con l’arco (costellazione del Sagittario).
Nella sua natura originaria indomita e selvaggia, il cavallo si avvicina al lupo, ma la libertà del cavallo, mansueto e non predatorio, è meno feroce ed elusiva: non graffia, ma è ispiratrice e disinteressata. Una libertà che non recide i legami ma li trascende con grazia, responsabilità e saggezza, ispirando una vita coraggiosa e indipendente, fuori dai recinti della mente, dentro gli spazi infiniti dell’anima, senza condizionamenti.
Fiorella Cogliandro



