Detesto il Natale. Detesto le lucine a intermittenza, le coccarde rosse, i nastrini di tartan ovunque, le file chilometriche ai centri commerciali per avere aesthetic packaging procapitalisti. E poi il cibo, tanto, troppo, e le mutandine rosse, e il vecchio piatto in ceramica lanciato dalla finestre per buon augurio, e il cotechino, le scintille, il conto alla rovescia, i botti, stupidi. Detesto il fatto che tutto questo non è vero, nemmeno un po’, nemmeno per niente. Odio il fatto che non odio il Natale affatto, nemmeno un po’, nemmeno per niente. Odio ogni sorriso, ogni abbraccio scambiato alle vigilie, da quando non ci sei. Odio fare il presepe con le statuine Moranduzzo comprate insieme, odio l’odore del muschio fresco da metter sui tronchi vicino ai Re Magi, e in sottofondo il tuo amante segreto: Michael Bublé. Detesto Spotify. Detesto Prime Video e i suoi stupidi adorabili film di Natale di cui facevamo maratone.
E detenevamo il primato, ovvio.
Odio il senso di colpa per ogni luce che mi scalda l’anima, quando invece dovrei condannarmi alla tristezza eterna per la tua assenza inconsolabile. Ti aspetto, come si aspetta il Natale. Sapevo che avresti trovato un modo unico per parlare fra di noi, dopo. Nonostante le difficoltà logistiche insomma. Ma non l’hai fatto, non ancora.
Era il mio periodo preferito dell’anno il Natale, e adesso non so più. Spero lo sia per mio figlio, questo si. Che non perda mai la magia di credere al Babbo che sbuca dal camino, anche se il camino non c’è.
Cosa guardare
Ho appena finito la seconda stagione della chiacchieratissima Nobody wants this: da dove cominciare? Forse dai micro episodi che neanche il tempo di guardarli son già finiti? Detesto queste micro serie tanto in voga oggi, dove sono andati a finire i bei 52 episodi della prima stagione di Un medico in famiglia da sessanta minuti cadauno nel ’98? Ma con tutti i soldi dichiarati al 730 che vi costa allungare il brodo.
Effettivamente visto la sceneggiatura capisco abbiate esaurito le idee: dieci episodi a imperversare sulla conversione, sul culto ebraico, lo trovo anche di cattivo gusto visto i tempi storici e neanche una chiosa antisionista in merito. Ma passiamo a cosa mi è piaciuto: Morgan, la amo. La struttura del personaggio, così ricca di sfumature, un personaggio costruito a strati, l’amicizia con Sasha, l’insoddisfazione di Ester. Avrei dato più voce a Ester, alla sua solitudine interiore e meno alla gelosia sciocca e stereotipata. Ad ogni modo, vorrei una terza stagione? Ovviamente si.
Adesso invece ho iniziato una serie poco conosciuta ma brillante: Shrinking. Un terapeuta perde la moglie e si perde nel dolore offuscato dalla paroxetina, ed è cosi concentrato su se stesso da dimenticarsi che anche sua figlia ha perso una madre, e posso dire? Madre batte moglie! Piano piano Jimmy risale la china in un modo alternativo del vivere: metodi poco ortodossi per aiutare pazienti, approcci bizzarri per riavvicinarsi alla figlia, una vicina ficcanaso ma amabile appassionata di sassi minerari, e tanti incredibili amici.
Perché come insegna Carrie Bradshaw “Non conta chi ti ha spezzato il cuore, non ce la farai mai senza le tue amiche.” Sto adorando tutto della serie: il cinismo, l’ironia, i dialoghi sagaci, le freddure, la musica, le relazioni che sono davvero autentiche reali e non scimmiottano realtà e anche il dramedy. Se ancora non l’avete recuperata, fatelo. So che sta per uscire la terza stagione e io non vedo l’ora. E poi c’è quel figo di Marshall, della buonanima How I met your mother, ma il punto non è il partner di Lily ma quel Jason Segel che noi tutti amiamo con la sua mimica, prossemica, cinestetica da orsetto gommoso.
Metti in Carrello
Spoiler: il mascara perfetto esiste! Dopo anni di attente analisi, indagini di mercato, acquisti sul campo e online, sono arrivata alla conclusione che questi proletari 14 € meritano di essere spesi – e no CamiHawke non mi paga per dirlo – nella speranza di esser almeno la metà bella come lei e per osmosi chissà guadagnare anche qualche sua lentiggine? Quanto è poco sano voler esser come gli altri, mentre noi non ci consideriamo mai abbastanza: più magri, più grassi, più alti, più bassi, ma la verità è che non dobbiamo esser approvati da nessuno, ma incantare di fronte a uno specchio con ciglia lunghisssssime, noi stesse. E ci basta così.
Cosa sto leggendo
Periodo molto a rilento con le letture e full di vita, ma la scoperta editoriale più degna di nota dell’ultimo periodo è sicuramente: Sally Rooney. D’accordo ero l’ultima rimasta a non averla letta, ma spesso diffido del troppo hype ma in questo caso mi sbagliavo di brutto.
Mentre legge La strada di Swann in pausa mensa, o si interessa all’architettura del controllo globale dopo le rivelazioni dell’informatico Edward Snowden, Marianne si chiede perché non può essere come tutti, perché non può essere una persona normale? Forse per via di una madre e un fratello non dico disfunzionali ma proprio stronzi. E perché solo Connell vede quanto lei sia bella, speciale, creata da Dio per lui, ma nonostante questo non vuole stare con lei, pur amandola più di ogni altra donna al mondo? La trama di Normal People la conosciamo tutti e volevo conoscere la penna di Sally Rooney – avendo già conquistato la mia stima umana con la questione palestinese – dalla sua opera più mainstream.
“Non saprebbe spiegare perché le mail a Marianne lo assorbano tanto, la sensazione è che il gesto di scriverle sia espressione di un principio più ampio ed essenziale, qualcosa della sua identità, o di ancora più astratto che ha a che fare con la vita stessa. Questo momento le sembrerà di una intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne ero già consapevole fin da ora, mentre sta accadendo. Non si è mai considerata degna di essere amata da qualcuno. Adesso però ha una nuova vita, di cui questo è il primo istante, e anche dopo tanti anni penserà ancora: si, proprio cosi, quello é stato l’inizio della mia vita.”
Dialoghi perfetti, cura dei dettagli maniacale, e prosa visuale, in questo romanzo bellissimo a metà strada fra Florentino e Fermina di Marquez e Selin e Ivan della Batuman.
Persone Normali è un manifesto generazionale, un vademecum sul cosa non fare in una relazione, un’analisi minuziosa sui danni della comunicazione o mancata tale, testimonianze di famiglie insospettabili ma violente, una diapositiva ricca di umanità autentica. La amo, per sempre, e devo recuperare tutti i suoi titoli: Parlane fra amici – che dà il titolo a un podcast di Daria Bignardi e la puntata pilot sull’autrice consiglio di recuperarla – , Dove sei mondo bello, e il suo ultimo – che mi dicono esser già portentoso e non stento a crederlo – Intermezzo.
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Se sei arrivato fin qui, non so come dirti grazie! E se ti è piaciuto quel che hai letto, condividi, commenta, parlane fra amici (per ri-citare l’amata Sally). Il tuo supporto è importante per noi e ci aiuta nel nostro lavoro. Ci si becca con l’anno nuovo.
Ca va sans dire.
Y.








